
Una nuova officina fabbrile per conservare e rinnovare la tradizione artigiana aprirà presto a Venezia. Grande novità per Unisve, la ditta veneziana impegnata nel campo del restauro e della decorazione, che tra qualche mese aprirà un’officina in quella che era la bottega del fabbro Luca Dalla Puppa, da poco andato in pensione. L’officina, che si trova di fronte alla chiesa dell’Angelo Raffaele, al civico 2372 di Dorsoduro in Fondamenta Briati, ad aprile è stata acquistata da Unisve che ora sta rinnovando gli spazi per far sì che tra novembre e dicembre Marzocchi possa iniziare a lavorare lì. «Tre anni fa l’officina Bonacin dove Toni lavorava chiuse e, rimasto senza lavoro, dopo tanti anni che già collaboravamo insieme, gli proponemmo di venire a lavorare per noi» spiega Guido Jaccarino, direttore tecnico e socio di Unisve insieme a Giorgio Berto e Danilo Scaggiante. Inizialmente Mazzocchi ha cominciato a lavorare temporaneamente nell’ex panificio dell’Avogaria, spazio comprato da Unisve di recente ma che, non idoneo per ospitare il lavoro di un fabbro, presto diventerà un centro per la doratura e gli specchi: «Appena è arrivata l’occasione di comprare lo spazio di Della Puppa, che già era un’officina fabbrile, non ci siamo fatti scappare l’opportunità. – continua Jaccarino, spiegando che Dalla Puppa oltre allo spazio ha lasciato infatti anche diversi attrezzi – Ora stiamo facendo i lavori di risanamento, che prevedono una manutenzione ordinaria degli interni».

La scelta di aprire nuove sedi oltre a quella principale in Fondamenta dello squero, vicino al Ponte dei Pugni, è dovuta ad una questione pratica: «Non è stata necessaria solo per la mancanza di spazi nella nostra sede per l’utilizzo di alcune macchine particolari, ma soprattutto perché le varie tecniche non andassero ad interferire tra di loro. – spiega ancora Jaccarino – Il lavoro del fabbro, per esempio, è incompatibile a livello di sicurezza e pulizia con quello dello stuccatore. La polvere del ferro non può mescolarsi allo stucco e viceversa». Ad oggi infatti Unisve è alla ricerca di altri laboratori per dare spazio alle diverse tecniche dei vari artigiani. «Nel nostro laboratorio abbiamo persone che lavorano su materiali come il marmo e il legno, ed essendo in tanti diventa incompatibile svolgere le varie attività nel laboratorio della sede. Ora cerchiamo soprattutto un ulteriore spazio per aprire una falegnameria» continua Jaccarino. Quella dell’officina diventerà la prima vera sede distaccata di Unisve, che ha in sé tutte le caratteriste che un tempo avevano le botteghe artigiane: «Negli ultimi anni, da prima del Covid, Unisve ha iniziato a diventare centro di raccolta per tanti artigiani che lavoravano da soli e, vedendo la nostra realtà, hanno deciso di fare il passo e di diventare nostri dipendenti, conservando la loro autonomia ma avendo però alle spalle un gruppo in cui nel momento del bisogno possano trovare supporto. – e specifica – Negli ultimi anni Unisve ha attirato una serie di altri artigiani di mezza età quali stuccatori, falegnami, indoratori, pittori e, appunto, il fabbro Marzocchi. Il lavoro non manca ma a volte c’è bisogno di essere in più persone per fare determinate commissioni, oppure per far fronte in caso di malattia a consegne promesse. Avendo un gruppo alle spalle cambia tutto».

Così ogni singolo artigiano, oltre ad essere facilitato nel lavoro, con le sue competenze si mette anche a confronto con il resto del gruppo e ne esce una contaminazione proficua: «Le persone che lavorano da noi in Unisve crescono sia umanamente che professionalmente». Ogni artigiano infatti porta un arricchimento, trasmettendo conoscenza al gruppo e soprattutto ai giovani: «Ogni anno di solito assumiamo due o tre apprendisti che vengono da scuole di restauro o altre situazioni per imparare il mestiere facilitati da tutta questa ricchezza di saperi. – e continua – Essendo grandi ci possiamo permettere di avere giovani che imparino competenze diverse dalle varie maestranze, cosa impossibile per il singolo artigiano che è comunque obbligato a pagare le tasse anche se per i primi due anni l’apprendista non produce» spiega, dicendo che proprio cercando di risolvere il problema diffuso del passaggio di competenze, affinché queste non vadano perse, Unisve ha riscoperto e riproposto il senso antico della bottega: «Abbiamo capito che riproporre questo modello in cui le varie competenze si contaminano, si aiutano vicendevolmente e si trasformano in ricchezza per l’azienda sarebbe stata la soluzione a molti problemi» ha detto Jaccarino.

Ad oggi i dipendenti Unisve ammontano ad una 50ina, e attualmente sono impegnati in interventi come quelli avviati da due anni agli interni del Palazzo della Ca’ d’Oro grazie al Comitato Venetian Heritage. Dopo aver concluso il primo piano, ora i lavori continueranno per circa un anno al secondo. Inoltre sono attivi anche cantieri nella Chiesa delle Zitelle che, parte del complesso alberghiero di lusso, verrà interamente restaurata, e in quella di San Pantalon dove, grazie al Comitato americano Save Venice, in circa 5 mesi nella Cappella di Sant’Anna verranno restaurati pavimento, marmi, sculture e bassorilievi con la storia della santa che risentivano del problema della risalita dell’umidità e dei sali. «Quando nel 2001 Unisve è nata come cooperativa eravamo in 10 persone. Il grosso salto in avanti è avvenuto negli ultimi 5 anni, quando da 25 dipendenti siamo passati al doppio» conclude Jaccarino, spiegando che l’azienda fin dall’inizio è nata con l’intento di mantenere vive e salvare le tradizioni veneziane artigianali quando queste non erano considerate. Fin da subito Unisve ha preferito realizzare finiture in marmorino piuttosto che con il premiscelato, più veloce ed economico, prediligendo inoltre gli intonaci alla realizzazione delle pareti in cartongesso. «È sempre stata la nostra poetica e visione che ancora adesso ci caratterizza e per cui siamo conosciuti. Oggi proprio per questa nostra peculiarità facciamo anche tutta una serie di prodotti nuovi e oggetti d’arte e d’arredo, disegnati da designer contemporanei e fatti con tecniche tradizionali veneziane, che sono molto richiesti. Una scelta che ora, dopo 25 anni, è risultata vincente proprio perché sappiamo fare le cose ancora come una volta».
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