
In una parete interna dell’oratorio salesiano vicino a via Garibaldi, a Castello a Venezia, compare un murale per la pace realizzato da Mauro Pallotta, in arte Maupal, assieme ai ragazzi del grest. Dopo numerosi laboratori svolti in collaborazione con il Padiglione della Santa Sede per la Biennale Architettura, don Marco Favero, responsabile del patronato di Castello, ha chiesto se fosse possibile realizzare un’attività artistica su una delle pareti interne dell’oratorio. Grazie al tramite di Giovanna Zabotti, co-curatrice del Padiglione della Santa Sede (leggi qui), è stato possibile contattare Maupal, che subito si è reso disponibile per il workshop. «Questa attività si inserisce in un progetto più ampio del padiglione di ricostruzione del tessuto sociale – spiega Zabotti- vogliamo confrontarci con la realtà di Castello, entrando a contatto con associazioni e gruppi locali, per insegnare il valore del rispetto e della cura dell’architettura e delle cose antiche, preziose o meno che siano. Vogliamo realizzare un cantiere aperto concretamente per l’architettura e metaforicamente a livello sociale». L’assessore Paola Mar lunedì scorso ha avuto modo di vedere dal vivo l’opera terminata e si è complimentata con l’artista, i ragazzi, don Favero e Giovanna Zabotti.

Per realizzare il murale, Maupal ha proposto ai ragazzi diverse importanti tematiche di attualità e li ha lasciati liberi di scegliere: «Loro hanno scelto la pace– racconta l’artista – e allora io ho mostrato loro molte immagini iconiche sul tema della pace e della guerra. In particolare loro sono rimasti molto colpiti dalla celebre foto dello studente cinese davanti al carro armato in Piazza Tienanmen e per questo motivo da lì siamo partiti per il progetto». La fase successiva, infatti, è stata quella di chiedere ai ragazzi di realizzare ciascuno un bozzetto del disegno e poi di votare democraticamente quale realizzare. L’artista, successivamente, ha apportato alcuni piccoli aggiustamenti prima di passare alla fase di realizzazione sulla parete. I ragazzi hanno contribuito anche all’effettiva creazione dell’opera, con l’aiuto di Maupal per la definizione dei particolari e per la correzione dei naturali errori che possono capitare durante il lavoro: «Ho voluto lasciare ai ragazzi l’idea di essere liberi, di non dover avere paura a disegnare perché anche quando una parte non viene bene si può facilmente correggere e migliorare. Questo approccio ha avuto i risultati sperati: i ragazzi erano sereni come se fosse ormai la decima volta in cui si trovavano a disegnare».

Il murale, portato a termine in due giorni e mezzo, rappresenta nello sfondo una città bombardata e di fronte un carro armato che procede verso l’osservatore. Davanti al carro armato alcune figure dello stereotipo veneziano, di spalle rispetto a chi guarda, provocatoriamente si oppongono: un gonfalone con il leone alato, una giovane donna con in mano uno spritz, un anziano gondoliere in pensione che porta in giro un carrello della spesa. Sopra il carro armato anche un gabbiano si fa beffe della guerra, tenendo nel becco una medaglia con disegnato il simbolo della pace. Altre due figure della scena colpiscono l’osservatore: una madre con in braccio un bambino che punta il dito per toccare il fianco del carro armato. Entrambi hanno il capo circondato da un’aureola e la carnagione scura. «Queste due figure vorrebbero essere una rivisitazione dell’icona della “Madonna nera” presente nella Basilica della Madonna della Salute» spiega don Favero.

Maupal è un artista romano che si è formato al liceo artistico “Caravillani” e poi all’Accademia Delle Belle Arti di Roma. Dopo un primo periodo ha scelto di concentrarsi sulla street art ed è divenuto celebre per i suoi murales a Roma sul pontificato di Papa Francesco, a partire dall’opera “Super Pope” in cui Papa Francesco, valigetta in mano, vola in prospettiva verso l’osservatore come un supereroe dei fumetti. Tra le sue numerose opere, pubblicate anche sul sito e sulle pagine social dell’artista, alcune sono state realizzate in collaborazione con scuole dalla primaria all’università, altre su commissione dei Comuni, altre ancora “in libertà”. «A volte per esprimere il mio pensiero utilizzo dei poster e, senza alcun permesso, li appongo in giro per le città – racconta l’artista- ovviamente in questi ultimi casi la scelta del luogo adatto è particolarmente difficile perché la strada è di tutti e non bisogna deturparla, ma migliorarla». La street art per Maupal è la migliore forma di espressione del pensiero personale dell’artista ma anche della società: «Penso che la street art sia il vero giornalismo – dichiara l’artista- perché viene dal basso, dalle periferie. Spesso l’artista rappresenta realtà che lui stesso vive, ma anche l’idea della società su un argomento. È naturale, dunque, prendere posizione con questa forma d’arte perché è un disegno, cioè la forma più arcaica di linguaggio, e perché è esposta democraticamente in qualsiasi città».
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