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Vetro e riuso ad arte con la pittrice Flavia Dal Grande

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Da oggetti trascurati a piccole opere d’arte per evitare di diventare rifiuti

Che cosa rende speciale un oggetto? Spesso non è né la sua forma né la funzione, ma il valore che gli si dà per alcune caratteristiche uniche, ecco come allora qualcosa di uso comune può diventare speciale, con il tocco di una decorazione che lo trasforma in un pezzo unico. Da questa filosofia nasce la produzione di Flavia Dal Grande, una giovane pittrice che vive a Venezia e che ha deciso di dare una seconda vita a oggetti che avrebbero rischiato di diventare rifiuti, grazie al suo tratto e ai colori. «La scelta di usare il vetro è nata per caso – racconta l’artista – a casa avevo del colore specifico per questo materiale, ho visto una ciotola e ho provato a decorarla. Poi ho pensato che in realtà è proprio il simbolo di Venezia ed essendo un fluido, è affine allo scorrere. Insomma, forse l’ispirazione non è arrivata per caso…».

«A un certo punto avevo anche pensato di spostarmi sull’uso di altri materiali come la ceramica – spiega Flavia – però in qualche modo volevo allontanarmi dalla tradizionale visione pittorica, con questi lavori piuttosto che dipingere infatti “riempio lo spazio” di colori, dando profondità e arricchendo degli oggetti della tridimensionalità donata dalla luce che attraversa il vetro. Lo stesso metodo di decorazione porta a gesti diversi della mano, non immagino prima il risultato finale, ma vado a sentimento e mi faccio ispirare dal momento, mi piace però che l’effetto finale sia a forte impatto visivo, per questo sfrutto i contrasti. Un’altra sfida è lavorare su una superficie non piana, nella casualità il risultato finale infatti è un’armonia di colori e motivi, che via via emergono dall’oggetto di partenza che devo far rinascere grazie all’arte».

Flavia Dal Grande: l’ispirazione dietro alla decorazione artistica

«Sono nata in provincia di Vicenza e dopo il liceo artistico mi sono trasferita a Venezia per studiare in Accademia di Belle Arti – racconta – inizialmente ero titubante se scegliere pittura, scultura o grafica, così per mettere d’accordo tutte e tre queste vocazioni mi sono orientata su decorazione, più concentrata sull’arte contemporanea e su uno spazio che andasse oltre alla tela e binari rigidi. Seguo infatti molto il mio istinto alla ricerca diluoghiespressivi dove sentirmi a mio agio, nell’espressione pittorica ho sviluppato un mio personale linguaggio floreale spaziando poi verso figure più astratte, senza una forma precisa».

«Sono cresciuta in un ambiente naturale in una vallata dominata dal verde – aggiunge – e ho fatto diventare mio questo elemento cromatico, cercando di ricreare con i colori uno spazio intimo in cui sentirmi a casa. Così rappresento ciò che sento dentro, c’è sempre una connessione tra la memoria e il bisogno di evadere nei miei lavori, infatti la libertà d’espressione non passa per il sentirsi costretti all’interno di una forma. Quando decoro gli oggetti non mi rifaccio a una geometria precisa, ma cerco di esprimere questo senso di natura con forme ramificate e colori che trasmettono la voglia di espandersi. In questo modo contamino gli oggetti con il mio stile, sono partita da manufatti piccoli sperimentando, per poi passare a manufatti più grandi da proporre al pubblico scegliendo di lavorare su soggetti di uso comune e pratico, perché non volevo che il riuso fosse solo arte, ma che sfociasse in strumenti che le persone avrebbero potuto usare con piacere, per ridare davvero una seconda possibilità a questi beni».

Riuso del vetro: l'idea per le decorazioni di Flavia Dal Grande

«Ho iniziato quindi con le ciotole – racconta Flavia – decorandole con motivi liberi riempendo di colori i contorni tracciati in precedenza, simulando un po’ l’effetto dei vetri colorati delle finestre antiche, da principio cercavo un grande impatto visivo e poi ho progressivamente affinato il mio stile verso motivi molto più geometrici, rispetto al mio linguaggio floreale che uso su tela e pareti. La mia cifra stilistica resta, però questo è proprio un filone a sé, pur mantenendo una ricerca sul bilanciamento visivo dei colori. Così, restando nell’ambito del vetro, ho approcciato anche la decorazione dei posacenere, trasferendomi dall’arte a un design “consumabile”, per ridare slancio a oggetti che pur nella loro funzionalità peccano un po’ di personalità, con l’obiettivo di usarli e non gettarli».

«Si tratta di vero riuso e non solo di decorazione – aggiunge – perché grazie all’errore di un amico che ha messo tutto il lavastoviglie, ho verificato che i colori che uso hanno un’alta resistenza, quindi gli oggetti che decoro si possono davvero usare tutti i giorni. Così a son di promuovere queste realizzazioni e con qualche banchetto nei campielli veneziani, ho iniziato non solo a vendere ma anche a ricevere proposte per rendere speciali oggetti di uso comune in vetro, dalle vecchie bottiglie di bibite e alcolici a set di bicchieri. La scelta di proporre questi articoli è dettata anche dal fatto che le persone che incrocio per Venezia non cercano oggetti d’arte, ma qualcosa di bello da portare con sé, possibilmente utile e… unico».

Il vetro trasformato per un riuso consapevole nel segno dell’arte

«In qualche modo riconosco la capacità di riuscire a dare valore e personalità a un oggetto di uso comune – spiega Flavia Dal Grande – lavorando a mano è tutto unico e non ripetibile, sapere che una volta terminato un manufatto non è replicabile mi piace molto, perché le persone hanno più cura di qualcosa che sanno essere unico, oltre che utilizzabile ogni giorno. Ho visto grande entusiasmo verso questi lavori, perché in un momento storico in cui è tutto standardizzato e poco espressivo, avere per le mani qualcosa con un tocco profondamente umano diventa un’esperienza e non solo un acquisto. La scelta dei colori contribuisce a dare originalità, per esempio ho usato molto l’arancio-nero-verde che identifica la squadra del Venezia F.C., che molti tifosi hanno apprezzato»

«Il vetro poi è un elemento che amo per la sua trasparenza, che con i colori crea un gioco di vedo/non vedo per movimenti di luce interessanti che arricchiscono un oggetto di prospettiva e lo rendono anche solo così interessante da essere guardato e preso in mano. Proprio al tatto a livello sensoriale il pattern ruvido del colore su superfici lisce trasmette sensazioni». Come conclude la pittrice: «Credo molto in questa filosofia di riuso grazie all’arte, tanto che ho in cantiere un sito, ma per il momento chi vuole restare aggiornato può seguire i miei profili su Facebook e Instagram e chiunque sia interessato o voglia dare una seconda vita a un oggetto che ha a casa mi può contattare per parlarne insieme o venire a trovarmi quando metto in mostra i miei lavori in campo San Giacomo dell’Orio».

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