
È un risultato tutt’altro che scontato quello della 82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, che ha visto la vittoria del Leone d’oro per il miglior film andare a “Father Mother Sister Brother” di Jim Jarmusch, una commedia con fili di malinconia che, sotto forma di trittico, indaga tre diverse storie famigliariambientate tra Stati Uniti, Irlanda e Francia, concentrandosi sulle relazioni tra figli e genitori e tra fratelli. Un verdetto che è stato una vera e propria sorpresa quello di sabato 6, dato dopo aver visionato i 21 film in competizione dalla giuria internazionale presieduta da Alexander Payne e composta da Stéphane Brizé, Maura Delpero, Cristian Mungiu, Mohammad Rasoulof, Fernanda Torres e Zhao Tao. Negli ultimi giorni molti infatti avevano puntato sulla vittoria del film “The Voice of Hind Rajab” di Kaouther Ben Hania (leggi qui) che, vincitore morale del Festival, si è comunque aggiudicato il Leone d’argento – Gran Premio Della Giuria. Il film, attraverso le registrazioni reali, racconta la tragedia di Rajab, bambina che l’anno scorso è rimasta vittima in una macchina a Gaza mentre cercava di scappare con i suoi famigliari. Un film documentario straziante che però ha il pregio di non mostrare mai la violenza, vincitore anche, tra gli altri premi, del Leoncino d’oro, Unicef e Croce Rossa. Il Leone d’argento per la migliore regia è invece andato a Benny Safdie per il film “The Smashing Machine”, che racconta la storia del lottatore Mark Kerr. Premiate anche le migliori interpretazioni. Quella femminile è andata all’attrice cinese Xin Zhilei per il film “The sun rises osn us all” di Cai Shangjun, mentre quella maschile all’attore Toni Servillo, aggiudicatosi la Coppa Volpi per la migliore interpretazione nel film “La Grazia” di Paolo Sorrentino (leggi qui). Ma per l’Italia non è stato l’unico riconoscimento. Premio speciale della giuria anche al film italiano “Sotto le nuvole” di Gianfranco Rosi, mentre per la categoria “Orizzonti” sono stati premiati come migliori attori Benedetta Porcaroli nel film “Il Rapimento di Arabella” di Carolina Cavalli, e Giacomo Covi nel film “Un anno di scuola” di Laura Samani.

Tanti sono stati i temi affrontati nei film proposti, primo fra tutti quello sui rapporti famigliari, tra incomprensioni, assenze e dolori, proprio come ha fatto il film aggiudicatosi il Leone d’oro; ma è stato trattato anche l’argomento della giustizia, pensiamo al film di Sorrentino che si basava su concedere la grazia a due assassini o al film, sempre italiano, “Elisa”, incentrato sulla storia di una ragazza che ha ucciso la sorella. Diverso spazio è stato dato anche ai conflitti, al potere, al terrore della minaccia atomica e al tema del lavoro. Due in particolare i film in concorso che hanno parlato di quest’ultimo. “No Other Choice”, di Park Chan-wook, esplora il dramma della perdita del lavoro attraverso il protagonista che, non riuscendo a trovare una soluzione, decide di eliminare tutti i suoi avversari. Diverso invece il film “À Pied D’œuvre” per cui Valérie Donzelli e Gilles Marchand si sono aggiudicati il premio per la migliore sceneggiatura, che racconta la storia di un fotografo di successo che rinuncia a tutto per dedicarsi alla scrittura, fino a scoprire la povertà e a pagare il prezzo più alto per la propria libertà. Tanti i film graditi dal pubblico e gli attori del grande schermo acclamati sul red carpet come Jacob Elordi, George Cloney, e Jude Law che ha interpretato Putin nel film “Il mago del Cremlino” (leggi qui), ma anche Julia Roberts, che per la prima volta ha partecipato alla Mostra, e ancora, Emma Stone, Barbara Ronchi e Valeria Bruni Tedeschi, quest’ultima molto apprezzata nelle sua interpretazione della Duse nell’omonimo film di Pietro Marcello.

«L’82. Mostra ha confermato la ricerca della qualità artistica, delle novità e dei talenti nelle cinematografie di tutto il mondo» ha detto il Presidente de La Biennale Pietrangelo Buttafuoco, sottolineando il legame potente con la storia attuale e le tragedie che ci circondano. «Il conformismo cerca sempre di strumentalizzare la tragedia sfruttando con l’empietà della chiacchiera il martirio degli innocenti». Buttafuoco non ha poi mancato di sottolineare che la longevità e l’attualità delle proposte sono dovute ad un lavoro costante fatto dall’istituzione, in cui tutte le arti dialogano e si fondono insieme: «La più antica mostra di arte cinematografica è sempre più punto di riferimento. Un grande ringraziamento per il successo di questa Mostra va al direttore Alberto Barbera. – ha sottolineato – L’accurata selezione ci ha mostrato lo spirito degli abissi, ma anche la speranza. Il mio cuore è fermo al momento in cui in “The Voice of Hind Rajab” la soccorritrice porge il rifugio della preghiera alla bambina per condurla lontano dalla paura». E proprio sulla difficile situazione che sta vivendo la Terra Santa ha aperto una finestra il card. Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme, che sabato in occasione della cerimonia di chiusura è intervenuto con un video messaggio, invitato dal Presidente della Biennale.

«Creare cultura per fermare l’odio» sono state le sue parole molto forti e significative. «Stiamo vivendo un momento drammatico, difficile e divisivo» ha detto il card. Pizzaballa, ricordando le eloquenti e significative immagini che parlano di distruzione, morte e dolore. «Siamo talmente pieni di dolore che sembra non esserci spazio per il dolore dell’altro. Stiamo vivendo un clima di odio profondo sempre più radicato dentro le due popolazioni, israeliana e palestinese, che sembra non finire mai. – ha detto – Questo è il risultato di anni di linguaggio violento e deumanizzante. Se si crea una cultura e un linguaggio che deumanizza l’altro, infatti, il passaggio alla violenza fisica e reale è solo quesitone di tempo e purtroppo lo stiamo constatando. – e continua – Sappiamo che la fine della guerra che auspichiamo non segnerà la fine del conflitto, delle ostilità e del dolore». Poi si concentra sul potere educativo della cultura: «Dobbiamo lavorare molto nel creare una narrativa diversa, finora lasciata ai radicali estremisti, da una parte e dall’altra. – afferma – Dobbiamo invece avere il coraggio di una narrativa e di un linguaggio diverso, che aprano nuove prospettive e orizzonti. Nuove strade che arrivino prima al mondo della cultura e che poi possano arrivare anche alla società e al mondo della politica. Qui ci sono tante persone impegnate» ha detto infine, augurandosi che anche da Venezia possa arrivare un contributo positivo in tal senso, «con persone che ci proiettino immagini che costruiscono anziché distruggere».
C.I.D. s.r.l. Società a Socio Unico – Casa editrice del settimanale Gente Veneta – CF e PI 02341300271 – REA: VE – 211669 – Capitale Sociale 31.000 euro i.v. – Dorsoduro,1 – 30123 Venezia
Iscriviti a VE-NICE e non perderti nessun aggiornamento, ti invieremo 1 volta a settimana i nuovi articoli!