
Ernani Costantini era un pittore e un uomo di profonda fede. “La Venezia di Ernani Costantini”, a cura dello storico d’arte Marco Dolfin, è la mostra che inaugura domani sera, sabato 27, al Laurentianum a Mestre e che sarà preceduta dalla presentazione, alle ore 18, al Centro Santa Maria delle Grazie. L’esposizione vede 50 opere, di cui diverse inedite, che vanno dagli esordi fino all’ultimo periodo con una sezione di 10 dipinti meno noti interamente dedicati alla produzione sacra del maestro veneziano, mentre la parte più corposa di 40 dipinti illustra i lavori per cui è più conosciuto, con cui seppe raccontare i cambiamenti della città negli anni, fino all’avvento del turismo. Allestita fino al 19 ottobre nello spazio accanto al Duomo di San Lorenzo, la mostra è promossa dall’Associazione Culturale Paolo Rizzi, in collaborazione con il Duomo di Mestre e con il patrocinio del Comune di Venezia. L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione degli artisti veneti del XX secolo, legati in modo autentico e profondo al paesaggio della laguna. Cresciuto nei pressi di Madonna dell’Orto, Ernani Costantini (1922 – 2007), protagonista della pittura veneziana del secondo ‘900, iniziò a dipingere giovanissimo. Iscrittosi all’Istituto d’arte ai Carmini, ebbe come maestri Ercole Sibellato per la pittura, Mario Disertori per il disegno, Giorgio Wenter Marini per la composizione architettonica e Giulio Lorenzetti per la storia dell’arte. Chiamato alle armi nel 1942, fa ritorno a Venezia solo nel 1948 quando inizia ad insegnare arte nelle scuole statali. Nel 1955 realizza la sua prima mostra personale a Venezia al Centro d’Arte San Vidal, sezione veneziana dell’Unione Cattolica Artisti Italiani, di cui fu presidente e consigliere nazionale». Tanti i primi premi che vinse, tra cui quelli al Premio Mestre di Pittura nel ’58, al Premio Biennale di Arte Sacra di Venezia nel ‘83 e al Premio Burano nel’84, facendosi strada a livello nazionale, tanto che nello stesso anno la Rai dedica un servizio di 30 minuti alla sua pittura.

In mostra una saletta è totalmente dedicata all’arte sacra ed è allestita in dialogo con lo spazio liturgico del Duomo. L’interesse per l’arte sacra per Costantini fu tutt’altro che marginale, che occupò una parte centrale della sua produzione, tanto che numerose furono le pale d’altare e opere realizzate per le chiese della città e del territorio: solo a Mestre sono una 30ina le opere murali a soggetto religioso presenti in 12 chiese. «Sono dipinti dove si vede una fede autentica. – spiega il curatore Marco Dolfin – Costantini nel suo saggio “Lettera ad un caro amico” enucleava i suoi pensieri in merito all’arte sacra e si scagliava contro gli artisti che volevano portarla verso l’astrazione. Per lui infatti bisognava rifarsi all’iconografia classica e ai maestri del Rinascimento, mostrando le immagini in modo didascalico e non rivoluzionario». In mostra sono presenti opere come “Maria di Nazareth” del 1987, un olio su tela realizzato per un premio a Firenze. Dell’opera nel tempo si erano perse le tracce e solo recentemente si è scoperta la sua appartenenza ad un collezionista privato. «Se la Madonna è realizzata con un volto idealizzato, quello del bambino è invece reso in modo iperrealistico» commenta Dolfin, sottolineando come l’opera cali la tradizionale iconografia nel contrasto contemporaneo dell’epoca. Tra le opere più particolari quelle del periodo sperimentale, risalente ai lavori dei primi anni ’60, a cui risalgono i dipinti “Madonna con Bambino in gondola”, realizzato con accesi timbri cromatici, e “Rivelazione”, in cui l’immagine del Crocifisso è inserita nella composizione di una natura morta al fianco di una chitarra posta in primo piano. Non mancano però visioni più classicheggianti come “Compianto di Cristo” del 1987 e una “Annunciazione” del 1989.

«Fin dalle prime opere le sue suggestioni hanno sempre uno sfondo religioso. – racconta Christiano Costantini, figlio dell’artista – Da quando iniziò a dipingere nelle chiese, in particolare dal primo intervento murale del ’64 eseguito nella chiesa di Sacca Fisola, rifletté sull’importanza di dare alla pittura di stampo religioso una grande forza comunicativa, con una capacità di eloquenza immediata non di difficile comprensione. Con questa impostazione lavorò poi non solo sui soggetti sacri ma su tutta la sua arte pittorica di figura, paesaggio e nature morte». Le opere riunite in mostra sono quelle realizzate per i concorsi di pittura sacra: «Mio padre si sentiva molto impegnato nella ricerca e approfondimento di un’arte contemporanea a soggetto religioso» spiega ancora il figlio. L’intera mostra però si concentra sulle vedute di Venezia, scorci familiari, calli assorte, luci riflesse sull’acqua e frammenti di vita quotidiana. Una pittura in cui la città non è semplice scenario, ma presenza viva, evocata con uno stile lirico ma saldamente ancorato alla realtà visibile. Come per i dipinti di arte sacra, è interessante vedere come le prime opere in ordine cronologico, realizzate negli anni ’50 e ’60, non esposte in tempi recenti, mostrino il lato più sperimentale del maestro. – sottolinea ancora Dolfin – Di solito gli artisti figurativi agli esordi partono con una pittura più semplice e solo successivamente arrivano ad una tecnica più evoluta. Costantini invece fa il contrario, e questa mostra mette in luce proprio questa particolarità del suo modo di dipingere».
Costantini si approccia alla pittura sperimentando soluzioni formali che arrivano ad esiti vicini alla pittura astratta. Non segue prospettive usuali e mescola la pittura ad olio con la sabbia, come nelle due opere “Ponte Moro” e “Ponte San Cristoforo” databili al 1961. Se in quest’ultima la pittura si fa più densa e quasi “gocciolante”, nella veduta “Dal Bacino di San Marco” del ’54 si avvicina a pennellate quasi astratte, mentre nel dipinto “L’ormeggio delle gondole” presenta una pittura segnica che richiama lo stile di Vedova. Solo negli anni’80 Costantini nei dipinti dedicati alla sua città approda ad una pittura figurativa dallo stile delicato e narrativo, con accenti lirici e vibrazioni cromatiche: «Un viaggio per i sestieri di Venezia in cui non solo ritrae gli scorci più noti ma anche quelli nascosti come Santa Maria Materdomini, la Misericordia, Torcello e le vedute dal suo studio ai Santi Santi Giovanni e Paolo da cui vedeva la facciata della Basilica» spiega ancora Dolfin. Se le opere dei primi anni sono dedicate più ai monumenti, in quelle degli anni ’80 si inizia a vedere una Venezia che si popola di turisti, come nell’opera “Via vai al pontile” del’88, connotata da colori più vivaci, e in “Bacino di San Marco” del 2005, che in una veduta dall’alto coglie una città moderna con imbarcaderi e vaporetti. Infine, Christiano Costantini, approfondisce il profilo umano e artistico del padre: «Quando mi avvicinavo a lui mentre dipingeva richiedeva rispetto e silenzio assoluti. Stavo alle sue spalle e lo guardavo muovere mani e pennello secondo il suo sentire e per me era sempre una sorpresa vedere cosa emergeva nel passaggio dalla tavolozza alla tela. – e conclude – Fino ad una certa età è stato difficile discutere con lui. Mio padre aveva rapporti con gli intellettuali del periodo, solo crescendo ho iniziato a fare con lui discorsi profondi da cui ho compreso di più la sua arte, che per lui era impegno e gesto d’amore». La mostra è ad ingresso libero dal martedì al venerdì dalle ore 16 alle 19, mentre il sabato e la domenica con gli orari 10 -12.30 e 16-19.
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