
Le opere non sono state realizzate ad affresco come si pensava, ma con colori ad olio. È questa la principale scoperta emersa durante il restauro della Sala delle Quattro Porte, uno degli ambienti di rappresentanza di Palazzo Ducale a Venezia. Il complesso intervento, avviato nel 2023, ha interessato gli apparati decorativi del grande soffitto e i portali lapidei ed è stato possibile grazie al comitato americano Save Venice, che ha stanziato 662 mila euro su un investimento complessivo di 747 mila euro, completato grazie a ulteriori contributi attivati tramite l’Art Bonus, tra cui il sostegno di The Gritti Palace, a Luxury Collection Hotel Venice, unitamente ad investimenti della Fondazione Musei Civici di Venezia di Palazzo Ducale fa parte.Durato oltre due anni, il restauro si è svolto nella forma del cantiere aperto, consentendo ai visitatori di osservare i restauratori al lavoro. La Sala delle Quattro Porte, dall’aspetto sontuoso, fu realizzata su progetto di Andrea Palladio e Giovanni Antonio Rusconi con una volta impreziosita da dipinti murali realizzati in origine da Jacopo Tintoretto e quattro monumentali portali policromi che danno il nome alla sala, coronati da celebri gruppi scultorei realizzati da maestri del tardo Cinquecento veneziano quali Alessandro Vittoria, Girolamo Campagna, Francesco Caselli e Giulio dal Moro. L’intervento nello specifico ha interessato il grande soffitto voltato “alla romana” realizzato per mano originaria da Jacopo Tintoretto che raffigura il mito di Venezia, nonché la parte strutturale e l’apparato decorativo dei dipinti murali e degli stucchi, oltre ai quattro portali lapidei con i soprastanti gruppi scultorei, le finestre lapidee e le tele dipinte a monocromo.

In una prima fase i lavori si sono concentrati sul capire le cause di deterioramento legate alla situazione delle mura esterne. Successivamente è stata effettuata la manutenzione del manto di copertura in piombo con la finalità di garantire un corretto isolamento dalle piogge alle strutture sottostanti. Una parte importante del lavoro ha riguardato il recupero e la messa in sicurezza degli ancoraggi metallici originali, ampiamente manomessi nel corso dei rifacimenti ottocenteschi della copertura. Infine, è stato alleggerito il carico gravante sulle strutture lignee del solaio utilizzando nella rimessa in opera del pavimento originario nuovi materiali leggeri per l’allettamento. Per gli apparati in stucco, invece, si è proceduto inizialmente a una pulitura dei depositi superficiali incoerenti e di quelli resistenti. Sono state poi rimosse le vecchie stuccature non idonee e le superfici più degradate sono state consolidate. Nelle zone più critiche, interessate da crepe e distacchi provocati dall’ossidazione degli elementi metallici, si è proceduto alla rimozione in sicurezza dei frammenti instabili, al trattamento protettivo degli elementi metallici medesimi e al successivo riposizionamento delle parti in stucco.

Durante l’intervento, lo studio dei dipinti del soffitto ha portato a una delle scoperte tecniche più rilevanti del progetto: le opere non sono state realizzate ad affresco, come si credeva, ma prevalentemente con colori ad olio stesi su una preparazione a base di gesso e colla, secondo una tecnica affine a quella della pittura su tela. Una modalità esecutiva che, complici i successivi interventi non sempre documentati, ha reso col passare del tempo più complessa la conservazione delle superfici e la loro lettura, unita alla fragilità del supporto esposto costantemente alle infiltrazioni di acqua meteorica provenienti dal tetto che hanno determinato nei secoli un inesorabile deterioramento. Il lavoro ha quindi previsto una dettagliata mappatura dello stato di conservazione e una campagna d’analisi che ha consentito di individuare strati aggiunti alla pellicola pittorica originale nel corso dei numerosi interventi manutentivi precedenti. La fase di pulitura ha poi comportato la rimozione di una vernice novecentesca e di alcune ridipinture risalenti a restauri del secolo scorso. Sono state inoltre eliminate vecchie stuccature degradate, la pellicola pittorica è stata consolidata e sono state trattate le numerose fessurazioni e lacune, mentre particolarmente complessa è risultata la fase di consolidamento dell’intonaco. I restauratori hanno poi proceduto all’integrazione delle parti mancanti e delle abrasioni mediante colori ad acquarello e a vernice, al fine di restituire una lettura unitaria ed equilibrata delle superfici decorate. Inoltre, il tondo dipinto “Venezia spezza il giogo della schiavitù” collocato nella parte est del soffitto presentava un’estesa lacuna rendendo necessario lo stacco controllato della porzione più compromessa al fine di essere pulita e consolidata.

Gli interventi sulle superfici lapidee dei quattro portali hanno invece riguardato prevalentemente la stuccatura e la pulitura finalizzata a rimettere in luce la policromia dei marmi oscurata da depositi di sporco coerente. Per quanto riguarda invece le tele monocrome raffiguranti episodi di storia romana di un artista anonimo, è stato eliminato lo strato di vernice e dei ritocchi riconducibili all’ultimo intervento di restauro degli anni Settanta migliorando la definizione delle scene, caratterizzate da pennellate corpose e ben delineate. Per le grottesche su fondo dorato a finto mosaico di Baldissera di Gugliemo non è stato invece possibile rimuovere lo strato protettivo resinoso risalente al XXI secolo per non compromettere le cromie originarie e gran parte dei rifacimenti. Sistemate anche le cornici lapidee delle finestre e, più in generale, per le superfici lapidee e gli intonaci sono state fatte stuccature e integrazioni. «Questo intervento per estensione, varietà e complessità è stato una sfida, resa materialmente possibile dalla generosità dei nuovi mecenati, riuniti dall’indispensabile lavoro di Save Venice, insieme a strumenti vitali come l’Art Bonus, che permette alle aziende di diventare attrici principali di restituzioni e di essere realmente partecipi al benessere della collettività, supportando i beni artistici» ha detto Mariacristina Gribaudi, Presidente Fondazione Musei Civici di Venezia. «Save Venice è onorata di aver contribuito alla conservazione della magnifica Sala delle Quattro Porte, capolavoro di architettura, pittura e scultura nel cuore di Palazzo Ducale. – ha infine detto Frederick Ilchman, Chairman di Save Venice – Questo importante risultato testimonia la dedizione e la competenza dei restauratori che hanno lavorato in stretta collaborazione con la Fondazione MUVE e la Soprintendenza di Venezia».
C.I.D. s.r.l. Società a Socio Unico – Casa editrice del settimanale Gente Veneta – CF e PI 02341300271 – REA: VE – 211669 – Capitale Sociale 31.000 euro i.v. – Dorsoduro,1 – 30123 Venezia
Iscriviti a VE-NICE e non perderti nessun aggiornamento, ti invieremo 1 volta a settimana i nuovi articoli!