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“The voice of Hind Rajab”: il dramma di Gaza non si vede, si sente

Presentato in concorso alla Mostra del Cinema, il film di Kaouther Ben Hania, tra finzione e documentario, con audio originali racconta la tragedia di Hind Rajab, bambina di sei anni uccisa a Gaza lo scorso anno. La regista: «Non posso accettare un mondo in cui un bambino chiede aiuto e nessuno accorre»

È impossibile non trovarsi con il volto rigato dalle lacrime guardando il film “The voice of Hind Rajab”, scritto e diretto dalla regista tunisina Kaouther Ben Hania, in corsa per il Leone d’oro alla 82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica de La Biennale di Venezia, che è stato il più apprezzato del Festival da pubblico e critica, con oltre 20 minuti di applausi alla prima, tenutasi mercoledì 3 settembre. Il film, a cui hanno partecipato anche Joaquin Phoenix e Rooney Mara, produttori esecutivi insieme a Brad Pitt, Alfonso Cuarón e Jonathan Glazer, realizzato a metà tra finzione e documentario, in 90 minuti racconta la terribile storia, realmente accaduta e balzata alle cronache di tutti i giornali, di Hind Rajab, bambina di 6 anni che il 29 gennaio 2024 è rimasta intrappolata in un’auto sotto il fuoco di una sparatoria a Gaza, mentre cercava di scappare con i suoi famigliari. Il film punta i riflettori su ciò che sta succedendo a Gaza, riuscendo a far percepire, pur senza mostrarli, la disperazione di chi vive lì senza una via di fuga e l’orrore del sangue e della morte. Tutta la pellicola si basa sulle registrazioni originali della voce di Hind Rajab che al telefono con la Mezzaluna Rossa palestinese chiede di essere salvata, dopo che i suoi parenti sono stati uccisi dall’esercito israeliano. Il film inizia con l’immagine sovraimpressa di un elettrocardiogramma in azione, metafora del cuore della bambina ancora in vita. Lei, impaurita, rimane nascosta per ore nella macchina insieme ai cadaveri dei famigliari, mentre fuori la guerra continua impietosa a compiere il suo costante massacro. È impossibile durante il film non empatizzare con i soccorritori, interpretati da Saja Kilani, Motaz Malhees, Clara Khoury e Amer Hlehel, che dopo l’allarme e il grido di aiuto lanciato dallo zio di Hind dalla Germania si attivano per portare soccorso alla piccola, tenendola al telefono, cercando di  rassicurarla come possono con la loro voce, presenza lontana ma costante per tutte le ore in cui si è svolta la tragedia, nell’angoscia di sentire se rispira ancora dopo il susseguirsi delle sparatorie.

Il film con le registrazioni audio autentiche racconta l’orrore senza farlo vedere

Hind dista soltanto 8 minuti dall’ambulanza che può trarla in salvo, ma raggiungerla è complicato. Serve attendere l’ok per un corridoio sicuro entro cui l’ambulanza con i volontari possano muoversi. Lei intanto continua a nascondersi tra i corpi senza vita: “Dormono”, dice all’inizio alla volontaria della Mezzaluna Rossa. “Non li svegliare e parla a bassa voce”, le dice dall’altra parte della cornetta la volontaria. Ma non passa molto tempo prima che Hind realizzi che sono tutti morti e insiste perché i vadano a prenderla, più preoccupata dal buio che sta calando che dal rumore dei carri armati che si avvicinano, a cui è terribilmente abituata. Le ore intanto passano, fino alla consapevolezza struggente: “morirò anche io” dirà poco prima che sullo schermo quell’elettro cardiogramma sovraimpresso diventi una triste linea piatta. Molto apprezzata la scelta della regista di usare le registrazioni audio autentiche, che nel film si alternano a quelle degli attori che mettono in scena i fatti così come sono veramente avvenuti e di cui in parte era rimasta testimonianza video sui social. Se gli attori si sono trovati ad impersonare le voci dei volontari della Mezzaluna Rossa, questo non è avvenuto per la voce della bambina, sempre originale, sempre tremendamente presente, che riecheggia per tutto il film. Pur sapendo come finisce la storia, fino all’ultimo la regista è riuscita a tenere i cinefili sul filo del rasoio, nella speranza che i soccorsi arrivassero a salvare quella piccola anima indifesa. Hind Rajab è stata colpita da 64 spari insieme ai paramedici Yusuf al-Zeino e Ahmed al-Madhoun che stavano raggiungendo la macchina in cui era nascosta. La regista è riuscita a mettere in scena l’orrore senza farlo realmente vedere, servendosi solo alla fine delle immagini di quando dopo tanti giorni vennero recuperati nella macchina i corpi e la madre di Hind Rajab, rimasta bloccata in casa con l’altro figlio poco distante dalla tragedia, si avvicina alla salma della figlia.

La regista: «Sentivo il dovere di raccontare»

«Sono profondamente onorata che “The Voice of Hind Rajab” sia stato selezionato per il Concorso della Mostra del Cinema di Venezia di quest’anno. Non avrei mai immaginato che sarebbe stato possibile iniziare e concludere un film in soli 12 mesi» ha detto la regista Kaouther Ben Hania, che quando ha sentito per la prima volta la registrazione audio di Hind Rajab che implorava aiuto stava lavorando ad un altro film. «Ho subito sentito un misto di impotenza e di tristezza. Ho contattato la Mezzaluna Rossa e ho chiesto loro di farmi ascoltare l’audio completo. Durava circa 70 minuti ed è stato straziante. Dopo averlo ascoltato, ho capito che dovevo abbandonare tutto il resto». Da lì la decisione e l’urgenza di realizzare un film: «Ho parlato a lungo con la madre di Hind e con i volontari della Mezzaluna Rossa. Ho ascoltato, ho pianto, ho scritto. – dice – Nel film per scelta deliberata la violenza rimane fuori dallo schermo. Le immagini violente sono ovunque. Volevo concentrarmi sull’invisibile: l’attesa, la paura, il suono insopportabile del silenzio quando gli aiuti non arrivano. A volte, ciò che non vedi è più devastante di ciò che fai». La voce di Hind è solo una di quelle dei diecimila bambini morti in soli due anni a Gaza. «La sua è diventata la voce di Gaza che risuona in ciascuno e grida di essere salvata» ha detto la regista, che per comunicare l’impotenza che ha provato ha pensato di realizzare il film attraverso la prospettiva dei volontari della Mezzaluna Rossa, eroi che cercano ogni giorno di salvare vite.

Gli attori: «Abbiamo pianto tanto»

«Non posso accettare un mondo in cui un bambino chiede aiuto e nessuno accorre. Quel dolore, quel fallimento, appartiene a tutti noi.  Vorrei giustizia per tutte le vittime, ma siamo ancora lontani» ha detto commossa Kaouther Ben Hania. «Abbiamo interpretato personaggi reali, parlato con i volontari della Mezzaluna Rossa che sono stati coinvolti nella tragedia. Abbiamo ascoltato la voce di Hind per la prima volta solo sul set. – dicono gli attori – Abbiamo pianto durante tutto il film, tutti i giorni in ogni momento. Non solo noi, tutta la troupe era coinvolta». In particolare Motaz Malhees, l’attore che ha interpretato il primo soccorritore a ricevere la chiamata, ha detto: «Vengo dalla Palestina e a 10 anni ho vissuto quello che sta succedendo ora a Gaza. Sentire la voce di Hind mi ha riportato alla mia infanzia, mi sono sentito morire almeno un migliaio di volte. Ha anche avuto un attacco di panico, ma per me fare questo film era una responsabilità». Durante la prima sul red carpet il cast ha mostrato una foto della bambina uccisa protagonista della pellicola e il pubblico alla fine dell’ovazione ha urlato “Palestina libera”. Più volte in questi giorni prima e durante il Festival è stato chiesto a gran voce da più parti a La Biennale di prendere una posizione sul genocidio che sta avvenendo in Palestina, tanto che lo scorso 30 agosto gli attivisti di Venice4Palestine avevano organizzato un corteo Pro Palestina che è arrivato fino al Palazzo del Cinema e che ha visto oltre 5 mila presenze, tra cui anche diversi attori. La Biennale con l’ammissione del film tra quelli in concorso non ha mancato di offrire uno sguardo sul triste presente e quello che sta succedendo a Gaza. Il lungometraggio fa quello che ogni grande opera dovrebbe fare: saper emozionare, porre attenzione su temi importanti e farlo attraverso un grande lavoro interpretativo, di regia e sceneggiatura. E la verità è che tutti i film che sono venuti dopo sono passati in secondo piano. La regia poteva essere eccellente, la resa attoriale pure. Ma tutto ciò che è venuto dopo era solo rumore, mentre la voce di quella bambina e i volti dei volontari che cercavano invano di aiutarla continuavano a risuonare, forti e potenti, nella mente di tutti.

 

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