
La natività nel segno di San Francesco. Quest’anno il presepe della Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia, realizzato e ideato ogni S. Natale dall’ultra 90enne padre Sergio Zanchi, è dedicato a San Francesco, visto che nel 2026 ricorreranno gli 800 anni dalla morte e per cui il 4 ottobre, come un tempo, tornerà ad essere festa nazionale. Inaugurata domenica 21, la Sacra rappresentazione, inventata proprio da San Francesco, è stata allestita all’ingresso della Basilica sulla sinistra, prima del monumento del Canova, e non più come avveniva negli ultimi anni nella Cappella di San Pietro, visto che lì da qualche tempo è stata spostata la biglietteria. Ad annunciare il presepe all’ingresso della chiesa, oltre alla stella cometa, c’è l’immagine illuminata di San Francesco, ritagliata su un plexiglass realizzato da padre Sergio su un disegno fatto ancora quarant’anni fa dalla nota illustratrice veneziana, nonché parrocchiana, Maria Gianola. Sotto l’immagine di San Francesco quest’anno compare anche la scritta in legno che richiama la frase del santo: “Laudato sì, mi Signore, per quelli che perdonano”: «Una frase molto forte e significativa che tiene conto di tutte le guerre che ci sono nel mondo. San Francesco è veramente un benefattore dell’umanità» commenta padre Sergio, che per tagliare la scritta in compensato, messa sotto l’immagine di San Francesco nella bussola all’ingresso della chiesa, è stato aiutato dagli altri sacerdoti da poco arrivati in parrocchia insieme al nuovo parroco padre Marco Pellegrini. Una coppia di parrocchiani, marito e moglie, da anni ha invece il compito di allestire le stelle del cielo rese con lampadine, ma è padre Sergio di fatto poi a predisporre l’impianto illuminotecnico decretando le transizioni e i vari momenti della giornata, aiutato dai sacrestani Nicola e George: «La parte che mi piace di più realizzare e che mi dà più soddisfazione è proprio quella elettrica» racconta padre Sergio.

Momento centrale del presepe è quello in cui tutte le luci si spengono e in cui si illumina solo la capanna in cui è nato il Salvatore, posizionata sulla sinistra rispetto allo sguardo dell’osservatore. «La capanna o grotta che sia deve essere messa sempre ben visibile in primo piano, si deve notare» spiega padre Segio, sperando di poter dare degli spunti validi per la realizzazione del presepe in famiglia. Nella capanna Maria dondola la culla in cui giace il bambino Gesù. «Ho fatto in modo di motorizzare il braccio di Maria così che fosse una scena così forte e intima» continua il sacerdote. Nel mentre il canto “Dolce sentire” accompagnerà la notte e il lieto evento, momento centrale di tutta la realizzazione. Anche quest’anno non mancheranno gli effetti spettacolari dell’alternarsi del giorno e della notte in un ciclo totale di sei minuti, così come il comparire della stella cometa che, muovendosi nel cielo, guida i pastori verso il bambinello. Se l’anno scorso ad un certo punto una copiosa nevicata imbiancava il paesaggio quest’anno ha invece lasciato il posto ad un forte temporale, anticipato da fulmini e lampi. Un sottile riferimento al dramma delle guerre che affliggono sempre più il mondo. «Ma anche Gesù era vissuto in un mondo di turbolenze e anche lui è stato sotto la pioggia. – e spiega il sacerdote – C’è bisogno del perdono per arrivare alla pace. Se la guerra distrugge, il Natale invece costruisce» dice. spiegando che nel presepe dei Frari resta sempre la speranza, rappresentata questa volta dalla spensieratezza dei bambini che nel mondo portano verità e allegria.

Una parte del presepe è infatti dedicata proprio ai più piccoli, che ogni anno si recano con le loro famiglie per vedere lo spettacolo dell’unico presepe in movimento ormai realizzato in città. «Ho organizzato una parte del presepe con bambini che giocano in gruppo. Quest’anno ho costruito una giostra antica con catene trainata da un asinello che si aggiunge alle statuine degli anni scorsi dei bambini che si dondolano sulle altalene – anticipa padre Sergio – Il mio vuole essere un segno di speranza per il futuro, come segno che vada tutto bene. I bambini sono la festa della famiglia». La struttura realizzata con tubi innocenti su un’ impalcatura di 5 x 4 metri e sopraelevata di 80 cm dal pavimento, che bisogna predisporre almeno un mese prima della realizzazione del presepe, è realizzata con stampo prospettico, che dalla capanna in primo piano poi man mano vede i personaggi rimpicciolirsi fino a che non raggiungono le lontane montagne innevate. Quest’anno le statue in primo piano davanti sono di legno molto grandi e pregiate: «Un tempo le bloccavano sul tavolo con i chiodi perché non venissero portate via» ricorda padre Sergio. Oltre a queste non mancano gli altri personaggi motorizzati che padre Sergio negli anni ha realizzato con le sue mani, una passione che ogni volta lo porta a crearne di nuovi, di varie dimensioni, così da adattarli al presepe che di volta in volta cambia e viene modificato il gioco prospettico.
Tra le statuine realizzate da padre Sergio nel corso degli anni non mancano la donna che lava i panni, quella che li stende e quella che fila dentro casa. Un’altra fanciulla in una casa, come Maria, culla il suo bambino, altre sono quella che dà da mangiare alle galline e quella che fa la polenta, ma anche il fabbro, l’artigiano della ceramica e gli immancabili giocatori di carte con i fuochi davanti a cui scaldarsi. Inoltre verso le montagne non manca un laghetto con le onde mosse dal vento e due barche che lo attraversano. «Rappresento la vita comune: le persone che lavorano e soprattutto i bambini che giocano. Nel presepe racconto quello che ogni giorno avviene dentro le case. Movimenti famigliari che si vedono quotidianamente nei giochi e in famiglia. Una vita normale dove c’è pace e serenità, proprio come dovrebbe essere in ogni parte del mondo. – spiega il sacerdote – I bambini amano le cose belle e serene e proprio per questo sono colpiti dalla pace che appare nel presepe. Questo ci fa capire che nel nostro quotidiano siamo fatti per vivere sereni, e i bambini ci dicono con chiarezza che siamo fatti per vivere in pace». E conclude: «Il presepe non sta nel folklore, ma parla nella profondità del cuore. Gesù è venuto ad abitare in mezzo a noi come fratello per insegnarci a vivere secondo la luce di Dio stesso. Ci insegna a vivere da fratelli amandoci, mettendo a profitto i doni ed i talenti che il signore ci ha dato per il bene personale e per la realtà in cui ci si trova, per le persone che si hanno accanto». Una tradizione, quella della realizzazione della sacra rappresentazione, che ai Frari si rinnova ogni anno attirando non solo residenti, ma anche turisti che si fermano in contemplazione anche per un’ora. Il presepe resterà aperto fino al 2 febbraio con orario 9 – 17.30.
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