
Al centro le questioni fondamentali per il futuro della salute in Italia. Sono tanti gli argomenti di cui si è parlato nei giorni scorsi nella Sala San Domenico dell’Ospedale SS. Giovanni e Paolo del centro storico veneziano che ha ospitato per tre giornate la “The Future of Life Sciences”, la XII edizione della Summer School Venezia di Motore Sanità, svolto in collaborazione con l’Ulss3 Serenissima. Al centro delle conferenze e delle discussioni degli esperti nazionali le questioni più rilevanti e urgenti per il Sistema Sanitario Nazionale e per la salute dei cittadini italiani: tra queste l’innovazione tecnologica nelle specialità mediche, la situazione di Regioni e Aziende e la necessità di una governance nazionale, la prevenzione e la riduzione del rischio, l’obesità, gli investimenti necessari per la sanità, la lotta agli sprechi, l’oncologia, la prevenzione vaccinale, l’attenzione per le categorie fragili, il riconoscimento della cefalea cronica come patologia invalidante da parte dell’OMS, i rischi delle sigarette elettroniche per i giovani.
Motore Sanità costituisce un progetto di Panacea Società Cooperativa Sociale volto al progresso della ricerca scientifica e delle conoscenze scientifiche in Italia e all’estero nel campo sanitario e sociale tramite attività di informazione e formazione, seminari e attività di aggiornamento. Nella giornata di chiusura della Summer School sono intervenuti anche alcuni personaggi della politica che si occupano di sanità e salute pubblica. Manuela Lanzarin, assessora alla Sanità della Regione Veneto, ha ricordato che il la Regione Veneto Regione da diversi anni risulta la prima in Italia per i Livelli Essenziali di Assistenza e ha ribadito la lotta politica portata avanti dall’attuale giunta regionale per una maggiore flessibilità nella gestione delle risorse per la sanità: «Non chiediamo risorse in più o diverse, ma vorremmo poter utilizzare quelle che già abbiamo in modo più flessibile in maniera tale da poter far fronte a situazioni contingenti e fare delle programmazioni». Andrea Costa, esperto in strategie di attuazione Pnrr-Missione 6 Salute con particolare riferimento agli interventi a livello territoriale per il Ministero della Salute, ha sottolineato l’importanza di una collaborazione efficace tra i professionisti e la politica per poter ridisegnare insieme il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) sfruttando le competenze e le eccellenze italiane e garantendo uniformità ed equità nei trattamenti e nelle cure in tutto il territorio del Paese.

Per trovare una soluzione alle criticità dell’attuale SSN molti dei relatori hanno evidenziato tre aspetti chiave: prevenzione a partire da uno stile di vita sano, cure domiciliari quando possibile, Case di Comunità e assistenza non ospedaliera per esigenze specifiche non urgenti. Maurizio Cancian, appartenente alla Giunta Esecutiva Nazionale della Società Italiana di Medicina Generale, ha indicato come via da seguire il Care Model già ampiamente diffuso in Europa: «Gli ospedali dovrebbero occuparsi prevalentemente dei casi emergenza-urgenza e dell’alta specializzazione. La medicina di attesa (basata su programmazione e liste di attesa in base alla disponibilità) dovrebbe gestire l’evoluzione di patologie acute o complicanze, mentre bisognerebbe puntare sul territorio e sulla medicina di iniziativa per la prevenzione, l’identificazione precoce, la pianifica di un piano individualizzato che coinvolga gradualmente il paziente a livello attivo». In particolare sulle malattie croniche Cancian riporta che il 48% della popolazione adulta italiana soffre di una patologia cronica inguaribile ma curabile e che necessita perciò di assistenza.

Dal convegno Luciano Flor, dell’Osservatorio Innovazione di Motore Sanità, lancia l’appello: «Abbiamo imparato a conoscere bene le categorie fragili durante la pandemia, ma non dimentichiamoci che queste categorie esistono sempre». I fragili, per l’età avanzata e/o la presenza di patologie croniche, hanno bisogno di speciali piani di prevenzione e cura perché rischiano complicazioni: «Per esempio il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV), già causa di numerosi ricoveri di persone senza patologie respiratorie, nel caso di persone con asma e malattie broncopolmonari croniche porta a un declino delle funzioni respiratorie. Perciò è necessario sensibilizzare sulla necessità di vaccinare le categorie a rischio» spiega Claudio Micheletto, Direttore dell’Unità Ospedaliera Complessa di Pneumologia dell’Agenzia Ospedaliera Universitaria di Verona e Presidente dell’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri.
Anche lo scompenso cardiaco necessita di particolare attenzione e invece, purtroppo, spesso la sua gravità viene sottovalutata: «Molti non sanno che è la prima causa di ricovero e di morte in ospedale per gli over 65. È uno dei pilastri delle criticità e ad oggi, mi dispiace dirlo, non c’è ancora una grande organizzazione nella rete sanitaria come esiste, invece, per altre patologie» denuncia Flor.
Un altro tema fondamentale della Summer School è stato l’integrazione delle innovazioni tecnologiche nelle varie specializzazioni mediche. Se da un lato con la pandemia è stata sdoganata la medicina telematica, dall’altro ci sono ancora molte perplessità nel nostro Paese sull’utilizzo dei cosiddetti digital twins (italianizzato in “gemelli digitali”): pur garantendo la tutela della privacy, con una maggiore flessibilità sull’utilizzo dei dati si potrebbe realizzare con l’intelligenza artificiale una copia virtuale del paziente capace di monitorare in ogni istante il suo stato di salute e organizzare anche dei piani personalizzati di prevenzione e cura. Sembra fantascienza, ma in alcuni Paesi è già realtà e Antonio Ferro, Direttore Generale dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia Autonoma di Trento auspica di poter realizzare a breve un progetto di questo tipo per il Trentino. Un altro problema è la disomogeneità nell’accesso ad alcune delle nuove tecnologie: per esempio nella cura del diabete è stato introdotto da diversi anni un nuovo dispositivo che migliora la qualità della vita dei pazienti, ma si stima che su 700.000 persone in Italia sotto trattamento insulinico quasi il 50% dei pazienti non lo usi.
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