
«La crisi climatica? Si può iniziare ad affrontarla dal proprio giardino o balcone di casa». Parola di Roberto Sinibaldi, Presidente del WWF Venezia e Territoro: «Gli effetti principali da fronteggiare sono caldo e siccità, piogge torrenziali e alluvioni. Se si pensava di essere al sicure nei centri cittadini, la recente esperienza ha dimostrato il contrario. Ecco perché anche quest’anno abbiamo aderito a “Urban Nature” il 4 ottobre, in occasione della campagna nazionale del WWF, con un’esperienza immersiva nel Bosco di Mestre alla scoperta della biodiversità per riconnettersi con l’elemento natura, cercando di ripensare alla sua presenza all’interno delle città».
«Infatti – spiega Sinibaldi – come evidenziato nel recente rapporto WWF in proposito, la presenza del verde all’interno delle città, dagli alberi alle aiuole, fino agli stagni e alle superfici permeabili è cruciale per contenere non solo il calore d’estate e l’anidride carbonica, ma anche per raccogliere e ridurre l’acqua piovana diminuendo il rischio di inondazioni ed eventi catastrofici, basti pensare che a Rotterdam in Olanda esistono già “piazze d’acqua” e giardini drenabili, che sono normali spazi per la socialità pubblica ma, in caso di fenomeni piovosi intensi, si trasformano in preziose risorse per la sicurezza pubblica. Dobbiamo però fare tutti uno sforzo culturale e ripensare alla presenza della natura negli spazi urbani, che non corrisponde a prati con l’erba tagliata a raso ma con aree rigogliose».

Con 100 eventi a livello nazionale, la nona edizione di “Urban Nature” del WWF, ha impegnato tutta Italia ne proporre una visione di città diversa in cui natura e architettura umana si incontrano creando zone cuscinetto orientate a rendere i contesti urbani più resilienti grazie a logiche vegetali. L’obiettivo è promuovere un cambiamento profondo nella cultura e nell’organizzazione del verde: non basta infatti piantare alberi, ma vanno piantate le specie giuste nei luoghi adatti per avere un impatto sul clima, perché la biodiversità urbana sarà sempre più una necessità, verso nuovi modelli di “città-parco” dove restaurare il ruolo preponderante della natura come alleata.
«Con queste iniziative cerchiamo di riportare le persone a contatto con parchi, boschi e orti botanici – racconta il Presidente del WWF Venezia e Territorio – per far riscoprire loro l’importanza del verde. Quest’anno l’appuntamento si è svolto nel Bosco di Mestre con una visita naturalistica alla scoperta delle specie vegetali un tempo tipiche della pianura padana e con un’esperienza di “forest bathing”, dove riconnettersi alla natura attraverso danze e pratiche di minfulness. Attività utili a far comprendere quanto il verde nelle nostre città possa migliorare la vita di tutti i giorni. Le decine di persone che si sono alternate al nostro presidio, grazie all’attività di promozione sui social e al passaparola, hanno così potuto rallentare i propri ritmi e toccare con mano il legame uomo-ambiente».

«Cambiare mentalità e soprattutto modo di immaginare e vivere lo spazio della natura nei centri cittadini è l’ingrediente di base di un progresso che non possiamo rimandare ulteriormente – confida Sinibaldi – bisogna rendere consapevoli i cittadini, perché il cambiamento climatico è già qui e non aspetta oltre, con impatti ambientali, economici e sociali. Le città hanno quindi bisogno di più natura, ma di spazi che si integrino con l’urbanizzazione, la vita umana e anche quella animale, è tutta una catena che spezzare rischia di essere estremamente miope e pericoloso. Non basta quindi conteggiare il quantitativo di verde urbano come fatto finora, ma trovare vere e proprie “soluzioni basate sulla natura” con infrastrutture verdi come la creazione di aree filtranti di suolo e di laminazione per prevenire e gestire le emergenze idriche e per affrontare le disuguaglianze che la crisi climatica rischia di creare».
«Infatti i periodi di scarsità d’acqua e di caldo estremo o gli opposti – aggiunge – rischiano di rendere ancora più vulnerabili intere fasce di popolazione già in difficoltà. Qualche esempio su cosa si può fare? Prima di tutto ridurre gli elementi di impermeabilizzazione con l’eccessiva cementificazione e asfaltatura, restituendo aree alla terra dove possibile, poi creare spazi pubblici che si adattano al clima, sostenere le attività di prossimità evitando inquinamento atmosferico inutile, collaborare fra quartieri e introdurre progetti di housing sociale e servizi sociali adattivi al clima, come le comunità energetiche e altre forme di collaborazione. Certo per tutto questo è necessaria una forte visione e volontà da parte di istituzioni e politica, ma anche le associazioni e i cittadini se si attivano possono fare molto».

«Cosa si potrebbe fare a partire da sotto casa nostra? – si interroga il Presidente WWF – prima di tutto aumentare la piantumazione di specie diverse, in modo che compensino, collaborando fra loro, eventuali attacchi patogeni, poi incrementare il verde, anche a livello verticale, popolando i nostri terrazzi e balconi di piante, per chi non ha un giardino. Si può pensare poi di creare polmoni verdi collettivi di quartiere lavorando insieme, elemento questo che è in discussione a livello europeo e che la legge in Italia già prevede, ma richiede ancora un’applicazione puntuale. Anche noi nel nostro piccolo, come altre associazioni, abbiamo fatto attività di piantumazione, ma sarebbe utile anche partire dal rispetto di questi spazi, evitando gli abbandoni di rifiuti. Investire nella preservazione e nell’arricchimento dello spazio di natura in città potrebbe anche essere un nuovo filone di impegno per imprese e mecenati che abbiano a cuore il futuro».
«Insomma, avremmo davvero bisogno di visionari che diano il buon esempio e possano essere da mentori per i giovani, a cui stiamo lasciando sfide enormi per la sopravvivenza nostra e del pianeta – conclude – il futuro infatti è diventato una questione di velocità di risposta ai cambiamenti e alla presa di coscienza degli allarmi degli scienziati. Il vantaggio di Venezia è che è sotto gli occhi del mondo e che può essere un vero esempio per il cambiamento, anche per come affronterà il tema idrico del dopo Mose. Io che sono un ambientalista della prima ora ricordo i movimenti degi anni ’70, oggi la partecipazione è più attenuata e i giovani sembrano avere altre priorità, noi però insistiamo con le attività nelle scuole e con le uscite nelle nostre Oasi WWF del veneziano, il più alto numero per territorio d’Italia. Noi cerchiamo di fare la nostra parte assieme agli insegnanti, ma gli adulti devono diventare mentori per i ragazzi, perché non basta Internet, servono buoni esempi e per chi volesse unirsi a noi per diventare volontario, è sufficiente contattarci su Facebook».
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