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Rapporto di sostenibilità MUVE: accolte 3120 persone fragili

La Fondazione Musei Civici di Venezia ha presentato “Fondamenta”, il rapporto di sostenibilità basato sui 4 obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite che analizza 10 anni di operato

Serve partire dal territorio per lavorare per la collettività. È questa la certezza della Fondazione Musei Civici di Venezia (MUVE) che a fine anno ha presentato “Fondamenta”, il rapporto di sostenibilità con cui la Fondazione ha scelto di valorizzare il suo ruolo nel costruire una cultura sostenibile non solo ambientale, ma anche sociale, economica ed etica, all’interno dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite per superare le sfide future legate allo sviluppo, alla trasformazione e all’adattamento.  Per fare questo ha dovuto porre in analisi le attuali 12 sedi che solo nel 2024 hanno visto 2.285.385 visitatori. I MUVE infatti comprendono una fitta rete museale in cui rientrano: Palazzo Ducale, la Torre dell’Orologio, il Museo Correr, Ca’ Rezzonico, Ca’ Pesaro, il Museo di storia Naturale Giancarlo Ligabue, il Museo di Palazzo Mocenigo, Casa Carlo Goldoni, il Museo Fortuny, il Museo del Vetro, il Museo del Merletto di Burano e il recente Museo di Torcello. Inoltre, a questi luoghi dell’arte e della cultura si aggiungono anche gli spazi della Scuola del Vetro Abate Zanetti a Murano e a Mestre il Centro culturale Candiani, l’Emeroteca dell’arte, Forte Marghera, mentre nello spazio del Vega sono depositate le opere d’arte, senza contare la rete di biblioteche e archivi spesi tra città storica e terraferma.

Accolti negli sazi MUVE 3120 persone fragili

Proprio tenendo conto di tutte queste realtà così diverse ed eterogenee, la Fondazione si è domandatacome poter avere un approccio partecipativo grazie all’aiuto di dipendenti e stakeholder che hanno visto coinvolti in primis come consulenti scientifiche del progetto Paola Dubini, docente centro ASK dell’Università Bocconi, e Diana Martello, della Scuola IMT Alti Studi di Lucca, che hanno collaborato in particolare insieme alla Presidente della Fondazione MUVE Maria Cristina Gribaudi, a Luca Mizzan, Responsabile Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue, e a Pietroluigi Genovesi, Responsabile MUVE Academy e MUVE Education. La Fondazione si è concentrata su 4 dei 17 obbiettivi dell’agenda 2030, focalizzando la ricerca sugli ultimi 10 anni di operato. «Abbiamo lavorato un anno per incrociare tutti i dati» fa sapere Paola Dubini.  Prima di tutto, con l’obiettivo n. 3 dedicato a “Salute e benessere”, la Fondazione ha fatto sapere che dal 2021 al 2024 ha accolto nei propri spazi 3120 persone fragili, instaurando con loro una relazione organizzando visite plurisensoriali (888), attività per i nuovi cittadini (500), attività per persone con disabilità cognitive e con dipendenze (503), attività per anziani o persone con decadimento cognitivo (656), tra cui anche 150 attività in carcere. Per quanto riguarda invece il punto 4, “Istruzione di qualità”, sono in totale 10.076 i gruppi scolastici, dall’infanzia all’università, coinvolti dal 2015 ad oggi, un forte risultato possibile grazie al rapporto con gli istituti scolastici, le università e soprattutto con il corpo docente, che MUVE considera partner strategico nella costruzione della sua offerta culturale, certo che il network delle relazioni internazionali è la cosa più importante da coltivare, e che oggi ammonta ad oltre 350 partenariati.

Tanti lavori di manutenzione sugli immobili perché siano accoglienti

I musei sono allora visti come esperienze trasformative e spazi di benessere psicologico. Il tutto possibile alla luce dell’obiettivo 11. “Città e comunità sostenibili”, che invece si focalizza sul ruolo della cultura come sviluppo sostenibile attraverso la conservazione degli immobili e delle opere e la fidelizzazione del pubblico. I lavori di manutenzione ordinaria nelle varie sedi nel 2024 sono stati 2537. Solo a Palazzo Ducale, nello specifico per la riqualificazione funzionale e adeguamento degli impianti, sono stati spesi 500 mila euro, e altrettanti per monitoraggio e interventi sugli apparati decorativi di soffitti e pareti. Al Museo Correr, invece, per la riqualificazione del secondo piano sono stati spesi oltre tre milioni, a Ca’ Rezzonico oltre 500 mila euro e quasi 400 per Palazzo Fortuny.  Questo perché avere immobili visitabili e accoglienti dove le opere d’arte sono facilmente fruibili aiuta a fidelizzare il pubblico: nel 2024 sono stati 57 mila i visitatori residenti, di cui la maggior parte si è scoperto che preferiscono visitare Ca’ Pesaro, seguito dal Museo di Storia Naturale e Palazzo Mocenigo, a differenza delle visite totali che tra le varie sedi ammontano a 2. 285.385 e che però si concentrano per metà a Palazzo Ducale, con 1.333.314 visite. La Friendship card ad esempio è fatta per il 50% da veneziani e veneti, mentre la restante parte da persone di altre regioni e perfino dall’estero. «Questo in particolare si deve all’accoglienza e all’attenzione per le categorie di pubblici che hanno necessità e bisogni specifici» ha sottolineato Diana Martello.

Uno sguardo rivolto sempre all’ampliamento della proposta

Il tutto in un ottica di ampliamento delle proposte. La Fondazione Musei Civici infatti presto acquisirà anche il Museo di Wagner all’interno del Casinò a Ca’ Vendramin Calergi, portando a 13 i musei all’interno dei circuito MUVE: questa la notizia arrivata a margine della presentazione di “Fondamenta”. Inoltre, a fine dicembre ha inaugurato al Museo del Vetro a Murano il nuovo allestimento al piano terra dedicato all’Ottocento, negli spazi dove un tempo venivano fatte le mostre temporanee (leggi qui). Fondamentale per i MUVE resta anche il rapporto con la terraferma, dove ha da poco ha inaugurato la Casermetta Este a Forte Marghera, spazio dedicato ai giovani talenti contemporanei (leggi qui). Intanto proseguono i lavori al Centro Culturale Candiani, che diventerà museo del contemporaneo, e presto aprirà al pubblico anche il Palaplip, che verrà adibito a spazi laboratoriali con una piccola parte dedicata alle esposizioni. Ultimo obiettivo in cui è rientrata la Fondazione è il n.13 “Lotta al cambiamento climatico”, per cui la Fondazione si impegna a leggere i cambiamenti ambientali attraverso l’osservazione delle comunità biologiche nei contesti urbani, coinvolgendo direttamente le persone. Ad esempio l’impegno si risconta nelle pratiche museali, grazie ad un allestimento più green. La Fondazione con la sua attività di ricerca ha inoltre riscoperto le tinture di un tempo che oggi possono essere riusate per pratiche più ecosostenibili, ma l’impegno si può constatare anche al centro di primo soccorso per le tartarughe marine con sede al Centro Morosini al Lido. «Queste risultato non è un punto di arrivo ma di partenza. – ha chiarito Maria Cristina Gribaudi, da 10 anni presidente della Fondazione MUVE – Speriamo di aumentare presto i nostri obiettivi». E poi chiarisce: «Il progetto dovrà camminare con le sue gambe indipendentemente dalle persone che lo seguiranno. – spiega – Abbiamo voluto vedere come i musei potevano interfacciarsi con la comunità e con il territorio, capendo che prendendoci cura del patrimonio dovevamo parlare anche un linguaggio di inclusività, che dalle opere d’arte arrivasse fino alle merlettaie e alle tartarughe».

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