
«E’ un pre-accordo, ma vorremmo portasse presto alla scrittura di un accordo vero e proprio, però è pur sempre un punto di arrivo dopo le mobilitazioni che noi medici di medicina generale abbiamo fatto perché la Regione ci ascoltasse», commenta il segretario di FIMMG Veneto Giuseppe Palmisano in merito alla questione della trasformazione dei medici di medicina generali in dipendenti della programmata Case di Comunità. «L’accordo completo integrativo regionale reale va siglato in vista della riorganizzazione della sanità territoriale che comprende anche la medicina generale, nonostante le spinte in origine puntavano ad avere solo personale dipendente, siamo riusciti a definire un’ipotesi per cui all’interno delle nuove strutture oltre ai medici neo-diplomati, si affianchino anche i libero-professionisti più esperti per condividere l’esperienza ed evitare che questa specialità venga disertata dai giovani, in favore di altre branche della pratica medica».
Il pre-accordo politico per la definizione dell’Accordo Integrativo Regionale (AIR), è stato siglato lo scorso 4 novembre dall’intersindacale della Medicina Generale formata da FIMMG Veneto, FMT, SMI e SNAMI. «Siamo arrivati a questo punto grazie a un’iniziativa nazionale che ha coinvolto anche Lazio, Lombardia e Friuli Venezia Giulia oltre al Veneto, con iniziative che hanno fatto rumore anche verso l’opinione pubblica e i pazienti come l’affissione di cartelli all’interno degli ambulatori – aggiunge il medico – abbiamo cercato di dare un segnale forte, seppur in modo delicato e siamo soddisfatti che la promessa fatta dall’assessore uscente alla Salute Manuela Lanzarin, sia stata mantenuta, con la pubblicazione martedì 9 dicembre 2025 della delibera della Giunta sul Bollettino Ufficiale n° 163 della Regione , già approvata lo scorso 20 novembre, che recepisce il pre-accordo per la definizione dell’Accordo Integrativo Regionale (AIR). Ora l’auspicio è che l’accordo vero e proprio arrivi entro primavera 2026, perché non c’è più tempo e siamo l’unica regione oltre all’Emilia Romagna a non averlo ancora sottoscritto».

«Alla Regione la prospettiva di avere i medici di medicina generale come dipendenti, con l’idea di rendere operative le Case di Comunità allettava, ma il Ministero dell’Economia stesso si è espresso sulla non sostenibilità di questo modello – spiega Palmisano – senza contare che studi e immobili in cui sono ospitati i professionisti sono in molti casi di proprietà dei medici stessi, se il pubblico dovesse acquistarli o affittare spazi equivalenti, il sistema non reggerebbe l’aggravio economico e dovrebbe anche gestirlo a livello di manutenzioni. Inoltre, se fosse andata in porto questa ipotesi, con i giovani neo-assunti dipendenti e i medici con più anzianità liberi professionisti, si sarebbe creata una sanità ad “arlecchino”, tra soggetti pubblici, privati e accreditati determinando un caos organizzativo».
«Sono passati 15 anni dall’ultimo accordo integrativo regionale che aveva introdotto le medicine di gruppo (Ndr si tratta di aggregazioni fra professionisti per condividere il personale amministrativo e di segreteria) – aggiunge – purtroppo l’auspicio di tutti noi, ovvero che questo modello fosse esteso sull’intero territorio e anche sulle neonate Case di Comunità, non si è concretizzato ovunque, nonostante l’impatto positivo che avrebbe generato, sia a livello di qualità percepita dai pazienti che nella pratica operativa. La Regione, se non fosse tornata sui suoi passi sulla dipendenza dei medici di famiglia, avrebbe rischiato di perdere la capillarità assistenziale che garantiamo sul territorio, trasferendo la medicina generale all’interno delle Case di Comunità, eliminando gli studi periferici, quando il nostro obiettivo è garantire la libera scelta ai pazienti. Inoltre, in un momento dove la spesa sanitaria è già sotto controllo, questo avrebbe comportato solamente degli aggravi».

«Questo però non significa che la medicina generale resterà fuori dalle Case di Comunità – ci tiene a precisare il Segretario FIMMG Veneto – ma con la riforma delle cure territoriali che accompagna l’introduzione di questi predisi la Regione ha deliberato senza ascoltare tutte le voci della nostra categoria. Noi abbiamo sempre dato disponibilità a far parte di questo importante processo di cambiamento e anche a livello di proteste per le modalità di realizzazione e organizzazione non abbiamo mai fatto clamore per un rispetto istituzionale e per non strumentalizzare la questione. Ora però con il pre-accordo abbiamo stabilito che i medici neo-diplomati che lavoreranno nelle nuove strutture seguiranno l’attività orario del medico di medicina generale, come previsto dall’accordo collettivo nazionale di aprile 2024 che va recepito dalla Regione, in modo da equiparare i sanitari sia dentro che fuori le Case di Comunità».
«Oltre a questo abbiamo proposto, in affiancamento ai colleghi più giovani, che quelli con più anzianità di servizio possano svolgere delle ore nelle nuove strutture territoriali. Come è possibile se è noto che i medici di famiglia sono oberati dai pazienti? – s’interroga Palmisano – L’unica leva su cui fare spinta a motivare è alleggerire i carichi che gravano sui medici già impegnati nella professione, perché non si può scaricare tutta la responsabilità sui più giovani, in questo modo sarà possibile allargare la platea, prevedendo del tempo da dedicare fuori dall’ambulatorio in base al numero di pazienti o su disponibilità libera. A livello di semplificazione, il nuovo numero unico europeo 116117 può venire in supporto di questa attività. Inoltre, come già previsto dall’ULSS3 Serenissima, queste collaborazioni dovrebbero integrare la medicina generale con personale di segreteria e infermieristico, oltre agli specialisti, per portare il distretto sanitario letteralmente dentro le Case di Comunità, si tratta di una sfida enorme non solo organizzativa, ma anche comunicativa verso l’utenza».

«La sanità dovrà organizzarsi per gestire due percorsi di cura: le patologie acute e quelle croniche – spiega il sanitario – la corretta organizzazione è fondamentale per non far pagare errori di organizzazione alle future generazioni, la politica ha a cuore le acuzie, ma non si può generare il caos per essere tempestivi trascurando tutti i pazienti fragili che hanno bisogno di continuità assistenziale. I cittadini devono continuare a passare per il proprio medico, col supporto del nuovo numero 116117, in modo che se le persone non riescano a contattare il dottore di famiglia, vengano indirizzate in modo corretto. Le Case di Comunità si rivolgeranno anche a tutti quei soggetti come turisti, fuori sede e non abbienti che hanno bisogno di una risposta sanitaria, per questo non dovranno essere solo luoghi dove scaricare i codici bianchi dei pronto soccorso, ma hub di ambulatori specialistici».
«Perché questo sistema regga – conclude – c’è bisogno di un’organizzazione che orchestri in modo impeccabile tutti gli attori in gioco, sia a livello gestionale che in termini di risposta ai bisogni specifici del cittadino, per questo ci auspichiamo che possa vedere la luce anche un’integrazione con la tecnologia digitale per offrire anche servizi di telemedicina, superando alcuni nodi burocratici come l’annosa questione della continua richiesta di schede SVAMA per gli anziani ad esempio, centralizzando l’informazione e rendendola accessibile a tutto il personale coinvolto nei processi di gestione dei pazienti, sgravando anche i medici di medicina generale che così potrebbero occuparsi meno della burocrazia e più degli assistiti permettendo anche di andare a supportare gli specialisti, dando più attenzione al monitoraggio delle patologie. Insomma le sfide davanti sono tante, ci auspichiamo che la nuova amministrazione regionale prenda la palla al balzo e permetta di chiudere l’accordo al più presto per il bene della salute di tutti, sia medici che assistiti».
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