
Quando riceviamo a casa l’invito da parte dell’azienda sanitaria a presentarci per essere sottoposti a uno screening, cosa ci passa per la testa? Conosciamo davvero l’importanza di ciò che ci viene proposto? Screening e stili di vita sono i principali elementi per mantenersi in salute a lungo e, fra questi, lo screening mammografico rappresenta uno dei principali strumenti di prevenzione.
Ne parliamo con la dottoressa Anna Dal Col, medico radiologo che fa parte della mia équipe, responsabile dell’unità operativa Diagnostica Senologica dell’Ulss 4 Veneto Orientale.

Cara Anna, perché una donna dovrebbe partecipare allo screening mammografico?
«Semplicemente perché la diagnosi precoce fa la differenza per la sopravvivenza».
Spiegati meglio!
«È presto detto: trovare un tumore di piccole dimensioni permette una sopravvivenza quasi sovrapponibile a chi il tumore non l’ha mai avuto e richiede interventi chirurgici meno demolitivi».
È vero che il tumore al seno è la neoplasia più frequente nelle donne nonostante la mammella sia un organo superficiale?
«Certamente lo è, ma bisogna ricordare che oggi abbiamo molte armi per curare questa malattia».

Come ha influito il Covid sullo screening del tumore della mammella?
«Ha sicuramente rallentato la diagnosi perché le forze in campo erano impegnate a sconfiggere la pandemia. Inoltre le donne in quel periodo non venivano volentieri in ospedale per la paura di contrarre l’infezione».
Adesso gli screening sono ripresi regolarmente?
«Lo stop è stato breve per l’importanza della patologia mammaria e sono state intraprese tante iniziative per recuperare quello che non era stato fatto. Nel 2022 sono stati diagnosticati solo lo 0,5% di tumori in più rispetto al passato, la situazione è sotto controllo».
E nel 2023 sono stati 1.188 i tumori identificati in Veneto in stadio precoce grazie allo screening. Che personale sanitario lavora per lo screening?
«Questo tipo di diagnostica è portata avanti da personale altamente specializzato e dedicato come i tecnici sanitari di Radiologia Medica e i medici radiologi».

Quando una donna decide di aderire allo screening perché ha ricevuto l’invito da parte dell’azienda sanitaria che destino può avere?
«Se la mammografia risulta negativa ripeterà l’esame dopo due anni. Se è stato rilevato qualcosa di dubbio verrà richiamata in ospedale per degli approfondimenti, come proiezioni aggiuntive, ecografia e se necessario la biopsia. Qualora venisse riscontrato un tumore la signora sarà indirizzata verso il percorso di cura adeguato. È certamente una cattiva notizia, ma, non aver aderito allo screening e quindi non averla ricevuta in un tempo precoce, avrebbe sicuramente causato un problema maggiore e a volte drammatico».
Un’ultima domanda: a che età si è invitate dall’azienda sanitaria a sottoporsi allo screening?
«Attualmente nella Regione del Veneto gli inviti vengono recapitati ogni 2 anni alle donne di età compresa tra i 45 e i 74 anni, fascia in cui il rischio di ammalarsi di questo tumore e l’efficacia della diagnosi precoce e delle cure risultano maggiori».
Voi, allora, ricordate: come recita lo slogan dell’Ottobre Rosa, che scatterà a breve, prevenzione è vita!
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