
È tornata a splendere l’antica meridiana della chiesa di San Giacometo, a Rialto, nel 1966 divenuta la sede canonica dell’Arciconfraternita di San Cristoforo e della Misericordia attraverso un decreto curiale dell’epoca. Dopo un importante lavoro di recupero filologico, partito ufficialmente nel 2023 tenendo conto delle tracce recuperate attraverso una vecchia immagine fotografica, la meridiana ha ripreso a svolgere la sua funzione. Posizionata sulla parete posteriore della chiesa veneziana con affaccio sul ponte di Rialto, è stata inaugurata qualche giorno fa alla presenza di chi, con compiti e ruoli differenti, ha dato il proprio contributo nel portare a termine l’intera operazione, restituendo alla città d’acqua un piccolo pezzo della sua storia. Risalente al 1861, sono venuti ad ammirarla i molti amici dell’Arciconfraternita, accolti dal presidente Giuseppe Mazzariol, spesosi con convinzione affinché la meridiana venisse recuperata. «Ci troviamo riuniti qui, in questo tratto di strada denominato “Naranzaria”, che ci ricorda i tempi della Serenissima e la vendita all’ingrosso degli agrumi custoditi nei magazzini sotto il Palazzo dei Camerlenghi – ha detto Mazzariol –. Gli orologi solari sono strumenti fissi generalmente dipinti sulle pareti di edifici, utilizzati per la misurazione del tempo e basati sul rilevamento della posizione del sole a mezzogiorno. Nel caso di San Giacometo, l’opera venne realizzata nel 1861, ma ai nostri giorni era rimasto soltanto un pezzo dello gnomone».

Oggi, di nuovo perfettamente funzionante, indica le 12, 10 minuti e 49 secondi, in quanto la meridiana attuale è stata analizzata e studiata tenendo conto proprio del mezzogiorno di fine Ottocento. L’intervento è stato reso possibile grazie alla generosa donazione di un cittadino svizzero particolarmente legato a Venezia, i cui ricordi della città risalgono a quando lui era bambino. Non è mancato poi il sostegno economico anche da parte di alcuni veneziani. Dopo la benedizione impartita da mons. Giuseppe Costantini, rettore della chiesa situata ai piedi del ponte di Rialto, ritenuta la più antica della città, sorta proprio nel giorno e nell’anno di fondazione di Venezia, sono stati ripercorsi alcuni cenni storici. «Fino a tutto il ‘700 – ha riferito Renis Ridolfo, gnomonista, che ha condotto le ricerche in stretta sinergia col collega Marco Rossi – a Venezia si è continuato ad utilizzare l’ora all’italiana: 24 ore misurate a partire dal tramonto. Poi, con la caduta della Repubblica, nel 1797 la Municipalità provvisoria optò per un segnale orario che indicasse il mezzogiorno. Con l’‘800, secolo di innovazioni tecnologiche e dell’avvento della ferrovia, si fece avanti un nuovo sistema: quello dell’ora media, con lo gnomonista Giuseppe Cocconi che pubblicò due fascicoli a riguardo».

Proprio Cocconi realizzò a San Lorenzo una meridiana a tempo medio ancora oggi esistente, seppur priva di gnomone, per la quale Ridolfo ha lanciato un invito: renderla nuovamente funzionante. «Ma ne voleva una più visibile, che istruisse i veneziani al nuovo sistema orario, tanto da inaugurarne una a Rialto», a San Giacometo. Riformati tutti i fusi nel 1893, si passò all’ora dell’Europa centrale, con la meridiana «che subì un ritardo di 10 minuti e 40 secondi, smarrendo la sua valenza. Finché venne imbiancata, perdendosene la memoria». Rossi ha posto invece l’accento sui quattro segni zodiacali che esistevano in origine, spiegando ai presenti che identificavano sia equinozi che solstizi. Non essendo visibili nelle immagini a disposizione, si è preferito evitare di riproporli, per non rischiare di produrre qualcosa che non fosse perfettamente coerente con il progetto originario. «L’auspicio – ha proseguito il presidente Mazzariol, rivolgendo il proprio ringraziamento a Federica Romano, della Soprintendenza – è che questa meridiana segni al più presto l’ora della pace nel mondo». La direzione dei lavori è stata affidata all’architetta Adriana Fasano e la realizzazione dell’opera alla società Sirecon, con Letizia Longone – a cui l’Arciconfraternita ha consegnato una targa – che si è dedicata alla restituzione della superficie, meridiana compresa. «Parte dell’intonaco – ha riferito Fasano – era deteriorata. Per i segni riprodotti abbiamo scelto il marrone». Un colore ritenuto coerente e in armonia con l’ambiente circostante. «Individuare la dimensione dei caratteri e un font che fosse il più simile possibile all’originale, ha richiesto un lavoro certosino. Lo gnomone è quello originario, che è stato fissato e consolidato, mentre il piattello è stato rifatto, scegliendone uno ovale. Tondo non funzionava correttamente».

La confraternita lagunare è affiliata, sin dal 1899, alle “Misericordie d’Italia”, costituitesi nello stesso anno in Confederazione nazionale. Tutto è cominciato con il decreto napoleonico del 1807, che vietava le sepolture nei centri abitati. Anche la città lagunare dovette adeguarsi, provvedendo a scegliere il luogo più opportuno in cui costruire un cimitero. E se all’inizio venne designata l’isola di San Cristoforo della Pace, di fronte a Murano, in seguito le fu annessa anche la vicina isola di San Michele. La sepoltura dei morti lontana dai centri abitati comportò comunque delle conseguenze: nei veneziani iniziò a venir meno il culto dei defunti. Nel 1824 sorse dunque l’Arciconfraternita, con l’obiettivo di suffragare i morti, provvedere alle inumazioni degli iscritti e curare un conveniente accompagnamento funebre. Una missione che si è allargata e ampliata nel tempo, includendo una serie di attività volte a rispondere alle necessità sociali dei cittadini. Tra queste, rivolte agli anziani, compagnia e piccoli aiuti a domicilio, accompagnamento alle visite mediche, espletamento delle pratiche amministrative, servizio della spesa a casa. Dal 2001 è in funzione anche un ambulatorio in cui opera un gruppo di medici volontari, mentre dal 2009 è sorta la sezione di primo soccorso, pensata per intervenire nei momenti “caldi” della città d’acqua, come nelle giornate del Carnevale e del Redentore.
C.I.D. s.r.l. Società a Socio Unico – Casa editrice del settimanale Gente Veneta – CF e PI 02341300271 – REA: VE – 211669 – Capitale Sociale 31.000 euro i.v. – Dorsoduro,1 – 30123 Venezia
Iscriviti a CRUX e non perderti nessun aggiornamento, ti invieremo 1 volta a settimana i nuovi articoli!