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Si fa presto a dire: “È solo vegetale”

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di Luca Barbacane, medico di famiglia Martellago

In questo tempo dominato dalla chimica e dai prodotti di sintesi industriale è forte il richiamo ai prodottinaturali”, cioè a sostanze di derivazione naturale, per lo più vegetale, che in quanto tali si pensa siano innocui. Ma le cose non stanno esattamente così: anche rispetto a principi di origine naturale dobbiamo stare molto attenti e soprattutto informarne il nostro medico di famiglia per la possibile interazione con i farmaci che assumiamo quotidianamente o occasionalmente.

Esistono, infatti, molti prodotti di origine vegetale che possono essere usati a livello del sistema nervoso centrale: alcuni agiscono con meccanismi ben definiti e sono registrati come farmaci, come l’iperico o la valeriana. Altri sono ingredienti di integratori alimentari, come ad esempio il ginkgo biloba. Di questi tre, così come di molti altri, conosciamo molto bene il meccanismo d’azione cioè le basi molecolari del loro effetto.

Iperico, Foto di hartono subagio da Pixabay
Iperico e valeriana: l'effetto di questi vegetali su cervello e la reazione con i farmaci

La valeriana aumenta nel nostro cervello la disponibilità del GABA (acido gamma-amino-butirrico), che è il principale neurotrasmettitore inibitorio. Ecco perché viene usata per metterci tranquilli. L’iperico aumenta la via di trasmissione delle catecolamine – le più note sono adrenalina e noradrenalina, ma anche dopamina… – ed è per questo che viene usato nel trattamento dei disturbi depressivi minori.

L’iperico ci dà lo spunto per affermare un concetto di fondamentale importanza: oltre all’efficacia dei principi attivi naturali dobbiamo sempre preoccuparci della loro sicurezza. Ad esempio: l’iperico è un induttore enzimatico cioè attiva gli enzimi, che sono gli “operai” di quella meravigliosa macchina chimica che è il nostro corpo: prendono una sostanza e la trasformano in un’altra. Per cui, per esempio, aumenta il metabolismo di alcuni farmaci, cioè aumenta la loro velocità e quindi la loro potenza d’azione.

Ginkgo Biloba, Foto di wal_172619 da Pixabay
Iperico, ginkgo biloba e farmaci: quando il vegetale incontro la chimica

Se assumiamo l’iperico insieme al Coumadin (warfarin), ne vedremo aumentata l’azione: immaginiamo cosa possa accadere sapendo che Coumadin è un anticoagulante, cioè ci scoagula il sangue. Se, invece, associamo l’iperico ad alcuni antidepressivi (paroxetina, fluoxetina, sertralina, citalopram, escitalopram…) rischiamo di innescare la cosiddetta sindrome serotoninergica, che non è precisamente una “passeggiata di salute”: ansia, agitazione psicomotoria, irrequietezza, stati confusionali fino al delirio, ma anche tachicardia, ipertensione arteriosa, febbre, intensa sudorazione, mal di testa, vomito e diarrea e, specie negli anziani, può perfino condurre a morte.

Altro prodotto la cui sicurezza d’uso non è affatto trascurabile è il ginkgo biloba, estratto dalle foglie a forma di ventaglio dell’omonimo albero preistorico (la sua origine viene fatta risalire addirittura 250 milioni di anni fa). Il ginko biloba è un prodotto straordinario perché aumenta la sopravvivenza dei neuroni e per questo viene usato nelle disfunzioni cognitive, cioè, per capirsi, nelle forme iniziali di demenza. Magnifico!

Ginkgo biloba rischi e prescrizione nell'assunzione di questo vegetale

Ma non dimentichiamo anche che, per il suo meccanismo d’induzione enzimatica, fa diminuire i livelli del fattore di attivazione piastrinica (PAF), cioè riduce la capacità di aggregazione delle piastrine. Pertanto uno dei suoi effetti collaterali consisterà nel ridurre la capacità di coagulazione del nostro sangue. Per questo non dovrà assolutamente essere assunto insieme ad altri antiaggreganti piastrinici – dei quali il più usato è l’acido acetilsalicilico: la cardioaspirina – e tanto meno insieme agli anticoagulanti orali come il Coumadin: rischieremmo emorragie.

Occhio, dunque, a quello che assumiamo: perché anche i prodotti di origine vegetale non è detto siano davvero innocui.

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