Zanato invece si è concentrato nell’approfondire la figura del personaggio minore di Rifeo presentato nel canto 20. «Siamo nel sesto cielo, quello di Giove, dove Dante incontra le anime dei giusti e in particolare dei sovrani in forma di grande aquila, simbolo dell’impero, formata da rubini. Ad occupare la pupilla dell’aquila tra gli spiriti sommi c’è Davide, re di Israele, mentre nelle ciglia ci sono Traiano, Ezechia, Costantino, Guglielmo II di Sicilia e Rifeo, per cui Dante spende molti versi e che definisce “quinta luce santa”. «La domanda è: cosa fa tra i sovrani e imperatori massimi un personaggio secondario che non è né capo di stato, tanto meno cristiano? Ebbene, Rifeo è citato nell’Eneide di Virgilio, nel 2 libro al v.339, all’interno del racconto che Enea fa della presa della città di Troia» spiega, dicendo che Rifeo si unì per tentare l’estrema difesa della città e con un epitaffio è omaggiato come il più giusto di tutti i troiani. Lui infatti concentrò tutto il suo amore sulla giustizia, ecco che allora Dio gli concesse la grazia che lo condusse nella fede del Cristo venturo, a differenza di Enea che restò nell’Inferno tra “color che sono sospesi”: «Rifeo credette in Cristo 100 anni prima che venisse sulla terra. Dante doveva dimostrare che senza fede nessuno può elevarsi. Una spiegazione semplice della beatitudine e dell’insondabile profondità del giudizio divino». Queste le anticipazioni di un lavoro ancora in essere: «Ora che siamo liberi dalle incombenze didattiche non vorremmo trascinare troppo il lavoro già da un po’ avviato. – afferma Carrai – Il 2026 dovrebbe vederci impegnati assiduamente nel lavoro e entro il 2027, se non avremmo finito il libro, avremo quanto meno le bozze». Bellomo aveva destinato il suo lavoro per il pubblico di riflettori di Dante, e non avrà quindi una destinazione scolastica: «Non potevamo cambiarne il target in corsa – precisa Zanto – Il testo però va bene anche per gli studenti universitari. Trattandosi poi di un commento modulare ognuno potrà prendere quello che vuole». E conclude Carrai: «L’aspetto composito e modulare ci dà speranze che il pubblico possa essere anche più ampio».
Nuovo commento al “Paradiso”: le anticipazioni di Carrai e Zanato
C’è grande attesa da parte degli studiosi, ma non solo, di vedere portato a compimento il commento al “Paradiso” di Dante Alighieri, che sarà prossimamente edito da Einaudi, presentato in anteprima giovedì 11 alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia dai dantisti Stefano Carrai, fiorentino già docente alla Scuola Normale di Pisa, e Tiziano Zanato, veneziano fino a poco fa docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, nell’incontro organizzato dalla Società Dante Alighieri di Venezia, di cui è presidente del comitato Bruno Cervato-Selvaggi. «Un Capolavoro della letteratura. La biblioteca conserva splendidi volumi miniati dei commenti» dice Stefano Trovato, Direttore della Biblioteca Marciana. Il commento alla cantica più alta della Divina Commedia è il punto di arrivo dell’impresa iniziata da Saverio Bellomo nel 2013 con il commento dell’ “Inferno” per i Classici Einaudi, fin da subito molto apprezzato. «A molti colleghi l’impegno sembrava terrificante e che impedisse di fare qualsiasi altra cosa. – ha commentato la prof.ssa Serena Fornasiero, che ha mediato l’incontro – Bellomo aveva investito tanto sullo studio dei commentatori antichi del testo dantesco». Il dantista si era messo poi a lavorare anche sul “Purgatorio” che però lasciò incompiuto. Quando Bellomo mancò improvvisamente nell’aprile del 2018, mancava infatti il commento degli ultimi tre canti, la revisione generale dell’opera e l’introduzione. Il commento fu così poi concluso da Carrai e uscì a doppia firma nel 2019. «Il lavoro già fatto non poteva restare nell’ombra, seppur con dolore ho assecondato alla richiesta» ha commentato Carrai.
Ora per completezza Carrai ha deciso di portare avanti il commento alla cantica più antica, per farlo però ha chiesto l’aiuto del collega Zanato, visto che è anche la più difficile delle tre. I dantisti si sono divisi il lavoro in due parti: i primi 17 canti saranno commentati da Carrai mentre gli ultimi 16 da Zanato. «Poi però li rivedremo a vicenda, così da sopperire ad eventuali défaillance che possono capitare in un lavoro così lungo e impegnativo per un testo che ha le sue asperità di carattere dottrinale e teologico» anticipa Carrai. Il commento seguirà fedelmente la griglia stabilita da Bellomo per le prime due cantiche, di fatto la novità cospicua in termini di organizzazione del lavoro. «La griglia prevede un’introduzione al canto, in cui si danno informazioni di carattere storico, dottrinale e documentario, un commento a piè di pagina e una lettura finale» spiega, dicendo che da quando Bellomo ha iniziato il lavoro sono passati oltre 15 anni e c’è stato anche il centenario dantesco. « Sono usciti molti commenti ed edizioni critiche. Le novità non saranno tanto nel contenuto. Trovare nuove fonti e riferimenti culturali non è facile. Semmai si tratta di scegliere come strutturare il commento in base a cosa dire o meno. – continua – Dobbiamo dare al lettore una gerarchia di ciò che è più importante. Nonostante le tante fonti, le questioni linguistiche ora si possono affinare grazie ai nuovi strumenti: «Qualche novità potrà emergere sul piano della cultura teologica, visto che oggi rispetto ai commentatori del passato si hanno a disposizione mezzi informatici e banche dati. – e prosegue – Inoltre staremo attenti al vocabolario dantesco che, sebbene in fieri, è molto utile e non si può prescindere come strumento». Poi spiega come Bellomo avesse individuato una soluzione di grande equilibrio e chiarezza: «Si era prefissato di non cambiare il testo rispetto a quello dell’edizione di Petrocchi del 1965 – 1967, così che il lettore non venisse disorientato, trattandosi di un testo canonico riprodotto in tante edizioni anche scolastiche. Semmai le varianti potenzialmente buone le discuteva in nota».
La speranza per Carrai è quella di far sì che la cantica sia letta tutta come un’opera di poesia: «È ancora forte il retaggio della lettura crociana della Commedia. Anche se si dice sia superata la critica di Croce continua ad essere in qualche misura latente» dice, spiegando che Croce affermava che ci sono episodi di poesia sublime legati però da tessuto di tipo ideologico e teologico che lui nel suo pensiero fortemente idealistico non considerava poesia. «Per me non è così» afferma, citando un passaggio del settimo canto del “Paradiso” in cui Beatrice legge nel pensiero di Dante la confusione circa il tema della crocifissione di Cristo, affrontata nel canto precedente, dove Dio per fare vendetta ha dovuto sacrificare suo figlio. «Beatrice dice che in Cristo convivono due nature: quella umana, la stessa di Adamo e del peccato originale, e quella divina in quanto figlio di Dio. Spiega che al peccato originale vi poteva rimediare solo Dio o l’uomo, ma l’uomo non avrebbe potuto escogitare un’adeguata autoumiliazione. Bisognava allora che intervenisse Dio con misericordia o giustizia o con tutte e due, come fece, donando e sacrificando il proprio figlio per ottenere giustizia dal peccato originale che macchiava il genere umano. – e continua – Una lectio quella di Beatrice che mette in versi una linea teologica che parte da Sant’ Agostino e arriva alla “Summa teologica” di San Tommaso. Beatrice si fa ancella di teologia, rendendo conto di certe questioni teologiche in modo estremamente poetico».
Zanato invece si è concentrato nell’approfondire la figura del personaggio minore di Rifeo presentato nel canto 20. «Siamo nel sesto cielo, quello di Giove, dove Dante incontra le anime dei giusti e in particolare dei sovrani in forma di grande aquila, simbolo dell’impero, formata da rubini. Ad occupare la pupilla dell’aquila tra gli spiriti sommi c’è Davide, re di Israele, mentre nelle ciglia ci sono Traiano, Ezechia, Costantino, Guglielmo II di Sicilia e Rifeo, per cui Dante spende molti versi e che definisce “quinta luce santa”. «La domanda è: cosa fa tra i sovrani e imperatori massimi un personaggio secondario che non è né capo di stato, tanto meno cristiano? Ebbene, Rifeo è citato nell’Eneide di Virgilio, nel 2 libro al v.339, all’interno del racconto che Enea fa della presa della città di Troia» spiega, dicendo che Rifeo si unì per tentare l’estrema difesa della città e con un epitaffio è omaggiato come il più giusto di tutti i troiani. Lui infatti concentrò tutto il suo amore sulla giustizia, ecco che allora Dio gli concesse la grazia che lo condusse nella fede del Cristo venturo, a differenza di Enea che restò nell’Inferno tra “color che sono sospesi”: «Rifeo credette in Cristo 100 anni prima che venisse sulla terra. Dante doveva dimostrare che senza fede nessuno può elevarsi. Una spiegazione semplice della beatitudine e dell’insondabile profondità del giudizio divino». Queste le anticipazioni di un lavoro ancora in essere: «Ora che siamo liberi dalle incombenze didattiche non vorremmo trascinare troppo il lavoro già da un po’ avviato. – afferma Carrai – Il 2026 dovrebbe vederci impegnati assiduamente nel lavoro e entro il 2027, se non avremmo finito il libro, avremo quanto meno le bozze». Bellomo aveva destinato il suo lavoro per il pubblico di riflettori di Dante, e non avrà quindi una destinazione scolastica: «Non potevamo cambiarne il target in corsa – precisa Zanto – Il testo però va bene anche per gli studenti universitari. Trattandosi poi di un commento modulare ognuno potrà prendere quello che vuole». E conclude Carrai: «L’aspetto composito e modulare ci dà speranze che il pubblico possa essere anche più ampio».
Autore:
Francesca Catalano
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