
La cosa che apprezza di più chi ha avuto a che fare con Pastorale Universitaria è senza dubbio, nella frammentarietà di oggi, il contributo continuo di accompagnamento degli studenti. Questa è la cifra dellaPastorale Universitaria del Patriarcato di Venezia di cui è direttore don Gilberto Sabbadin, punto di riferimento dei giovani studenti universitari, in particolare fuori sede. L’obiettivo della Pastorale è infatti aiutare i giovani a crescere dando elementi valoriali per avere un giudizio critico sulla vita, creando momenti di incontro tra fede e cultura che contrastino le derive individualistiche. Negli anni, tra i giovani che finiscono il percorso in città e persone nuove che si affacciano alla proposta, la media delle presenze è rimasta costante. Durante l’anno, oltre alla messa serale della domenica nella chiesa degli Scalzi e le celebrazioni in occasione delle varie festività, ogni lunedì la Pastorale propone alle 19.30 un momento di incontro aperto a tutti con la spiegazione del Vangelo, seguito da una cena conviviale e alle 21 da un incontro su un tema ogni volta differente. Gli incontri, molto sentiti con una partecipazione di anche 50 persone alla volta, si tengono al Centro Scalzi vicino alla stazione, da tre anni sede della Pastorale Universitaria, usata anche per studiare e svolgere laboratori con i docenti.

Diversi incontri, in particolare, sono rivolti a temi che riguardano la vita dei giovani e il loro futuro. Don Gilberto, come direttore della Pastorale Universitaria, negli anni ha visto l’ambiente universitario evolvere verso la frammentarietà: «L’itinerario accademico è meno unitario rispetto a un tempo e i giovani a volte sentono la mancanza di fluidità. – dice il sacerdote – Fanno la triennale qui e la magistrale da un’altra parte o viceversa, e spesso sono chiamati a fare esperienze all’estero. Tutto questo può essere un valore, ma non contribuisce ad avere stabilità nella vita e a definire il futuro. – e commenta – La mia preoccupazione è che i giovani si sentano frastornati. In questi anni infatti ho notato anche cambi di indirizzo più frequenti rispetto al passato. Un rischio di frammentarietà a cui la Pastorale Universitaria risponde dando concretezza: «Vedo che la nostra proposta in questi anni di incertezza viene maggiormente apprezzata. Siamo un riferimento e offriamo continuità». Gli studenti che animano la pastorale sono molto attivi e autonomi, ma allo stesso tempo chiedono la guida di adulto per avere un confronto: «Questo è un aspetto molto positivo. Cerchiamo di rendere possibile lo scambio intergenerazionale, offrendo formazione non occasionale o estemporanea per gli anni in cui i ragazzi studiano a Venezia. – dice don Gilberto – Intercettiamo in particolare i giovani che sono molto attenti ad una prospettiva di progettualità di vita» spiega, dicendo che molti studenti che dopo laurea restano in città, non avendo una parrocchia di riferimento, continuano a frequentare la Pastorale.

Tra gli incontri svolti durante l’anno appena trascorso hanno avuto maggior seguito il percorso di bioetica in collaborazione con la Scuola Teologica per laici San Marco e il Gremio di Bioetica sulle dipendenze e l’intelligenza artificiale, così come quello incentrato sul tema della sostenibilità in chiave antropologica. Per un periodo sono state proiettate le puntate di The Chosen, la serie americana sulla vita di Gesù, leggendo di volta in volta il Vangelo di riferimento della puntata. Non sono mancati poi approfondimenti sul tema della passione che anima i desideri e quello della sofferenza e del ruolo redentivo del dolore nella vita cristiana, così come quello sul valore della fragilità. Il record è stato raggiunto nell’incontro con gli studenti islamici che ha visto un centinaio di persone. Senza contare poi l’evento di fine anno realizzato dagli studenti della Pastorale Universitaria che quest’anno si è svolto nella chiesa di San Francesco della Vigna, un appuntamento ormai molto atteso da studenti e veneziani. Durante l’anno inoltre anche le case studentesche diocesane (Santa Fosca, Casa Catecumeni e San Michele) aprono le loro porte agli universitari per incontri di formazione su vari temi, dall’arte alla letteratura viste in chiave spirituale e di evangelizzazione. «Il dialogo tra fede e cultura permette di crescere nell’educazione morale e nei valori. Il nostro percorso spirituale è una formazione orientata a Cristo, manifestazione della vita in pienezza» dice don Gilberto, che fa un bilancio positivo dell’anno da poco concluso. «La Pastorale è un valido strumento di cultura, perché permette di formare le coscienze – continua don Gilberto – Crediamo che il passaggio dall’essere giovani al diventare adulti avvenga accogliendo la parola di Dio, che è un’azione culturale, un modo per prendersi le proprie responsabilità ed essere attivi nella vita civile e sociale».

Tra le cose che più fanno apprezzare la Pastorale Universitaria è la chiarezza della proposta: «I giovani cercano riferimenti nitidi, hanno l’esigenza e il diritto di un confronto critico. La Pastorale non deve confondersi nella massa delle proposte culturali ma deve offrire quello che è il magistero della Chiesa in modo adeguato». Tra gli studenti, infatti, una ragazza quest’anno ha anche ricevuto la cresima in Basilica a San Marco, mentre un altro sta facendo il percorso per ricevere il battesimo. Negli anni don Giberto ha tratto grande insegnamento dal mondo giovanile: «Tendenzialmente i giovani non vivono la rassegnazione che invece può volte essere percepita in certi ambienti pastorali. C’è una dimensione creativa e di vivacità che è arricchente anche per il mio ministero, perché mi allena ad essere aperto al confronto. Credo che la Pastorale Universitaria, grazie a desideri e testimonianze a volte incredibili, mi faccia continuamente fare esperienza di speranza. Anche il laboratorio a cui abbiamo partecipato lo scorso marzo a Cagliari “Università laboratorio di speranza” parlava di questo». Ora la Pastorale, che durante la pausa estiva continua a mantenere i contatti con coloro che sono rimasti in città, è pronta per ripartire in vista di settembre. «La sfida è intercettare anche universitari autoctoni, quelli che partecipano alle attività ad oggi sono infatti una manciata». Due saranno quest’anno gli studenti che presteranno servizio civile e aiuteranno nell’organizzazione della programmazione: «Oltre ai momenti di preghiera e agli incontri che riprenderemo – conclude don Gilberto – vorremmo iniziare l’anno con un pellegrinaggio giubilare, un cammino a piedi nei dintorni».
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