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Tuymans a San Giorgio: arte contemporanea e fede in dialogo

Le due opere inedite dell’artista belga sostituiranno ancora per qualche mese i due teleri del Tintoretto, sottoposti a restauro conservativo grazie a Save Venice. Grasso, il curatore: «Registriamo una media di mille visitatori al giorno»

Si amplia, rispetto alle progettualità iniziali, il periodo espositivo delle due opere inedite dell’artista belga Luc Tuymans, pensate per sostituire temporaneamente, in concomitanza con la Biennale Architettura, i due grandi teleri di Jacopo Tintoretto, posizionati nel presbiterio della basilica di San Giorgio Maggiore a Venezia. “L’ultima cena” e “Il popolo d’Israele nel deserto” sono infatti al momento ancora in restauro: un’operazione conservativa da tempo attesa, resa possibile grazie al prezioso sostegno di Save Venice e condotta dalla restauratrice Caterina Barnaba. «“Heat” e “Musicians” (questo il titolo dei quadri di Tuymans, ndr) li ospiteremo a San Giorgio fino a quando non sarà portato a termine l’intervento sui due capolavori del Tintoretto. L’idea di questo progetto – spiega uno dei curatori della mostra, Carmelo A. Grasso – è sempre stata legata anche alla possibilità di rendere più “decoroso” il presbiterio nella fase delle operazioni in corso, dedicate proprio al Tintoretto. Il che significa che le opere di Tuymans rimarranno con buona probabilità esposte fino a fine gennaio 2026, e forse anche nel corso di febbraio. La mostra, che avrebbe dovuto concludersi il 23 novembre prossimo, verrà prorogata in funzione del restauro». Commissionate dalla comunità Benedettina e Draiflessen Collection, le tele dell’artista belga, classe 1958, sono ispirate da immagini ritrovate nella memoria dei viaggi dello stesso Tuymans: frammenti e dettagli della quotidianità umana, che catturano l’attenzione attraverso toni cromatici inconsueti, prospettive disorientanti e atmosfere surreali in contrapposizione fra loro. L’esposizione è curata, oltre che da Grasso, da Corinna Otto, direttrice della Draiflessen Collection, e da Ory Dessau, curatore indipendente.

L'isola di San Giorgio Maggiore
Trentamila visitatori al mese

Un ritorno nella città lagunare, per Luc Tuymans, dopo l’importante retrospettiva a Palazzo Grassi nel 2019, ponendosi in stretta sinergia con i monaci Benedettini di San Giorgio Maggiore che, da più di un decennio, sono impegnati in un vero e proprio dialogo tra Chiesa e arte contemporanea attraverso la Benedicti Claustra onlus, le cui attività promosse s’inseriscono nel programma “L’arte salva l’arte”. «La mostra ha registrato un impatto molto interessante – riflette Grasso, che è anche direttore e curatore istituzionale dell’Abbazia veneziana –. Siamo coinvolti in quest’attività dal 2011, quando abbiamo iniziato ospitando Anish Kapoor. Nel tempo abbiamo abituato il pubblico ad aspettarsi qualcosa in grado di entrare in relazione con lo spazio sacro. Nel caso di Tuymans abbiamo provato ad alzare l’asticella, con l’obiettivo di far entrare le sue opere proprio all’interno del presbiterio, con l’intento di evangelizzare in qualche modo, anche se nella loro costruzione non c’è nulla che possa far dire che vi è un chiaro riferimento ad un soggetto iconografico appartenente alla storia della Chiesa». I numeri registrati in termini di pubblico confermano il successo della proposta. «Abbiamo raggiunto almeno 30mila persone al mese, con una media di mille visitatori giornalieri. L’autore è riuscito a giocare con dei colori capaci di creare dei contrasti, abbinandosi all’ambiente del presbitero. Qualcuno potrà anche dire: “meglio Tintoretto”. Ci sta. Ma l’obiettivo è comunque quello di dare la possibilità ad un artista contemporaneo di creare qualcosa che possa essere pensato permanente in un contesto storico importante come quello di San Giorgio. E in questo senso, direi che abbiamo ottenuto un ottimo riscontro».

Luc Tuymans a San Giorgio (foto dal profilo Instagram di David Zwirner - Art Gallery)
«L'obiettivo? Colpire la sensibilità delle persone»

Ma quanto è realmente difficile portare l’arte contemporanea in un luogo come la basilica di San Giorgio? Per Grasso, la sfida iniziale è innanzitutto legata ad una «buona selezione. Siamo aperti ad accogliere ogni proposta, cercando di capirne il valore, e dialoghiamo con tutti. Dopodiché è chiaro, la scelta è una soltanto. Il mondo dell’arte contemporaneo è vasto, ma non tutte le opere, per quanto belle e interessanti, possono essere accolte in un luogo sacro come quello in questione. La sfida, dunque, è di individuare artisti che, nel rispetto della sacralità del posto, riescano a provocare, a far capire che l’arte ha ormai preso una direzione distante rispetto a quella rinascimentale. In questo suo allontanarsi, comunque ci lega ad essa un messaggio forte: quello della necessità di trovare un luogo di spiritualità». Cosa tuttavia non sempre facile. «L’obiettivo è sempre quello di riuscire a colpire la sensibilità delle persone, ponendo loro tale interrogativo: l’arte può davvero raggiungere un livello nuovo, diverso, ossia contemporaneo, per dialogare con l’uomo di oggi?». L’intervento di Tuymans non deve essere tuttavia frainteso come una reinterpretazione delle opere del Tintoretto. È stata offerta all’artista la possibilità di mettersi a confronto con la sacralità degli spazi della basilica di San Giorgio e della sua storia. Di sperimentare, proprio come il Tintoretto, le prospettive visive, la dimensione architettonica del presbiterio, l’interazione dei fedeli in relazione ai momenti liturgici. «Al termine di questo progetto espositivo, le opere di Tuymans torneranno all’artista. Attraverso la sua Galleria prevedo verranno collocate in qualche spazio permanente: se in un museo o in una collezione privata, non lo sappiamo ancora. Di certo c’è che “Heat” e “Musicians” stanno facendo la storia. L’artista ha colto la sfida».

"Musicians" di Tuymans
I riferimenti involontari alle opere del Tintoretto

Nei dipinti di Tuymans prevalgono colori pastello e contorni sfocati. Opere che sfuggono ad una denominazione chiara, indicando le dimensioni irrapresentabili della realtà e della storia. Nel progetto realizzato per San Giorgio, il suo intento è quello di provocare un’indagine nelle profondità del proprio io. «Entrambe – evidenzia il curatore – fanno parte di un archivio iconografico dell’artista. Con il cellulare coglie dei fotogrammi, scatta delle fotografie che poi rielabora o, come lui stesso afferma, lavora per esasperarle e per coglierne il dettaglio. Perché è proprio in esso che c’è il tutto, e che nel tutto c’è il dettaglio. Nel caso di “Heat”, l’ingrandimento di una lampada termica non sono altro che gli elementi di quest’ultima che si surriscaldano, tingendosi di un colore arancio acceso. Involontariamente Tuymans ha centrato i punti di riferimento dell’opera del Tintoretto: ne “L’ultima cena” è presente una lampada in alto, infuocata, con al centro il nimbo del Cristo che dà la Comunione ad uno dei discepoli, venendosi a creare un cerchio “acceso”. L’artista, insomma, è riuscito a creare in qualche modo un collegamento». “Musicians” è invece il riflesso di due musicisti di strada in Corea del Sud. «Tuymans ha fotografato il riflesso della coppia di artisti sul marmo nero, rielaborandolo. In quest’opera sembra di rivedere, almeno in parte, quell’attesa sospesa del popolo d’Israele nel deserto. L’aspetto bello è comunque che ognuno può dare una propria chiave di lettura e proprio in questo, forse, è racchiusa la vera sfida dell’arte contemporanea nei luoghi di culto». Il fatto che ognuno di noi possa raccontare una propria storia o rivederne una, ritrovandovi la narrazione cristiana. «Il tutto, chiaramente, nel rispetto del luogo».

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