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“The true man show”: la Natività di Marco Toso Borella

Svelata al pubblico l’opera del maestro muranese, realizzata su foglia d’oro ed esposta nella Scuola Grande San Giovanni Evangelista fino all’11 gennaio. Un’occasione per riflettere sul vero significato del Natale e dei suoi simboli

Una Natività che interroga, anche provocatoriamente, sul vero significato del Natale e dei suoi simboli. Una complessa e allo stesso tempo drammatica rielaborazione dell’immagine della Sacra Famiglia, dove l’evento della nascita di Cristo è trasformato in uno spettacolo mediatico in cui i protagonisti sono l’intera serie di icone contemporanee presentate nel Registro superiore e fra il pubblico accorso. Realizzata dal maestro Marco Toso Borella, artista del vetro di Murano e confratello della Scuola Grande San Giovanni Evangelista, l’opera invita il pubblico ad una riflessione, ponendo una serie di interrogativi legati a doppio filo al momento storico attuale che stiamo vivendo. “The True Man Show” è il titolo scelto da Toso Borella, vero e proprio richiamo al celebre film “The Truman Show”, che narra la storia di un uomo – dalla sua nascita fino all’età adulta – costantemente trasmessa in televisione, 24 ore su 24, con il pubblico ormai abituato a seguire passo dopo passo l’evoluzione della sua maturazione, tra fatti drammatici e momenti di gioia che ne scandiscono la quotidianità. Tutti, allo stesso modo, frutto delle decisioni di una regia di cui il protagonista arriverà un giorno a conoscere l’esistenza, riuscendo a trovare il coraggio di vivere davvero per la prima volta una vita reale, lontana dai riflettori. L’opera è un graffito su foglia d’oro 24 carati, applicata in fusione su piastra di vetro di Murano. Una evoluzione contemporanea della tecnica artistica millenaria bizantina secondo la tradizione secolare muranese della famiglia Toso Borella.

L'opera sarà visitabile fino all'11 gennaio

Presentata al pubblico pochi giorni fa, l’opera è stata allestita nella Scuola Grande San Giovanni Evangelista, dove i visitatori potranno vederla fino all’11 gennaio 2026, ai piedi del monumentale scalone rinascimentale di Mauro Codussi. La visita sarà gratuita secondo gli orari di apertura previsti. E proprio l’inaugurazione, alla quale hanno preso parte, insieme ai tanti ospiti, anche il Guardian Grando Franco Bosello e, in rappresentanza dell’Amministrazione, il consigliere Giovanni Giusto, è stata l’occasione per dare ai presenti l’opportunità di scoprire direttamente l’antica tecnica artistica del graffito su foglia d’oro. Dopo aver spiegato nel dettaglio il significato della sua creazione, Toso Borella ha permesso anche di partecipare attivamente al disegno di una nuova opera in corso. «Dalla Scuola Grande – riferisce il maestro – mi era stata richiesta la rappresentazione di una Natività (per celebrare l’anniversario dell’arrivo della reliquia della Santa Croce proprio alla Scuola, avvenuta il 23 dicembre del 1369, ndr). Al che ho voluto offrire la mia interpretazione, alla luce di quello che vedo intorno a me e di ciò che rappresenta oggi per la società». Il tempo presente, per Toso Borella parla di una società in cui si è un po’ persa la sacralità della festa, della celebrazione, in un’era «dell’immagine in cui si tende a privilegiare ciò che appare. Ecco allora che in primo piano si possono notare delle persone che si atteggiano proprio come fossero una Sacra Famiglia, dov’è presente un uomo che si scatta un selfie». Accanto a lui una donna (il richiamo a Maria) e un bambino (Gesù) «che tutti vanno a vedere, come fossero pastori adoranti. Un’immagine che non è quella vera, reale, che invece è dietro, in ombra: il “True Man Show”, ovvero il mostrarsi del vero uomo, che però nessuno va a vedere. Il “True Man Show” paradossalmente è l’ombra che si nota in fondo alla scena».

Un invito a riflettere

Nelle intenzioni dell’artista, tutto sinonimo di una ricerca di spiritualità che deve essere costante, anche sofferente, «perché altrimenti si attraversa la via troppo facile». L’umile grotta è sostituita da un lussuoso palazzo dorato, una chiara critica al materialismo e alla “mercificazione” del Natale. E ancora, tre personaggi interpretano Giuseppe, Maria e Gesù Bambino, seduti su un trono elevato, vestiti con abiti di lusso e decorati. Maria e Giuseppe sembrano quasi una coppia reale o una famiglia di influencer che posa per la foto perfetta. I personaggi in primo piano, di spalle, della “Natività” (“The True Man Show”) diventano gli archetipi moderni la cui vera identità è rappresentata dai loro selfie, coerentemente con la critica sociale insita nell’opera. I personaggi non sono adoratori, ma simboli viventi dei mali e delle contraddizioni della società contemporanea. «Quest’opera – conclude Toso Borella – rappresenta la ricerca, in un contesto in cui oggi cerchiamo di trovare le nostre convinzioni fra mille offerte, input e inganni. Si tratta di qualcosa che invita la gente a riflettere. Invece dei pastori adoranti abbiamo persone che adorano loro stesse».

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