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Seguendo l’esempio di Lucia. Il Patriarca: «Oggi 4476 perseguitati»

Festa di S. Lucia. Si è tenuta sabato 13 nel santuario dei Santi Geremia e Lucia, dove sono conservate le spoglie della santa, la celebrazione presieduta dal Patriarca Francesco Moraglia. A far visita alla Santa pellegrini da tutto il mondo

Da oltre otto secoli, il 13 dicembre non è una giornata qualunque per Venezia. La presenza di Santa Lucia, la cui memoria cade proprio a pochi giorni dalla solennità del Natale, riverbera nella città lagunare – e non solo – un attaccamento particolare alla giovane siracusana. Non si tratta solo di devozione popolare e di celebrazioni solenni ma anche di apertura al mondo, in particolare verso i tanti stranieri che fanno visita alla santa, segno della vocazione turistica e evangelizzatrice di cui è investita la città. Come racconta don Gianmatteo Caputo, rettore del santuario di San Geremia e Santa Lucia: «La vocazione turistica di Venezia porta qui persone devote a Santa Lucia provenienti da tutto il mondo, dall’Estremo Oriente all’Occidente più lontano. Sono moltissime le presenze di pellegrini del Sud America, del Nord America, delle Filippine e dell’Asia, finanche al Nord Europa».

 

La storia di Lucia

A dire il vero, tuttavia, anche la stessa Santa, patrona dei non vedenti, degli oculisti, degli elettricisti e dei meccanici, dovrebbe essere considerata “straniera”. Nata nel 283 a Siracusa, infatti, Lucia abbraccia il Signore Gesù, nel voto di verginità prima, e nel conseguente martirio poi, in terra siciliana, venendo uccisa nel 304 sotto le persecuzioni dell’imperatore Diocleziano. Là vi rimarrà per i successivi sette secoli, divenendo oggetto di una profondissima venerazione da parte dei Siracusani che perdura ancora oggi. Nel 1039, però, venne trafugata dai bizantini e condotta a Costantinopoli, dove resterà fino al 1204, quando nella Quarta Crociata i veneziani la riporteranno in Italia. Dapprima collocata nella chiesa di San Giorgio Maggiore, la giovane martire fu poi spostata nella chiesa di Santa Lucia, che sorgeva dove oggi c’è omonima stazione dei treni, e infine nel XIX secolo venne traslata definitivamente nella chiesa di San Geremia, a Cannaregio. «Quando è arrivata al santuario attuale, – racconta il rettore del santuario – la chiesa di San Geremia è diventata un luogo che catalizza l’attenzione di tanti fedeli, non solo della città e della terraferma, ma anche da tutte le regioni vicine». Commentando poi l’afflusso dei pellegrini stranieri, don Gianmatteo continua: «È bello sentire che questa coralità di pellegrini si intreccia nella devozione a Lucia: lei è davvero sinonimo di luce, come dice il suo nome, e ci rimanda sempre alla luce che viene da Cristo. Lucia, infatti, ci fa sentire ancora di più il significato e l’importanza del tempo di Natale, che è attesa della Luce del mondo».

 

Come Lucia, oggi sono 4476 i perseguitati

Quest’anno, per le celebrazioni della Festa, la tradizione devozionale si è legata al tema della persecuzione dei cristiani e del cammino giubilare. «Sono 380 milioni di cristiani discriminati e perseguitati a motivo della loro fede – ha detto nell’omelia il Patriarca Francesco Moraglia – Sono 4476 i martiri uccisi per la loro fede solo nell’ultimo anno. Lucia, come questi nostri fratelli nella fede, ha saputo rimanere fedele alle promesse battesimali, anche a prezzo della vita». Il Patriarca ha ricordato l’attualità della sua figura, per la Chiesa diocesana e universale. «Dobbiamo riappropriarci del nostro battesimo, sostenuti dall’esempio di Lucia. La sua giovinezza non le ha impedito di essere fedele a Dio.Chiamata a scegliere tra sé stessa e Gesù, Lucia ha scelto Gesù». I numerosi fedeli, riuniti per la celebrazione della messa delle 18.00, sono stati gli ultimi della giornata a poter venerare il corpo della Santa, portando preghiere, accendendo candele e compiendo il giro attorno alla teca che custodisce le reliquie, al termine di una giornata segnata anche da altri appuntamenti come la messa per i sanitari (optometristi e oculisti) e la messa per i non vedenti e ipovedenti, oltre che al pellegrinaggio della collaborazione pastorale di Cannaregio. 

 

Lucia ripeté il sì di Maria

Durante la messa solenne, invece, animata dal coro diocesano, mons. Moraglia ha sottolineato come Lucia e i suoi tanti compagni nel martirio di ieri e di oggi non facciano altro che continuare a ripetere il sì di Maria – che è anche il sì a cui è chiamato ad aderire ogni cristiano. Il Patriarca, ponendo in relazione l’esempio dei martiri con il cammino dell’anno giubilare che ormai va concludendosi, ha aggiunto: «Il Giubileo è una grazia messa a disposizione per quanti desiderano una conversione reale. Dobbiamo tornare alle parole di Gesù: “convertitevi”. Dobbiamo cambiare il nostro modo di ragionare, di pensare e di rispondere emotivamente alle situazioni della nostra, ed è anche Santa Lucia a guidarci in questo percorso. Quando gli uomini smettono di sperare iniziano la conflittualità nel vivere, che prima di tutto è conflitto con Dio, poi con noi stessi e con gli altri. La speranza sgorga dalla ritrovata libertà personale. Liberarsi dai propri peccati vuol dire vivere e annunciare la speranza cristiana, prima a noi stessi e poi agli altri».

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