
Ricordarsi della morte per apprezzare la vita e vivere davvero. Questa era la filosofia del noto maestro gioielliere Attilio Codognato, scomparso due anni fa all’età di 85 anni. Quelle a cui negli anni ha dato vita sono creazioni che non si dimenticano: vistose, impattanti, vere e proprie opere d’alta gioielleria che sono raccontate per nuclei tematici nel volume “A. Codognato. Memento Vivere”, che uscirà in tutte le librerie il prossimo 3 ottobre, edito in inglese da Marsilio Arte e perciò rivolto ad un pubblico internazionale. Il volume recentemente è stato presentato in un evento privato ed esclusivo nel palazzo di famiglia a Venezia dai figli, Cristina e Mario Codognato, attuale direttore dalla Berggruen Arts & Culture a Palazzo Diedo. Alla presentazione erano presenti importanti ospiti nel campo della moda, dell’arte, del cinema e dell’editoria. Tra loro la stilista Maria Grazia Chiuri, ex direttrice creativa di Dior, appassionata estimatrice dell’arte del noto gioielliere che è stata la “madrina” della giornata, come l’ha definita il padrone di casa Mario Codognato.

Venezia non era ancora diventata parte del Regno d’Italia quando Simeone Codognato aprì la sua prima bottega nel 1866 e, a soli ventidue anni, iniziò come antiquario la sua carriera per poi specializzarsi nell’arte della gioielleria scegliendo per la sua boutique una posizione strategica a pochi passi da Piazza San Marco. Attilio prese il negozio in eredità dal suo bisnonno, facendolo diventare un vero e proprio punto di riferimento per gli amanti del bello. Collane e bracciali, orecchini e anelli preziosi a teschio incastonati di diamanti, serpenti intrecciati in oro, croci e cammei: i suoi gioielli, carichi di simboli storici e filosofici che affondano le radici tanto nelle tecniche raffinate della cultura bizantina, romana e rinascimentale, quanto nell’immaginario seicentesco del Memento mori, non rappresentano semplici ornamenti, ma veri e propri talismani che dialogano con la morte al fine però di celebrare la vita. Il volume, attraverso tre saggi di Angelo Flaccavento, Eduardo Cicelyn e Alessandro Codognato e oltre 150 immagini, ripercorre tutto questo grazie anche agli iconici scatti realizzati nel 2022 da Juergen Teller. Le fotografie delle creazioni – scattate, tra gli altri, da Ruven Afanador, Sante D’Orazio, Derry Moore, Mario Sorrenti e Chadwick Tyler – sono raggruppate nei quattro nuclei tematici che costituiscono la cifra stilistica della maison.

Accanto a questi gioielli, il libro rende omaggio anche alle celebrità legate a Codognato che amano indossare le sue creazioni, tra cui Elton John, Philippine Leroy-Beaulieu, Alessandro Michele e Tilda Swinton, per citarne solo alcuni che compaiono nel catalogo. Codognato è stato in grado di disegnare gioielli ancora oggi capaci di affascinare collezionisti, artisti e stilisti da tutto il mondo. Non a caso, insieme a Maria Grazia Chiuri, tante sono state le celebrità riunitesi a palazzo per omaggiare l’arte del maestro veneziano, che ha saputo esportare la bellezza e il saper fare italiano nel mondo, tra cui lo stilista Dries van Noten, il direttore di Vanity Fair Simone Marchetti, l’artista Anish Kapoor, l’attore Willem Dafoe e i direttori dei poli museali veneziani Karole Vail della Peggy Guggenheim Collection, Giulio Manieri Elia delle Gallerie dell’Accademia ed Elisabetta Barisoni del Museo di Ca’ Pesaro. «Il suo lavoro ricorda la scuola Caravaggesca. – sostiene nel volume Angelo Flaccavento – Le spille, gli anelli, i ciondoli e gli orecchini che portano i teschi di Attilio sono un’ode alla vita piuttosto che un avvertimento della morte. Portano la certezza che la vita è breve e che la fine è inevitabile, ma in modi che suggeriscono consapevolezza, non pessimismo». Non è un caso se nel volume è riportato il “Dialogo tra Moda e Morte” delle “Operette morali” di Giacomo Leopardi.

«Attilio amava giocare con la bellezza» ha poi sottolineato nel suo scritto Eduardo Cicelyn. Codognato è stato molto più che l’erede di una storica maison di gioielli veneziani. Spirito libero, era un raffinato appassionato d’arte contemporanea. «Non amava solo l’arte di Marcel Duchamp, allo stesso tempo era appassionato della nuova arte di Warhol, Rauschenberg, Nauman e Twombly» dice nel volume Cicelyn, tirando le linee di quella che è stata la storia dell’amore per l’arte del gioielliere. «Papà era uno spirito libero, chiunque gli sia stato vicino ha imparato la bellezza di essere aperti con le persone» ricorda Mario Codognato, sottolineando che il libro è un ricordo che si dipana tra la famiglia e la rinomata maison. «Mio padre aveva principalmente due interessi: il suo lavoro, a cui si dedicava tantissimo, e la passione per l’arte contemporanea. Due polarità che nel libro sono state messe in rilievo». Infine parla del futuro della gioielleria in Calle Vallaresso: «Noi continueremo il suo lavoro su questa linea – anticipa – Ci ha lasciato un grandissimo archivio di disegnisu cui i maestri orafi potranno continuare a lavorare» dice, spiegando che proprio per questo la maison non sente l’esigenza di avere un direttore creativo. «Quella di mio padre è un tipo di gioielleria che parla di Venezia al mondo. Papà continuerà a vivere attraverso le sue creazioni». Quella di Codognato è quindi un arte destinata a durare nel tempo, per portare avanti quell’idea di sfarzo e allo stesso tempo di profondità rispetto ai temi fondamentali della vita.
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