
Alessandro Susanetti, classe 1949, è sempre stato affascinato dai lavori tecnici e dalle arti manuali. Per questa ragione ha frequentato l’indirizzo elettrotecnico del Pacinotti, lavorando poi per molti anni all’attuale Tim (all’epoca TelVe, poi SIP e infine Telecom) fino al pensionamento nel 2013. Ma, parallelamente a questo lavoro, Susanetti si è sempre dedicato, e tuttora si dedica per hobby, alla manutenzione e alla riparazione di orologi, con particolare attenzione per tutta la pendoleria. Una passione nata per caso: «Quando ero in quinta elementare – ricorda Susanetti – ruppi la sveglia e mia madre mi mandò a comperarne una nuova da Giovanni Peratoner, che all’epoca era il “temperatore” (cioè il manutentore) della Torre dell’Orologio. Con i risparmi che avevo accumulato andando a prendere la fornitura (tacchi, cuoio, pellame, ecc.) per el calegher Carlo, calzolaio di Calle dei Spechieri, mi recai in Torre per comprare una nuova sveglia. Siccome era il periodo vicino all’Ascensione, Peratoner cercava un ragazzino per poter cambiare i cartelli delle ore e dei cinque minuti, in quanto i due tamburi che normalmente davano l’orario venivano tolti per dar spazio al montaggio, e quindi all’uscita, dell’Angelo e dei Re Magi ogni ora».

Si trattava di un periodo impegnativo per Peratoner perché, oltre a dare la carica manuale alla macchina due volte al giorno, a cambiare i cartelli delle ore e dei minuti e a controllare la corretta uscita delle statue, doveva occuparsi della sua attività principale di orologiaio, per la quale era conosciuto in tutta Venezia. Riguardo all’uscita delle statue Susanetti spiega: «Ogni ora le statue dovevano essere fissate su un’enorme ruota, installata sul pavimento, e uscire dopo i rintocchi del secondo Moro». Durante questo periodo Susanetti , incuriosito, aveva cominciato a osservare Giovanni Peratoner mentre riparava vari tipi di orologi. In seguito, Peratoner propose ad Alessandro di frequentare la Torre durante l’estate e nei momenti liberi dallo studio. «E fu così che iniziai a metter le mani sulle prime sveglie, qualche volta riuscendo a sistemarle e qualche volta creando qualche piccolo guaio», commenta Susanetti. «Terminati gli studi al Pacinotti, continuai a lavorare nel laboratorio di orologeria in Torre per anni, apprendendo meglio il mestiere – prosegue Susanetti – fino alla morte di Giovanni Peratoner». Ad occuparsi degli ingranaggi della Torre fu allora il figlio Alberto (oggi docente di Metafisica e Teologia, oltre che Direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della Cultura, ndr). «Poi, nel 1996 iniziò il restauro della Torre dell’Orologio; allora il meccanismo venne automatizzato e la famiglia Peratoner fu costretta a trasferirsi».

Nel frattempo Susanetti aveva cominciato a fare alcune riparazioni in proprio e, pur senza avere un negozio fisico, ha continuato fino a oggi il mestiere come hobby personale. «Per riparare un orologio – racconta a GVperTE – il tempo necessario può variare molto: se è da polso dipende se è al quarzo, manuale o ha altri meccanismi; per un orologio a pendolo posso impiegare da una a parecchie giornate a seconda della complessità del problema. Ci vogliono sempre pazienza e precisione perché può capitare di imbattersi in un meccanismo mai visto prima, ma con un po’ di mentalità tecnica ne vengo sempre fuori». E aggiunge: «Ricordo bene l’orologio con cui ho avuto più difficoltà. Non avevo ancora molta esperienza e mi offrii di riparare un meccanismo del tipo “Vienna” ma, dopo averlo smontato, mi trovai in imbarazzo nel vedere che non ero più in grado di rimontarlo! Per fortuna un antiquario in Campo della Guerra ne possedeva uno simile e fu così gentile da prestarmelo per studiare la struttura del meccanismo». Anche in pensione Susanetti continua il suo hobby, ma deve constatare l’amara realtà che riguarda la città storica: «A Venezia non ci sono più orologiai in attività. Io continuo a occuparmi degli orologi di alcuni miei vecchi conoscenti del centro storico pur vivendo in terraferma da diversi anni, ma non c’è un ricambio generazionale. Non si sono più trovati apprendisti, neanche per noti orologiai come Franco Nube, purtroppo venuto a mancare alcuni anni fa. I giovani non hanno interesse».
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