
Apre a Venezia una nuova pinacoteca, legata a doppio filo alla Scuola Grande di San Marco, all’interno dell’ospedale Santi Giovanni e Paolo, e alle vicende dell’isola di San Clemente: 24 le tele e 6 le sculture di rilevanza storica che il pubblico avrà la possibilità di ammirare. Oggi, venerdì 23 gennaio, l’inaugurazione del nuovo spazio espositivo, allestito nella Sala dei Novizi della Scuola Grande veneziana. «Quando ho assunto questo incarico – racconta il direttore generale dell’Ulss 3 Serenissima, Edgardo Contato – mi sono trovato davanti un contratto concluso nel ‘90, dove parte del patrimonio dell’azienda sanitaria, e cioè l’isola di San Clemente, veniva ceduta ad un privato, mentre i quadri e le opere che erano nella chiesa restavano in nostro possesso. Insieme a Mario Po’ (direttore della Fondazione Museo della Scuola Grande di San Marco, ndr) è stata ricostruita l’intera vicenda, oltretutto per la città, all’epoca, molto sofferta». Il riferimento è alla cessione dell’isola. «Andarono dispersi libri e probabilmente vi furono anche appropriazioni indebite di materiali – continua Contato –. Le opere che siamo andati a collocare nella nuova pinacoteca è quanto era rimasto a disposizione, catalogato e inventariato. E siccome l’azienda sanitaria, allora, non era in grado di conservare il tutto in maniera adeguata, ha scelto di affidarlo al Museo diocesano di Arte sacra di Sant’Apollonia», che lo ha conservato a lungo con grande premura e attenzione. La sinergia tra Soprintendenza, nella persona di Fabrizio Magani, Patriarca Francesco Moraglia e Ulss 3 ha portato alla realizzazione di un progetto che ha potuto contare sul fatto che nello statuto della Fondazione è presente anche una funzione museale.

«Abbiamo studiato insieme il percorso migliore per rendere disponibile alla comunità, ossia a veneziani, pazienti e a tutti coloro che avranno piacere di visitare la pinacoteca, quadri e statue in un luogo ritenuto idoneo sia da Soprintendenza che da Patriarca. Un’operazione nata tra istituzioni veneziane, che ha comportato un grande lavoro». L’idea di dar vita ad una pinacoteca che accogliesse queste opere ha consentito anche di mettere «la parola fine» ad una vicenda – quella relativa a San Clemente – «che ha segnato nel profondo la storia della città». Custodite nel Museo diocesano, tele e sculture «erano parzialmente esposte, ben conservate. Con tale operazione avremo modo di esporle tutte insieme, accanto ad un’altra serie di opere d’arte e a un patrimonio di libri storici, dedicati alla medicina, fra i più importanti d’Italia». A conferma di come la realtà museale della Scuola Grande di San Marco sia di grande pregio. A fornire alcuni dettagli su ciò che il pubblico, ora, potrà vedere, è Po’. «Quelle che costituiscono la pinacoteca – puntualizza – sono opere databili fra il ‘600 e il ‘700, che poi è il periodo in cui arrivano i Camaldolesi nell’isola di San Clemente, la cui storia è molto stratificata». Da qui parte una vera e propria committenza ad artisti vari e, parallelamente, viene portata avanti una operazione connessa al dies natalis di Venezia. «Dunque raddoppiano la chiesa per ospitare la riproduzione della Casa di Loreto, tema fondativo per la città. Tant’è che, fra i vari dipinti della pinacoteca, c’è anche un’Annunciazione». Un luogo contraddistinto dunque da un «profilo molto veneziano, identitario, che deriva proprio da questa appartenenza camaldolese».

Nel trasferimento dal Museo diocesano alla Scuola Grande di San Marco «i grandi teleri sono stati smontati e arrotolati – spiega Po’ –. Dopodiché sono stati srotolati e si è proceduto con la nuova intelaiatura. A quel punto c’è stato un restauro», per eliminare le muffe presenti ed effettuare un intervento di pulizia. I dipinti più grandi hanno una dimensione di 2,82 metri per 3,56 e, tra gli autori, vanno citati Jacopo Marieschi (con il ciclo di San Romualdo e il doge Pietro Orseolo), Francesco Ruschi, Pietro Ritti (che dedica la scena all’incredulità di San Tommaso), Antonio Zanchi (che raffigura l’arcangelo Michele che sconfigge il demonio), Francesco Trevisani, Giovanni Battista Pittoni, Gregorio Lazzarini e Giuseppe Angeli. Sul fronte delle sculture, invece, Mario Po’ fa il nome di Giusto Le Court, soprannominato il Bernini dell’Adriatico; colui che, tra le altre cose, è autore alla Salute della rappresentazione riservata alla peste che viene scacciata, posta sull’altare maggiore. «C’è molta coerenza tra le opere e lo spazio in cui sono ora esposte. La ristrutturazione del convento dei Santi Giovanni e Paolo è infatti seicentesca».
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