
«Lo diceva anche Papa Benedetto XVI: la musica sacra è liturgia. Un elemento fondamentale per la preghiera, che in un certo senso dà il “colore” alla celebrazione». Alvise Mason, 37 anni di Mestre, è primo organista della Basilica di San Marco e il prossimo 25 marzo festeggerà i suoi cinque anni di attività ricoprendo questo suo prestigioso ruolo. Che porta con sé – come lui stesso afferma – «oneri e onori». Un anniversario che oltretutto ricade in una data particolarmente cara ai veneziani, quella che simbolicamente indica la fondazione della loro città, nel 421 d.C. «Mi ha cambiato la vita – prosegue Mason con riferimento al proprio incarico –. Perché non lo si percepisce come un lavoro, ma come un ministero. Mi spiego meglio: l’organista vive appieno la liturgia e proprio per questo motivo, per lui, diventa anche una necessità viverla bene. Proprio come quella a San Marco». Un ministero, sì, ma pure una vocazione che porta con sé una chiara consapevolezza. «Stando in alto rispetto all’assemblea riunita, è come toccare il cielo con un dito». E non certo un “cielo” qualsiasi, punteggiato di mosaici d’oro che narrano ancora di una storia che ha fatto grande la città, ammirati ogni giorno da visitatori provenienti da ogni dove.

«Ritrovarmi lì sopra – continua – mi fa letteralmente sentire immerso nel sacro. Un effetto quasi cosmico». Alvise Mason ha studiato organo a Venezia, oltre che direzione di coro. Studi e masterclass portati avanti anche in giro per l’Europa, per approfondire repertori e conoscenze. «C’è stata una ricerca, una selezione da parte della Procuratoria di San Marco – spiega ricordando il momento in cui si cercava una figura idonea a ricoprire l’incarico poi affidatogli dal 2021 –. Prima di me hanno rivestito questo importante ruolo predecessori illustri: la storia della musica per organo, a San Marco, ha origini antiche. Esiste l’elenco di tutti i primi organisti che, nel corso dei secoli, si sono succeduti senza interruzione, a partire dal 1316. Nomi noti e conosciuti come, tra gli altri, quello di Claudio Merulo. La basilica di San Marco è famosa in tutto il mondo non solo a livello artistico, ma anche musicale. E questa eredità che abbiamo tra le mani (nelle composizioni e nella pratica, sia corale che organistica) va salvaguardata». Anche se allo stesso tempo «rinnovata, nel senso che serve sempre dare un proprio apporto che tenga conto di continuità e rinnovamento, appunto. Personalmente mi pongo come un tassello di un grande e splendido mosaico fatto di tradizione e bellezza».

L’incarico che da ormai cinque anni ricopre con passione e professionalità «fa sentire il peso di una responsabilità notevole». A confidarlo è il 37enne veneziano, il cui lavoro all’interno della cattedrale della città d’acqua è il principale. D’altronde, la sua, è una professione che coinvolge mente, anima e cuore. Totalizzante. «A questo mio ruolo – racconta Alvise Mason – da sei anni affianco poi la mia attività di insegnante in un liceo musicale. Di fatto si tratta di un impegno part-time, altrimenti non riuscirei a conciliare entrambe le cose». E nel ricco calendario di appuntamenti che si snodano nel corso dei mesi, spicca pure la carriera concertistica. «Nell’ultimo anno sono stato in Danimarca, in Germania e in Svizzera, mentre in altre occasioni anche in Francia. Un’attività che mi fa viaggiare un po’ in tutta Europa, dunque, e ne sono felice. Anche perché in questo modo ho la possibilità di portare il nome di San Marco, e la musica italiana più in generale, nel mondo». Gli impegni legati alla Basilica sono tanti e, in determinati mesi dell’anno come aprile, maggio o dicembre, collegati ad alcune particolari festività liturgiche, si incrementano. «Un impegno continuativo di circa dieci ore al giorno – analizza Mason – poiché il mio compito consiste nell’accompagnare le celebrazioni, che sono molte, oltre che la Cappella Marciana, in sintonia dunque con il maestro Marco Gemmani. Insieme abbiamo lavorato anche a due libri nell’ambito della ricerca musicologica. Insomma, è un’attività piena e su tutti i fronti».

Il compito principale resta comunque quello dell’accompagnamento nelle celebrazioni, «che comporta una preparazione e a pensare a cosa poter suonare di adatto». Quella di Mason è una presenza che non si vede, ma che si ascolta con l’anima, e che accoglie anche chi arriva già qualche minuto prima dell’inizio della Messa, permettendogli di raccogliersi in preghiera. «La mia settimana è cadenzata dall’impegno domenicale nella liturgia – prosegue – come anche negli altri giorni, perché molto spesso ci sono celebrazioni anche oltre la domenica. E a ciò si uniscono cura degli strumenti, preparazione e studio». Il tutto svolto sempre con grande entusiasmo e voglia di fare, senza mai tirarsi indietro. «Non esiste liturgia senza musica. Ancora di più in una cattedrale come quella di San Marco. Fa tremare le gambe pensare ai più grandi organisti del passato, che hanno suonato in Basilica ben prima di me. Amo le Messe celebrate al tramonto, d’estate, quando filtra in chiesa una luce naturale particolarmente suggestiva, che tocca il cuore. La musica, sia nel canto che nel repertorio organistico, è un dialogo, una lingua che unisce riuscendo a parlare a tutti, indistintamente. È difficile da descrivere, ma personalmente sento di riuscire a “dire qualcosa”, nel mio ruolo, a tutti. Anche a chi è seduto più in fondo rispetto ai primi banchi». La tradizione si mescola al nuovo, portando una ventata di novità che presto saranno svelate nei dettagli. La prima, «un nuovo mondo sonoro per l’accompagnamento delle celebrazioni, degno di una cattedrale come quella veneziana», spiega Mason, non potendo al momento svelare di più, ma ricordando come in Basilica siano presenti due piccoli organi vicino all’altare maggiore e a quello della Madonna Nicopeia; mentre altri due più grandi alle Cantorie, tra cui quello storico di Gaetano Callido. «C’è poi in cantiere un ulteriore progetto atteso ormai da decenni, che vede la mia firma come ideale sonoro a San Marco». Se da un lato c’è la volontà, via via nel tempo, di curare ogni celebrazione a livello organistico, e cioè sempre più anche nei giorni feriali, dall’altro potrebbe esserci in futuro la possibilità che uno studente d’organo faccia esperienza proprio in Basilica, affiancato da Mason e dal suo vice. Un’occasione di formazione preziosa che, nel caso in cui si concretizzasse, lascerebbe sicuramente un segno indelebile in chi sarebbe chiamato a viverla.
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