
Nuove frontiere nel campo della formazione che vedono nuovi spazi e sedi per corsi e studenti. Nella mattinata di ieri, giovedì 5, nell’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti di Venezia si è volta l’inaugurazione del nuovo anno accademico e diverse sono le novità e le prospettive future dell’istituzione veneziana che sono state presentate dal direttore Riccardo Caldura alla presenza di varie autorità, tra cui Valeria Mantovan, Assessore all’Istruzione, Formazione, Competenze e Cultura della Regione del Veneto, e Paola Mar, Assessore all’Università del Comune di Venezia. Sul piano della didattica, l’Accademia consolida l’offerta formativa con il triennio in Educazione, Mediazione e Comunicazione dell’Arte, mentre la Scuola di Pittura al biennio è stata riorganizzata in tre indirizzi che, oltre al percorso classico, vedono anche quelli di “Progettazione Arti Visive”, in cui la pittura si espande e tocca anche aspetti tecnici, ambiti e materiali diversi rispetto a quelli pittorici tradizionali, e “Pratica e Teoria dei Linguaggi”, in cui si tratta la riflessione sui linguaggi pittorici e ha quindi carattere più teorico. «Nell’ambito della pittura ormai abbiamo un interesse sedimentato, non solo dalla storia ma degli esiti più recenti. – spiega Caldura – Siamo un’Accademia riconosciuta a livello nazionale e internazionale per la formazione. Con i nuovi corsi riusciamo a dire cosa c’è a lato del pittorico, in cui le nuove generazioni chiedono di essere formate». Per quanto riguarda invece la Scuola di Grafica d’Arte negli ultimi anni c’è stata una richiesta crescente nella formazione nell’ambito dell’illustrazione: «Da quest’anno, oltre al corso biennale, abbiamo aperto anche un corso triennale di Illustrazione e fumetto con un’accezione più contemporanea» spiega Caldura. All’offerta dall’anno scorso si sono poi aggiunti anche i dottorati: «Ora abbiamo tredici posizioni di dottorato aperte, tra le otto dell’anno scorso e le cinque di quest’anno. Di queste ultime, tre dottorati con borsa sono coperti dal Ministero e due posizioni invece sono senza borsa».

In un’ottica sempre più orientata all’innovazione dei percorsi formativi, l’Accademia ha sempre più bisogno di spazi dove svolgere le sue attività e, con l’intento di avviare nuove reti di collaborazione, ha iniziato a recuperare e valorizzazione nuovi spazi di altre istituzioni pubbliche. Tra questi, alla Giudecca sta prendendo forma il Polo ABAVE Education & Research presso l’ex-Herion, dedicato ad insegnamenti, workshop, seminari nell’ambito Educazione, Mediazione e Comunicazione dell’Arte e Nuove Tecnologie per l’Arte, alla Scuola di Dottorato e alla ricerca interdisciplinare. «Abbiamo preso un intero secondo piano, con un’area compresa di spazi comuni di circa 500 mq, dove si organizzerà la scuola di dottorato, una sala per le riprese audiovideo professionali e tre spazi legati alla comunicazione e alla didattica» spiega Caldura. A Forte Marghera invece è stato completato l’intervento sul Padiglione 36: «Si tratta di quello parallelo al Padiglione Artefici del Nostro Tempo, anche quello interamente recuperato da noi» sottolinea Caldura. Il progetto di restauro nel padiglione 36 è stato condotto dallo studio di architettura di Alberto Torsello su circa 300 mq, che corrispondono ad un terzo del padiglione. «Gli spazi sono stati concepiti per il laboratorio di scenografia e costume e anche gli arredi sostenibili e reversibili sono stati progettati ad hoc» spiega Caldura, dicendo che gli spazi sono stati concepiti anche per la didattica, la sperimentazione e la produzione artistica. Infatti, la restante parte del padiglione, già adibita a funzioni espositive, verrà recuperata anch’essa e sarà destinata a diventare il secondo spazio espositivo dell’Accademia dopo i Magazzini del Sale. Diverso è per la sede centrale dell’Accademia, dove anche qui andranno presto fatti dei restauri: «Ma di questi lavori più complessi si parlerà più avanti».

Durante la mattina è stato presentato il progetto City Open Museum, in rete con istituzioni italiane ed europee e avviato con il fondi del PNRR, di cui è capofila l’Accademia di Carrara, per cui l’Accademia di Venezia si occuperà della valorizzazione e digitalizzazione del suo Archivio e Fondo Storico, che consentirà di rendere progressivamente accessibile online un patrimonio di straordinaria rilevanza, composto da incisioni, disegni, progetti, materiali amministrativi e documentazione storica (leggi qui). Per quanto riguarda invece le mostre, il Magazzino del Sale 3 fino ad aprile ospita un’esposizione dedicata allo scultore e docente ottocentesco dell’Accademia Luigi Ferrari, in cui gli studenti hanno ricostruito il monumento a Marco Polo mai realizzato dall’artista (leggi qui). Dal 4 maggio poi, sempre al Magazzino del Sale 3, in occasione della 61. Biennale Arte, l’artista portoghese Pedro Cabrita Reis presenta il ciclo XIV Steps, composto da quattordici dipinti ispirati alle Stazioni della Croce, segnando un approccio più intimo che esplora la complessità della condizione umana.

Durante l’inaugurazione l’Accademia ha voluto ribadire il proprio impegno nel costruire un dialogo costante con la laguna e i territori circostanti. Cuore della mattinata è stato il confronto tra cinema, arti visive, scenografia e curatela, con la presentazione del film “Primavera” (2025) diretto da Damiano Michieletto e tratto dal romanzo “Stabat Mater” di Tiziano Scarpa, vincitore del Premio Strega nel 2009. Il film, di cui è scenografo Paolo Fantin, formatosi proprio nell’Accademia veneziana, è ambientato nella Venezia del 1716 e ruota attorno alla giovane musicista Cecilia, interpretata dall’attrice Tecla Insolia. La città lagunare diventa spazio vivo di musica, istituzioni religiose, potere e guerra, con la presenza e figura chiave di Antonio Vivaldi, a cui presta voce e volto Michele Riondino. La città è raccontata come crocevia culturale e teatrale, dove emergono il fermento musicale e le contraddizioni della Serenissima. Durante la mattinata è stato poi presentato anche il progetto “Diario veneziano”, ideato da Ilya Kabakov e Emilia Kabakov e curato da Giulia Abate e Cesare Biasini Selvaggi. Come un grande autoritratto collettivo il progetto, che sarà allestito a Ca’ Tron, in concomitanza con la 61. Biennale Arte, mette al centro legame tra la città e chi la abita o la sente propria.
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