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“Venezianissime!”: una verve tutta al femminile

Il libro di Camilla Fabretti Campagnol e Isabella Campagnol, edito da La Toletta Edizioni, che sarà presentato domani, sabato 4, al Marina e Susanna Sent a Murano, racconta l’operosità e il carisma delle donne veneziane di ieri e oggi

Un tempo le donne veneziane erano guardate diversamente rispetto a quelle delle altre città. Il loro essere sopra le righe destava  ammirazione, ma a volte anche scandalo. Si intitola “Venezianissime! Donne a Venezia ieri, oggi e domani” il nuovo libro di Camilla Fabretti Campagnol e Isabella Campagnol, edito da La Toletta Edizioni, che nei giorni scorsi, dopo l’anteprima di giugno all’auditorium di The Human Safety Net, è stato presentato da Equilibri, Fiera del Libro di Venezia, tenutasi al Convitto Nazionale Marco Foscarini. Il libro, che domani, sabato 4, alle 17 verrà presentato anche al Marina e Susanna Sent a Murano, è un viaggio nel cuore pulsante e operoso di Venezia compiuto da madre e figlia attraverso le storie di donne che, con tanta passione e creatività, hanno segnato e continuano ad essere parte della storia della città. In sette capitoli in un racconto che attraversa i secoli, tra riflessioni storiche e leggerezza narrativa accompagnate dalle illustrazioni in bianco e nero di Beatrice Campagnol, si intrecciano tradizione e modernità, dando voce alle figure femminili che incarnano l’anima autentica di Venezia. «L’idea di questo libro è nata a Milano dopo aver visto nel bookshop di un museo un volume che parlava delle donne milanesi presenti nelle varie strade. Così abbiamo iniziato a pensare alle donne veneziane che ammiriamo. – dice Isabella Campagnol, storica specializzata nel settore della moda e delle arti decorative, raccontando la genesi del libro. – Come storica, muovendomi bene nel mondo antico, ho deciso di occuparmi delle donne del passato, su cui molte avevo già scritto alcuni articoli, prendendole questa volta più in amicizia. Mia figlia Camilla invece, storica dell’arte, si è occupata di quelle donne di cui conosciamo il lavoro e che ammiriamo». Ecco che l’idea, partita inizialmente come una riflessione storica, si è poi ampliata e ha fatto sì che mamma e figlia si guardassero attorno.

Le veneziane del passato: «Avevano il primato della libertà»

Nel libro emergono storie di veneziane che nella vita domestica avevano libertà che le donne delle altre città italiane potevano solo sognare. «Tra le altre cose, erano libere di gestire i loro soldi. – spiega Isabella – Nei miei studi in storia del tessuto e del merletto ho potuto approfondire i “dietro le quinte” e tre furono le dogaresse impegnate nella ripresa del merletto, grazie alla loro attività di benefattrici, occupandosi di ragazze che non potevano avere una dote a cui insegnavano un mestiere così che potessero essere autonome. – e continua – Nei limiti della vita sociale dell’epoca, rispetto ad altri luoghi, le donne erano più incisive all’interno della città. E ancora più libertà, per certi versi, avevano le monache: Arcangela Tarabotti per esempio poté fare la scrittrice, cosa che al di fuori del monastero le sarebbe stata negata. Inoltre, gestiva la produzione del merletto a livello europeo. Un dinamismo che non si ritrova nelle altre città». Nelle pagine si sussegue il racconto di figure quali Roberta di Camerino, Luisa Casati, Rosalba Carriera, Isadora Duncan che indossò l’abito Delphos di Fortuny, o Adriana Marcello che fu fondamentale per la rinascita del merletto.

Palizzato: «Un libro per spiegare e dare valore a Venezia»

Nel libro non c’è un taglio netto tra passato e presente: «Abbiamo cercato di raccontare le donne che oggi sono le ideali prosecutrici di un’eredità trasmessa, così da dimostrare che il tessuto sociale in cui viviamo è denso e che Venezia è ancora viva. – sottolinea poi Camilla Fabretti Campagnol. – Il lavoro non è nato in chiave romantica, ma vuole raccontare un ambiente frizzante e ricco di gioia». Nel testo sono presenti tante testimonianze di donne impegnate con passione a vario titolo in città, come l’architetto Liza Fior di “We are here Venice”, sudafricana trasferitasi in laguna nel 1994 battendosi per una “Venezia per i veneziani” e in prima linea contro le Grandi Navi, così come Adele Re Rebaudengo che, impegnata a salvare il patrimonio naturale della città, ha fondato “Venice Gardens Foundation”. Inoltre è raccontata la passione di Gloria Rogliani per la voga alla veneta ma anche l’impegno di Stefania Dei Rossi nell’atelier “Oro e disegni”, nato l’anno scorso come atto di resistenza al fenomeno del turismo di massa per riaffermare mestieri storici come la lavorazione della foglia d’oro. «La parte storica e la Venezia di oggi scorrono naturalmente. – dice l’editore Giovanni Pelizzato – Questa è la cosa che mi è piaciuta di più». Quando Camilla propone a Giovanni l’idea del libro, aveva già un capitolo fatto in modo organico: «Per me fu facile comprendere come si sarebbe sviluppato il tutto e l’idea mi è piaciuta tantissimo» continua Pelizzato, spiegando che per realizzare il libro ci è voluto meno un anno di lavoro, di cui solo l’impaginazione, per presentarsi così raffinata, è durata più di due mesi. Poi si sofferma sul senso di realizzare il libro bilingue in italiano e in inglese: «Per me il vero compito dei libri su Venezia è quello di spiegare questa città – e sottolinea – Il vero grande problema di Venezia è che pochissimi la capiscono e, proprio non comprendendola, la sfruttano».

Tra parole e illustrazioni

Il libro, privo di immagini reali, è accompagnato dalle illustrazioni di Beatrice Campagnol, zia e sorella delle autrici. «Unica nota di colore è il verde laguna della prima di copertina. – racconta l’iilustratrice – I disegni sono nati con una grafica di matite molto morbide e con clorazioni sui toni del grigio. Ho cercato di trovare un equilibro tra i ritratti delle donne che più mi hanno incuriosito nel racconto, i cui volti erano importanti per la narrazione, e i manufatti da loro creati o gli oggetti che le riconducono al loro mestiere, come una penna, una barca o la suggestione di un luogo, cercando di amalgamarmi con il libro». Nelle pagine le parole accarezzano le immagini: «Non ci sono mai tagli netti. L’impaginazione è stata creata in modo sartoriale per far sì che in modo proporzionato parole e immagini si fondessero insieme, così da suggestionare il lettore. – sottolinea ancora Pelizzato, dicendo che il progetto grafico è stato a cura di Elisabetta Tiberio. «Le autrici hanno fatto un grande lavoro di ricerca. Leggendolo ci si accorge che Venezia è donna ha una creatività incredibile – sottolinea infine la giornalista Silva Menetto, che ha scritto la prefazione – Il libro è una storia d’amore e di amicizia favoriti dall’incontro, che a Venezia è cosa molto facile. Se nelle altre città le persone si chiudono in macchina per andare a fare la spesa, a Venezia invece ci si incontra per strada, e questo aiuta a trovarsi e fare amicizia». Il libro si chiude con un apparato sitografico, così che tutte le donne e le loro realtà citate siano facilmente rintracciabili.

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