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Zambotto, l’artigiano delle campane: «Venezia? Ha una sua sonorità»

Per Flavio, fondatore insieme a Nicola Zordan della vicentina Gloria srl, è una passione che nutre da sempre. L’ultimo lavoro in Laguna, che sarà inaugurato domenica 19, l’ha svolto nella chiesa di Santa Maria del Giglio

Una passione per le campane che scorre nelle sue vene sin da bambino quando, all’età di 2 anni, aspettava a mezzogiorno il rintocco di quella installata sul campanile del suo paese, Polegge, frazione di Vicenza. «Qualcosa di innato», dice con un sorriso Flavio Zambotto, titolare della Gloria srl fondata insieme al socio, Nicola Zordan, nel 2020. Un’azienda che è sinonimo di competenza, professionalità e grande passione, dedicata ad un settore che porta con sé un mondo ricco di storia e tradizioni tramandatesi negli anni. L’ultimo lavoro portato a termine, in ordine di tempo, è quello che ha riguardato tre di quattro campane della chiesa veneziana di Santa Maria del Giglio che, dopo anni di forzato silenzio, torneranno molto presto a suonare: l’inaugurazione ufficiale domenica 19, alle 16.30, alla presenza del parroco don Roberto Donadoni. Collocate sul caratteristico campanile a vela, sono di diversa fusione, con le due maggiori che portano la firma dei celebri fonditori Canciani Dalla Venezia, artefici anche della famosissima Marangona di San Marco, con la prima – la più antica – risalente al 1823 e la seconda datata 1846. L’altra è invece opera della storica fonderia veneta De Poli, in un periodo compreso tra il 1853 e il 1888. Infine il piccolo sonello, che non è stato oggetto di alcun intervento, posizionato sull’altro lato dell’abside e del 1874.

La campana nuova realizzata da Gloria srl per per la chiesa veneziana dei Gesuati
«Ho iniziato a suonare le campane a 6 anni»

«In famiglia siamo tutti suonatori di campane – racconta Zambotto –. Una passione che scorre nel dna. Nella provincia vicentina esiste ancora oggi una tradizione, tuttora praticata e radicata, per quanto riguarda il suono manuale delle campane. Ho ricordi d’infanzia bellissimi legati a quando andavo ad aiutare il sacrista dell’epoca: ho iniziato a suonarle a 6 anni. Ho sempre amato molto anche gli aspetti tecnici e ho avuto la fortuna, nel tempo, di trasformare la mia più grande passione in un lavoro». Zambotto, 40 anni, si illumina quando parla della propria professione, che l’ha portato a girare l’Italia, ma non solo. A Trento, operando per la sua cattedrale, con campane che raggiungono le medesime dimensioni di quelle di San Marco; in tutto il Veneto e in Trentino. «Un mese fa eravamo anche nella cattedrale di Salerno e di lavori importanti ne svolgiamo pure a Roma». Un’attività instancabile che a Venezia ha già coinvolto, al di là della chiesa di Santa Maria del Giglio, quelle dei Gesuati e di San Giacometo, a Rialto, considerata la più antica della città d’acqua e risalente proprio al suo anno di fondazione, tradizionalmente fissato il 25 marzo 421 d.C. «Ai Gesuati – spiega Zambotto – è stata fusa una campana nuova, procedimento che tuttavia oggi è un po’ più raro. Quando vengono realizzate, si percepisce davvero quanto siano strumenti ancora particolarmente sentiti e necessari. Ogni volta che viene creata una nuova campana, si vivono sensazioni ed emozioni che fanno comprendere come si tratti di qualcosa di “vivo” e presente. D’altronde, se così non fosse, non svolgeremmo questo mestiere».

A Santa Maria del Giglio il test delle campane in movimento
Una tipicità del suono

La formazione di Flavio Zambotto è legata a doppio filo con Grassmayr, il più grande produttore e riparatore di campane, in Europa, con sede ad Innsbruck. «Avendo notato la passione che mi animava per questo settore, mi hanno proposto di iniziare a lavorare con loro. È stata (e tuttora lo è) un’esperienza meravigliosa, che ha dato origine ad un rapporto che va avanti ancora oggi. Rappresento per loro un consulente, un esperto di campane, e cioè un campanologo: in questi giorni si sta lavorando ad una campana di 14 tonnellate, destinata a diventare presto la seconda più grande di Germania. Verrà fusa a dicembre, per poi essere consegnata in primavera». Tante le opportunità che hanno dato modo a Flavio Zambotto di imparare il mestiere, sia a livello di fonderia che di installazione delle campane. Poi la decisione di fondare Gloria srl insieme al collega Zordan, anche lui vicentino. «Siamo partiti con grande entusiasmo, arrivando a proporre introduzioni tecnologiche importanti anche grazie al lavoro svolto all’interno di Grassmayr, di respiro internazionale. Quello delle campane è un argomento difficile, molto complicato. Nel “Pese dei mille campanili” ci sono anche modi diversi di suonarle, che cambiano da regione a regione e da provincia a provincia. Nel caso di Venezia, ad esempio, posso garantire che, nel momento in cui si ascolta una registrazione, si capisce subito che è stata fatta proprio in Laguna». In centro storico, in passato, le campane installate dovevano infatti fare i conti con il fatto di trovarsi in una città sull’acqua, con un modo di suonare che permettesse di non sollecitare troppo i campanili. «Dunque con un angolo di oscillazione non molto pronunciato, rendendo una tipicità del suono. Un risultato estetico del tutto identificabile».

I nuovi ceppi installati a Santa Maria del Giglio: l'inaugurazione domenica 19
L'intervento al Giglio, dove la campana più "anziana" ha 202 anni

«Il lavoro condotto alle campane della chiesa di Santa Maria del Giglio è ancora più bello e particolare – continua Zambotto – perché sono riuscito a trovare delle installazioni veneziane settecentesche originali ancora intatte». Operazione che permetterà di riproporre un aspetto folkloristico specifico della città. «La più vecchia ha 202 anni. Si tratta di campane ancora perfettamente in grado di assolvere al loro ruolo. Realizzarne una di nuova è interessante, tuttavia è bello potersi prendere cura di ciò che può essere considerato una vera e propria opera d’arte, tutelata dalla Soprintendenza». Le campane e le tradizioni ad esse legate sono oltretutto state riconosciute, qualche mese fa, come beni immateriali dell’Unesco. «Una curiosità? La più piccola delle tre presenti al Giglio – racconta – non ha inciso l’anno di fusione, ma si può notare il nome del parroco reggente di allora. Elemento che ci ha consentito di risalire al periodo in cui è stata fusa. Questo per dire che le campane “parlano”, portano con sé alcuni messaggi. Come le conosciamo adesso, hanno avuto particolare impulso col Rinascimento, ma esistevano anche nel Medioevo. Ai tempi dei Romani e delle persecuzioni dei cristiani, invece, non ce n’erano, se non di piccole dimensioni. L’uso religioso è sopraggiunto con l’editto di Costantino, quindi dopo il 313 d.C. Prima, d’altronde, ai cristiani non conveniva suonarle per avvisare della loro presenza…». Diversi i maestri ai tempi del Medioevo, con i fonditori che erano itineranti. Per quanto riguarda le campane di Santa Maria del Giglio, l’intervento messo a punto ha consentito di rimetterle in movimento e in sicurezza, in quanto l’installazione era ormai logora. Non a caso erano state fermate, per evitare potenziali rischi. «Abbiamo sostituito i ceppi, la parte più danneggiata, e l’aver riproposto un sistema “veneziano” farà in modo che le sollecitazioni siano così minime da poter suonare tranquillamente, in movimento, proprio secondo la tradizione. Se una volta c’era chi tendeva a lamentarsi per il suono dei rintocchi, ora la gente ne sente la mancanza nel momento in cui vengono fermati per motivi di sicurezza». A conferma di come le campane facciano sentire le persone parte di una comunità che attorno ad esse si riunisce e si riconosce.

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