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Venezia tra le mani: il libro che riscopre l’artigianato in laguna 

Il libro d Nicola Tonelli, edito dalla casa editrice “El squero” non è solo un viaggio tra le botteghe, ma anche uno sguardo intimo nella vita di ogni artigiano
Riscoprire il valore dell’artigianato lagunare. Questo l’intento del libro “Venezia tra le mani” di Nicola Tonelli, edito dalla casa editrice “El squero “ di cui è direttore di Davide Livieri. Nel libro sono raccontate le storie degli artigiani di Venezia, i quali hanno descritto non solo lo spazio di lavoro nella propria bottega, ma hanno anche spiegato come si svolgono le loro giornate in tutte le differenti sfaccettature, inserendo aneddoti personali e narrando il tutto con grande entusiasmo. La presentazione del libro, ricca di ospiti, si è svolta giovedì 19 alla Scuola grande di San Teodoro, in campo San Salvador. L’idea del libro è nata dalla voglia di dar voce alle piccole realtà esistenti da tantissimi anni, dimenticate però col passare del tempo e nascoste all’occhio del turista medio, che si limita a frequentare le zone più note, colme di negozi ideati per pure business: «È chiaro che in una città sempre più turistica si punti alla quantità di prodotti standardizzati, senza qualità o personalizzazione, mentre gli artigiani accolgono quelli che loro chiamano visitatori. – ha spiega Davide Livieri – Si parla di persone che vogliono vivere e conoscere veramente la città, su cui appunto questi artigiani puntano molto, disinteressandosi del guadagno; così, con la creatività, viene messa in risalto un altro tipo di produttività». Una città che pensa esclusivamente al turista viene progressivamente abbandonata dai suoi abitanti e questo influisce negativamente sulle poche attività rimaste. Cosa questa che si rispecchia perfettamente a Venezia, dove quasi tutti si sono ormai trasferiti in terraferma e manca dunque la valorizzazione del territorio: «Partiamo dal presupposto che Venezia è un luogo meraviglioso con possibilità immense inerenti a qualsiasi iniziativa, fragile si ma con potenziale. Noi con questo libro abbiamo cercato di fare il massimo per mettere in luce gli artigiani e di conseguenza valorizzare la nostra terra, inoltre siamo già in contatto con le istituzioni perché vorremmo che il 19 febbraio venga istituita la giornata dedicata agli artigiani veneziani» ha detto l’editore. 

 

 

Manca il ricambio generazionale
Un altro grande problema che influisce negativamente sulla città è la mancanza di interesse giovanile per i mestieri manuali, su questo infatti si sono spesi molto Livieri e Tonelli: «A me personalmente la fiducia nei ragazzi non manca, anzi, sarei entusiasta di accogliere qualcuno di loro nell’editoria e collaborare per dei progetti, ma c’è da mettersi in testa che bisogna fare fatica. – ha affermato Livieri – I grandi risultati si ottengono solo sporcandosi le mani, in ogni ambito, anche nelle vie che sembrano apparentemente più semplici, basta osservare i percorsi dei calciatori. Bisogna venirsi incontro a vicenda». Tonelli invece entra più nello specifico: «Sostanzialmente quello che ho appreso da tutti questi artigiani è la mancanza di un ricambio generazionale, i giovani non vogliono più sporcarsi le mani, perciò le attività sono in crisi. Non mettono più al primo posto i mestieri manuali come un tempo e davanti ad uno sforzo storcono il naso, manca quindi lo spirito di sacrificio. – e continua – Si è creata una mentalità che rispetto ad un lavoro tosto quale può essere il battiloro, di cui i negozi sono scomparsi in tutta Europa, vengono preferite invece attività online come pubblicare video su YouTube o TikTok».
Gli interessi dei giovani sono cambiati

Secondo Tonelli, sulla base dell’ampia conoscenza che ha dei ragazzi, avendo lavorato come professore per molto tempo, le probabilità che le attività in futuro possano scomparire sono molto alte, proprio perché gli interessi adolescenziali si sono completamente spostati su altro. Sono comunque innumerevoli gli excursus fatti dall’autore, dove approfondisce il suo passato da ex universitario di Ca’ Foscari e successivamente da insegnante, definendosi innanzitutto non uno scrittore ma bensì un cantastorie, poiché ha iniziato a leggere e scrivere libri in età già avanzata. Inoltre, a detta della casa editrice, il fatto che lo scrittore provenga da un comune vicino alla città e l’abbia dovuta esplorare per orientarsi (perdendosi tra calli e campielli) lo rende un soggetto perfetto per trattare l’argomento.

Uno sguardo intimo

Durante la conferenza sono anche state brevemente lette tre storie di altrettanti artigiani, tutti con un’identità semplice ma ben precisa e differente l’una dall’altra. La particolarità del libro è che non si concentra direttamente sul mestiere vero e proprio, ma offre in primis uno sguardo alla vita privata di queste persone, con piccoli aneddoti che possono apparire irrilevanti, ma che nascondono un significato profondo utile ad approfondire i diversi modi di lavorare. Molto importante per la maggioranza degli artigiani è il tema dell’acqua alta, in particolare quella che ha colpito duramente Venezia nel 2019 e che ha messo sotto sopra i loro laboratori. In sala, un testo letto assieme ad un accompagnamento musicale, ha fatto comprendere come quella grande calamità abbia sconvolto le giornate degli artigiani: porte serrate, attrezzi rovinati ed opere distrutte sono solo una parte di ciò che ha comportato quella tragedia. C’è chi però vede la laguna come un’amica, una compagna di viaggio lungo il tragitto che porta dalla casa al negozio e viceversa, una sorella con cui confidarsi che può dare consigli anche nei momenti più fragili, dove si vorrebbe mollare tutto. L’instancabile lavoro di questi maestri verrà presentato al prossimo Salone del libro di Torino, in uno stand dedicato, con l’intento di trasmettere anche altrove le emozioni racchiuse tra le pagine del libro.

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