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Tra vetro e marmo: in mostra l’ArcheoMateria di Cattai

Le opere in vetro contemporaneo di Michela Cattai esposte al Museo Archeologico sono state realizzate dall’artista per approfondire la relazione con la statuaria classica

La leggerezza, trasparenza e fragilità del vetro contemporaneo dell’artista e designer Michela Cattai dialoga con le massicce statue del Museo archeologico Nazionale di Venezia. Nelle sale subito si palesa la dicotomia, e insieme connubio, tra il bianco della statuaria classica e i colori dei vetri dell’artista, dotati di una forte plasticità. Visitabile fino al 30 novembre, la mostra “ArcheoMateria”, a cura di Francesca Giubilei, con l’intervento della storica del vetro Rosa Barovier Mentasti, nasce dall’incontro tra la ricerca contemporanea di Cattai e la prestigiosa collezione permanente del Museo, trasformando le sale espositive in un vero e proprio laboratorio poetico, dove materia, forma, luce e memoria si intrecciano. «Con ArcheoMateria ho voluto instaurare un dialogo rispettoso e consapevole con la classicità, riconoscendo nel vetro la possibilità di accogliere la memoria e proiettarla nel presente – racconta Michela Cattai, dicendo che esporre le sue opere all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Venezia rappresenta un’occasione preziosa per riflettere sul legame tra patrimonio storico e ricerca contemporanea. «La mostra di Michela Cattai testimonia l’importanza di un programma vivo in museo, un luogo che non solo custodisce la memoria dell’arte, ma la mette in continuo dialogo con il presente» ha detto Marianna Bressan, direttrice dei Musei Archeologici Nazionali di Venezia e della Laguna.

Vetro e marmo tra scanalature, pieghe e chiaroscuri

Nelle sale il percorso si articola presentando circa trenta opere in vetro progettate e realizzate dall’artista con la volontà di approfondire la relazione tra il vetro contemporaneo e la statuaria classica. La storia del Museo, che è legata alla Venezia collezionista e al suo rapporto con l’antico, incontra così la tradizione vetraria muranese. L’artista, con l’idea di confrontarsi con la storia antica e le sue forme, in particolare con le statue provenienti dalla collezione Grimani, è riuscita abilmente a connettere l’arte del vetro alla scultura. Il vetro di Cattai diviene così un’eco contemporanea della scultura classica, attraverso appropriazioni e reinvenzioni dei motivi estetici tradizionali: scanalature, pieghe e chiaroscuri. «Nei miei lavori riconosco elementi estetici e grafici come nei busti esposti, dove le vesti delle sculture hanno pieghe e riferimenti verticali ricorrenti, così anche il mio lavoro formalmente ha verticalità nei rilievi. – spiega l’artista – In aggiunta però il vetro ha una trasparenza che la scultura fa più fatica a rendere».

 

Forme ispirate a panneggi e colonne, ma anche a Venezia

Due significative serie segnano il percorso espositivo. “ArcheoMateria”, da cui prende nome la mostra, indaga il concetto di reperto come oggetto di contemplazione estetica: forme ancestrali di vetro, intaccate da filamenti metallici, di rame, foglia d’oro e d’argento sono incluse a caldo nel vetro, quando da incandescente diventa solido, e rendono le opere molto luminose. Un’opera in particolare color ambra nell’ultima sala presenta al suo interno una sorta di strappi di tessuto, realizzati con il rame, che come dei reperti testimoniano la memoria storica. L’altista poi nelle creazioni si rifà ai panneggi della statuaria classica, ripretendendone con sinuosità pieghe e chiaroscuri. “Colonne d’aria”, invece, in color graffite, richiama i fusti scanalati delle colonne antiche rese a sezione circolare, da questi emergono rilevi verticali che trasformano il vetro in un elemento leggero e dinamico, con superfici ritmate da pieni e vuoti. «Sono colonne d’aria alate che perdono la connotazione storica di colonna, evolvono e diventano sculture contemporanee, in particolare in quella dove il rilievo vitreo tende verso l’esterno» sottolinea l’artista. Sono colonne che danno un senso di leggerezza rispetto a quelle monumentali pregne di materia. Altre opere poi, come “Corolla” e “Farfalla”, di color ortensia sfumato tra chiari e scuri, sono state realizzate dall’artista ispirandosi al territorio e al paesaggio lagunare: «Sono opere nate per segnalare il rispetto della natura in uno scrigno di biodiversità che è quello della laguna». A fare compagnia a queste opere anche quelle color smeraldo, di cui una in particolare presenta inclusioni in metallo, richiamando l’idea delle radici, che sono il dna della natura, dialogando con un’ara presente in museo dai decori naturalistici. Opere che con le loro pieghe e colori danno movimento alle sale monumentali.

L’amore per Venezia

Tutte le opere esposte di Cattai al loro interno sono vuote: «Tutto il mio lavoro si concentra sulla pratica del vetro soffiato di Murano» spiega l’artista, che ha fatto due anni di design all’Accademia di Bella Arti di Venezia, dove fin da subito ha iniziato ad esprimersi attraverso il vetro, toccando la sabbia e respirando l’aria delle fornaci. «Mi sono innamorata di questa materia e ho iniziato subito a pensare e progettare in 3D» spiega Cattai, che da 15 anni il vetro è diventato la sua forma espressiva principale, con cui crea opere plastiche basate su precisi progetti, affidandosi a maestri vetrai come Andrea Salvagno e Simone Cenedese, che hanno realizzato le opere esposte in mostra, mentre per tanti anni ha lavorato anche con Andrea Ziglio. «Tornare a Venezia è sempre una grande emozione» dice, ricordando gli anni all’Accademia, in cui si è laureata con Fabrizio Plessi: «Quando iniziai era l’ultimo anno lì di Emilio Vedova, non fu mio insegnante ma l’ho amato molto. Mi ritrovo nel suo lavoro» spiega. Tra i maestri ebbe invece Ennio Chigio, fondatore gruppo N: «Teneva il corso di design e fu lui ad iniziarmi al vetro. Il primo anno ricordo si focalizzò sulla semantica e semiotica del vetro, con concetti ben diversi rispetto al virtuosismo muranese. Approfondendo la grammatica del vetro, ci ha insegnato un approccio trasversale che può andare bene anche per marmo, ferro, ecc…». ricorda, spiegando che quando realizzava i bozzetti fin dall’inizio usava lastre di plexiglass che modificava manualmente nell’acqua calda».

Realizzazioni e progetti futuri

Ad oggi Michela Cattai è in città tre giorni su sette. Fin dalla prima edizione è tra le partecipanti della “The Venice Glass Week” e nella prima edizione aveva realizzato anche una mostra personale alla Scuola Grande di San Giovani Evangelista, che aveva presentato anche alla Camera dei Deputati a Roma. La sua opera “Acquamarina”, eseguita in canne vitree con una tecnica rinascimentale, facente parte della collezione “Canneto”, dal 2017 è esposta al Museo del Vetro di Murano. Molte sue opere si rifanno alla natura, come il lampadario progettato e realizzato in sei mesi grazie alla collaborazione con la fornace di Simone Cenedese, che esporrà in occasione del Natale per l’iniziativa “Murano illumina il mondo” alle Procuratie Vecchie. «Il lampadario nasce dal concetto del territorio e dal valore di Venezia. Mi sono ispirata a forme tonde organiche che rappresentano le isole della laguna che subisco le variazioni dalle maree. Il lampadario, di color ambra chiaro, è costituito da tre semicerchi che si intersecano tra di loro tenendo le isole insieme come una sorta di ponte. – anticipa – Su ogni pezzo soffiato ho inserito all’interno pezzetti di metallo che rappresentano il dna del paesaggio a cui mi sono ispirata, inoltre rispecchiano la mia identità di fare vetro».

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