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Quando l’età ha la sua importanza, anche per la pelle

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di Roberto Parisi, internista angiologo Ospedale Santi Giovanni e Paolo, Ulss 3 Serenissima

Qualche tempo fa mentre vistavo una paziente di 93 anni, una signora decisamente in gamba per la sua età, mi ha detto che le sembravo sempre giovane. A questa affermazione, nata dal fatto che era qualche anno che non ci vedevamo, ho dovuto rispondere che lei mi vedeva giovane, ma la differenza tra la mia e la sua età era rimasta la stessa.

In effetti vediamo le persone dal nostro punto di vista e man mano che avanziamo con gli anni gli altri ci sembrano più giovani. Li vediamo giovani. Di fatto però l’età avanza per tutti e porta dei cambiamenti.

Immagine di rawpixel.com su Freepik
Come cambia la pella al passare dell'età

La pelle, ad esempio, cambia con l’avanzare degli anni: le rughe, qualche macchietta… Una cosa a cui non pensiamo è che la nostra pelle nel tempo diventa “più sottile”: si riduce il collagene e i capillari, che sono già di per sé più fragili, sono più esposti e si rompono più facilmente. Si generano così dei piccoli ematomi che sono più frequenti nelle zone esposte a traumi o sfregamenti, di solito la superficie estensoria delle mani e degli avambracci e la regione anteriore delle gambe. Proprio come gli ematomi assumono poi una colorazione brunastra che tende a scomparire nel tempo.

Bisogna aggiungere,inoltre, che nei pazienti che assumono da lungo tempo cortisone questa tendenza si sviluppa prima e più facilmente per le azioni dell’ormone sulla pelle. Altri, invece, che adoperano gli antiaggreganti piastrinici – la solita aspirinetta o il clopidogrel per capirsi… – o ancor di più gli anticoagulanti, presentano più facilmente questi fenomeni per l’azione dei farmaci sulla coagulazione. Oggi, è vero, diamo più difficilmente gli antiaggreganti in quella che si definisce prevenzione primaria – ovvero quando ancora non è successo niente – ma comunque un bel numero di anziani li assume.

Immagine di gpointstudio su Freepik
Segni dell'età sulla pelle: cosa fare per i capillari e i traumi?

Qualche volta queste manifestazioni vengono definite porpora di Bateman dal medico che per primo la descrisse nell’Ottocento, altre volte porpora senile o dermatoporosi, ma è sempre la stessa cosa. Dobbiamo preoccuparci? Una volta tanto no. Possiamo o dobbiamo fare qualcosa? Dobbiamo no: la cosa può essere sgradevole dal punto di vista estetico, ma non comporta di per sé malattia o perdite di sangue. Se chi ci è vicino si preoccupa possiamo rassicurarlo. È una normale conseguenza dello scorrere del tempo, talvolta accentuata dai farmaci che assumiamo.

Se il problema è invece che lo troviamo poco estetico, magari perché riteniamo che ci invecchi prima del tempo, poco possiamo fare, ma qualche cosa sì: mantenere idratata la pelle – a volte basta un po’ di crema – bere a sufficienza, evitare il più possibile i traumi e non eccedere con l’esposizione al sole.

Età e pelle: l'alimentazione è un alleato contro la perdita di collagene

Un po’ di più si può fare con l’alimentazione, almeno per ridurre la perdita di collagene: dobbiamo assumere vitamina C – basterebbero un’arancia o un kiwi al giorno – e cibi ricchi di lisina, pesce prima di tutto, carne soprattutto bovina e suina, frutta a guscio e infine verdure. Quindi in parole povere: una dieta variata.

Naturalmente se questi piccoli “ematomi” aumentano troppo o soprattutto se si manifestano quando siamo ancora giovani, dobbiamo sentire il parere del medico, cosa che dobbiamo fare anche ogni volta che siamo in dubbio, ad esempio, perché ne compaiono troppi contemporaneamente. Il tutto è ancor più valido per i pazienti che assumono il coumadin in cui un controllo dell’INR – l’automonitoraggio della coagulazione – sarebbe necessario comunque.

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