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Università Ca’ Foscari di Venezia: 19 premi “Marie Curie”

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L’ateneo veneziano è l’unico in Italia fra le prime 10 università in Europa

La qualità e il volume della ricerca sono alcuni dei principali indicatori di ranking per un’università, lo sa bene chi si occupa di progetti e pubblicazioni scientifiche, quindi la notizia che l’ateneo veneziano di Ca’ Foscari ha ottenuto ben 19 riconoscimenti “Marie Skłodowska-Curie”, che prevedono l’erogazione di finanziamenti europei ad ognuno di questi progetti candidati per un totale di 4,9 milioni di euro, si è velocemente diffusa andando oltre ai corridoi delle accademie. Infatti l’università è tornata la prima in Italia e tra i primi 10 atenei in Europa per il programma intitolato alla donna col primato per il premio Nobel, dove la Commissione europea seleziona e finanzia dai 12 ai 24 mesi i ricercatori più promettenti offrendo loro la possibilità non solo di veder finanziato il proprio progetto di ricerca, ma anche di poter scegliere un’istituzione di un Paese diverso da quello in cui sono impegnati per svolgerlo.

L’iniziativa quindi non ha solo l’obiettivo di sostenere studi di qualità, ma anche di far circolare i talenti, attivando collaborazioni fra strutture accademiche di tutto il pianeta. La partecipazione per il 2026 è stata da record, con solamente 1606 (il 9,6%) progetti arrivati alla selezione finale sulle 17.066 candidature presentate da tutto il mondo. Grazie al successo ottenuto, Ca’ Foscari, che già collabora con realtà ai massimi livelli come Princeton, Yale e Cambridge, attiverà nuove sinergie con atenei e centri di ricerca di Stati Uniti d’America, Canada, Brasile, Argentina, Giappone e Francia. «Per noi è una grande soddisfazione – ha dichiarato la Rettrice Tiziana Lippiello – sarà un’opportunità di crescita per la nostra comunità di studiosi che conferma l’attrattività e la qualità della nostra università anche a livello internazionale».

Immagine della Wellcome Collection da Wikimedia
I finanziamenti “Marie Skłodowska-Curie”: nel segno della grande scienziata

Marie Skłodowska-Curie è stata una delle figure più importanti della scienza moderna, nata in Polonia nel 1867, è famosa per gli studi e le scoperte nel campo della radioattività, campo scientifico che le deve tutto dato che ne ha proprio coniato il termine, concentrandosi a lungo sulle proprietà di elementi come il polonio e il radio e sull’isolamento di isotopi radioattivi da essi. E’ stata una figura importante per l’emancipazione femminile nel campo del sapere, visto che è stata la prima donna a vincere un premio nobel e la prima scienziata a vincere due nobel in due campi diversi, rispettivamente la fisica nel 1903 e la chimica nel 1911. Inoltre, fra i suoi primati, si annoverano anche la prima cattedra assegnata a una donna nella prestigiosa Università la Sorbona di Parigi. Fondamentale poi anche il suo contributo alla medicina grazie allo sviluppo di apparecchiature e tecniche radiografiche.

Il programma europeo dedicato alla memoria della grande scienziata nasce nel 1996 per supportare i giovani ricercatori, viene avviato inizialmente con l’acronimo MSCA (Marie Skłodowska-Curie Actions) da parte della Commissione Europea con l’obiettivo specifico, sin dall’inizio, di incentivare la mobilità, la formazione e il progresso di carriera dei ricercatori di tutta Europa. A partire dal 2014 viene rilanciato come programma quadro di ricerca e innovazione del macro-progetto Horizon 2020, un’iniziativa europea per la ricerca. Dopo alcune modifiche, viene ulteriormente inserito nel nuovo ambito nell’ambito di Horizon Europe (2021-2027), con un budget complessivo di 6,6 miliardi di euro di investimenti a sostegno del progresso scientifico europeo.

Global Fellowship: i progetti di Ca’ Foscari di portata internazionale

Nonostante il livello di competizione molto alto, con 45 Paesi convolti e 80 nazionalità dei ricercatori partecipanti a contendersi i 404,3 milioni di euro di fondi per la ricerca, l’Italia ha ottenuto ben 174 progetti finanziati, classificandosi come terzo Paese per numero di approvazioni dopo Regno Unito e Spagna. Le 19 borse ottenute dall’Università Ca’ Foscari si aggiungono agli altri “Marie Skłodowska-Curie”, per un palmares che conta 240 fellow. Dei 19 progetti vincitori, ben 6 hanno ottenuto la Global Fellowship, ovvero un finanziamento che supporta l’attività di ricerca fino a due anni, di cui il primo all’interno di un’istituzione estera, per accrescere competenze ricerca, per poi tornare nell’ateneo di origine e terminare lo studio intrapreso.

Fra i vincitori Francesca Masiero, supervisionata dal professor Eugenio Burgio del Dipartimento di Studi Umanistici, studierà l’impatto di manoscritti italiani redatti tra il 1350 e il 1600 su medicina e matematica, con una permanenza ad Harvard e in Irlanda al consorzio European Research Libraries. Nicolò Ardenghi, con la guida del prof. Carlo Barbante, studierà incendi e il clima del passato attraverso gli speleotemi (come stalattiti e stalagmiti) tropicali e siberiani, con un periodo all’Università di San Paolo in Brasile, all’Osservatorio nazionale brasiliano, il Max Planck Institute e la Northumbria University. Ilenia Pittui, storica dell’arte, studierà l’iconografia Ottomana e Safavide nel periodo 1400-1762 con soggiorno alla State University di New York, di Buffalo e di Vienna, supervisionata dal professor Simone Cristoforetti del Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea.

Giada Pellicari, storica dell’arte contemporanea, approfondirà il ruolo delle donne nell’arte contemporanea europea con un focus su quelle che hanno frequentato Art Basel, celebre fiera d’arte moderna e contemporanea, tra il 1970 e il 1989 presso l’Università di Yale, guidata dalla prof. Stefania Portinari, del Dipartimento di Studi Umanistici. Sakr Abdelmagid Basyouny, indagherà la retorica di istituzioni islamiche e cattoliche in verso il genere e le politiche di uguaglianza presso l’Università di Toronto, affiancato dal professor Davide Mastrantonio del Dipartimento di Studi Umanistici. Caterina Borelli, antropologa alla sua seconda borsa Marie Curie, approfondirà il concetto di “casa” in un’epoca di precarietà e incertezza, lavorando sul campo in Argentina e Italia, visitanto l’ateneo dell’Universidad Nacional de General Sarmiento, con la supervisione di Valentina Bonifacio, professoressa al Dipartimento di Studi Umanistici. Mattia Fumagalli, affonterà le relazioni tra cristiani e musulmani, la schiavitù e il pluralismo politico e l’influenza sulla formazione e l’evoluzione dello Stato e degli assetti sociali nel Corno d’Africa dal XVIII agli inizi del XX secolo, con un’esperienza ad Harvard con supervisore il professor Matteo Legrenzi del Dipartimento di Economia.

European Fellowship: dal mondo all’Europa per fare ricerca a Ca’ Foscari

Il programma “Marie Skłodowska-Curie” comprende anche delle fellowship europee che permettono di svolgere un progetto biennale nell’università di un Paese europeo diverso d quello di origine, così anche Ca’ Foscari ospiterà ricercatori che rappresentano nazioni diverse per origine e ateneo di affiliazione tra cui USA, Canada, Brasile, Egitto, Turchia, Olanda. Serbia e Slovenia. Tra di loro arriveranno a Venezia Isidora Grubački (serba che lavora in Slovenia) dall’Istituto sloveno di Storia contemporanea; Daphné Esquivel-Sada (dal Brasile affiliata in Canada), dall’Università del Québec di Montréal; Emre Kaymakci (Turchia) dalla Nigde Omer Halisdemir University; Francesca Bassani, dall’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL); Azizi Arash (Canada, USA), dall’università di Yale; Jasmine Pisapia, dall’Institute for Cultural Inquiry di Berlino; Timothy Tiggeloven (Olanda) dalla Vrije Universiteit di Amsterdam; Elena Emma Sottilotta dall’Università di Cambridge; Miriam Pensack (USA), da Princeton; Hamid Moein Ziaei (Canada, Belgio) dall’Università di Liegi; Francesco Pisanu, dall’Università Cattolica di Lovanio e Carlo Berardi, dall’Università del Michigan.

«L’orgoglio di essere fra le prime 10 università in Europa per fellow ottenuti è grande – aggiunte la Rettrice – ed è una conferma incoraggiante anche rilevare come il nostro ateneo attragga ricercatrici e ricercatori dall’estero, che hanno deciso di sviluppare i propri progetti proprio a Ca’ Foscari, per noi è sia un’opportunità di crescita grazie all’interscambio che la conferma di aver raggiunto un traguardo in termini di qualità e attrattività riconosciute a livello internazionale». L’università veneziana infatti a livello italiana stacca gli altri atenei di diverse posizioni classificandosi davanti al Politecnico di Milano (18° posto con 14 borse), Università di Padova (21° con 13 progetti), Università di Bologna (22° posto con 12 finanziamenti), Università di Roma La Sapienza (31° posto con 10 fellow) e Università di Parma (41° posto con 8 grant).

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