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Mani di mamma: i filati da Mestre per i neonati prematuri

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Un gruppo di volontarie realizza kit completi per aiutare i settimini (e non solo) nella loro lotta per la vita

«A me filare è sempre piaciuto, ci insegnavano già alle scuole elementare a lavorare coi ferri, mi appassiona perché apprezzo anche il lavoro manuale oltre a quello intellettuale e poi farlo a fin di bene è un grande stimolo, oltre alla soddisfazione di realizzare un oggetto, è come se attraverso il filo passasse un pensiero positivo che viene donato a chi lo riceve». Monica, la coordinatrice del gruppo di volontarie del distaccamento di Mestre del gruppo Mani di Mamma di Belluno, un’associazione nazionale, racconta così il suo impegno nella realizzazione di interi kit fatti al 100% di lana per i bimbi nati prematuri e i neonati svantaggiati degli ospedali di Montebelluna e Castelfranco, con un’attività iniziata cinque anni fa in pieno periodo Covid-19.

«Tutto è nato grazie a Claudia Cantoni, ambasciatrice per Belluno del progetto nazionale Mani di Mamma, a cui mi ero rivolta dopo una precedente esperienza in un’altra associazione – racconta Monica – mi ha messo alla prova per realizzare delle scarpine e un cappellino e, anche se avevo superato il test, da sola non ce l’avrei mai fatta a garantire una realizzazione continua. Così grazie al passaparola ho iniziato a trovare altre volontarie e in breve tempo abbiamo formato la nostra squadra di “uncinettine“ e “sferrocine”, iniziando a realizzare diversi kit al mese composti da una copertina, un sacco nanna, un golfino, un cappellino e un paio di scarpine». Il kit non è completo però senza un “dudù”, un pupazzetto che la mamma passa al bimbo come oggetto transizionale per dare sicurezza al piccolo, formato da una testina a forma di orsetto, pupazzo di neve o fiorellino a cui vengono aggiunti dei torciglioni e richiamano il cordone ombelicale.

Cappellino, scarpine, copertina e Dudù realizzato dalle volontarie
In gruppo da Mestre per realizzare kit di abbigliamento di lana per neonati e prematuri

«Non tutte le nostre volontarie sono state scelte per l’abilità, il requisito principale è l’entusiasmo, dato che nessuna di noi viene dal mondo del tessile ma filiamo per passione e per uno scopo nobile – prosegue la coordinatrice – il lavoro infatti viene suddiviso fra chi sa filare a ferri e uncinetto, per poi assemblare un prodotto finito. Andiamo dai 45 ai 60 anni e ci accumuna la grande sensibilità verso il tema dei bambini. Spesso basta che uno degli ospedali ci avvisi del bisogno di un nuovo nato e le sue nuove “zie” si mettono all’opera per aiutarlo più velocemente possibile, ci organizziamo in modo agile su Whatsapp, perché non abbiamo una sede e ognuna lavora a casa propria come e quando può. Anche se realizziamo cose molte semplici, riceviamo sempre un riscontro positivo da parte delle mamme, che spesso ci fanno anche donazioni o ci comprano la lana, sottoforma di “gomitoli sospesi” nella merceria di Montebelluna».

«Ovviamente tutto quello che facciamo è su base volontaria e senza scopo di lucro, così per coprire i costi del materiale ci ingegniamo organizzando mercatini, facendo pacchetti in profumeria per raccogliere offerte, realizzando bomboniere solidali e stiamo pensando anche di realizzare giocattoli per i più piccoli, in modo che le mamme che vogliono contribuire portino a casa qualcosa di utile – aggiunge – l’impegno è talmente costante che produciamo almeno una decina di kit al mese, con picchi a dicembre dove arriviamo anche a 20 e sono talmente richiesti che gli ospedali con cui collaboriamo non riescono a fare magazzino e spesso lavoriamo proprio su commissione per nuove nascite. Ad ogni telefonata che arriva, con relativa condivisione nella nostra chat di gruppo, l’entusiasmo sale alla stelle per la motivazione di sapere di fare qualcosa che possa essere di aiuto».

Un sacco nanna realizzato dalle volontarie di Mestre
Lana, tessitura e colori pensati per aiutare neonati e mamme da Mestre

«Quando ci chiedono perché facciamo tutto questo la risposta è sempre la stessa: donare del tempo per realizzare qualcosa di unico che ricevono questi bambini, sapendo di fare del bene ai piccoli e sperando di far sbocciare un sorriso alle mamme in un momento molto delicato, è una ricompensa ben più grande di qualsiasi prezzo – afferma determinata Monica – aiutiamo non solo i prematuri, ma anche tutti i neonati di famiglie, spesso straniere, che non hanno la cultura del corredino ma che arrivano solo con degli asciugamani, senza il necessario per coprire i piccoli appena nati, dove l’ideale come tessuto anallergico è proprio la lana. Noi usiamo solo la varietà merinos, che non dà alcun problema all’interno dell’incubatrice, anche per i bambolotti usiamo pura lana e cotone anallergico per l’imbottitura. La lana per le sue proprietà è ideale anche d’estate, quindi eccetto ad agosto, la lavoriamo a ciclo continuo tutto l’anno».

«Dietro ogni nostra realizzazione c’è un percorso di ricerca a monte fatto da equipe di medici per cui seguiamo alcune linee guida a livello di cuciture, che devono essere piatte con punti semplici, oltre che di progettazione, in modo da avere capellini che possono essere allargati e le scarpine che devono essere aperte sul retro per ospitare sensori senza difficoltà – precisa la volontaria – grazie ai consigli del gruppo di Belluno e alla mia formazione Waldorf, abbiamo fatto un lavoro anche sulla scelta dei colori, evitiamo quelli molto intensi perché limitano la stimolazione visiva dei bimbi, in favore di tinte neutre e pastello, infatti nella pancia i piccoli si abituano a un incrocio fra blu e rosa, quindi tinte forti li disturbano, meglio sfumature acquerello e pastello, a dicembre per esempio usiamo tantissimo bianco rispetto al tradizionale rosso. Abbiamo standardizzato così il lavoro ma ogni kit resta unico e creativo, ad esempio abbiamo realizzato anche copertina double-face!».

Un kit filato in rosa con il relativo Dudù realizzato interamene a mano
Il futuro fra emozioni e coinvolgimento per aiutare i neonati e le loro mamme

«Ogni volta che vado a consegnare un kit mi concedono di vedere il neonato a cui è destinato, vederli così piccoli e in difficoltà mi fa capire che siamo sulla strada giusta per donare il nostro tempo oltre ai prodotti del nostro lavoro – racconta Monica – ricordo un neonato rimasto tre mesi in ospedale, il piccolo Francesco, a cui abbiamo fatto un kit su misura, era così inerme che mi è rimasto impresso e spero davvero ce l’abbia fatta. Noi poi non sappiamo mai per motivi di privacy come crescono, sperando ce la facciano tutti, anche se qualche mamma è poi venuta a cercarci per fare una donazione o richiederci delle bomboniere che realizziamo e vendiamo per comperare i filati. Si tratta di una fase molto particolare quando nasce un bambino, soprattutto se prematuro, è normale che una mamma sia rivolta totalmente a lui, noi arriviamo in punta di piedi e non cerchiamo riconoscimenti, ci basta sapere che abbiamo contribuito ad aiutare».

Non mancano però le sorprese: «Capita che arrivi dal nulla una telefonata, come quella della mamma di Christopher che è nato a ottobre dello scorso anno, che sbadatamente aveva perso il suo dudù in passeggiata ed era disperata, tanto da chiedere il mio contatto direttamente in merceria – conclude – una nostra “uncinettina” ne ha fatto uno nuovo del tutto simile in velocità per la gioia del piccolo. Qualsiasi persona con questo spirito può provare a entrare nel gruppo, la tecnica verrà da sé, abbiamo insegnato a diverse volontarie che sono partite titubanti e ora filano senza aiuto, grazie anche alla chimica e alle connessioni che si attivano condividendo l’obiettivo di fare qualcosa per questi piccoli guerrieri e le loro mamme. Per tante di noi è stato un modo per donarsi agli altri reinventandosi dopo la pensione». L’invito quindi per chi volesse provare è scrivere alla delegazione di Mani di Mamma di Belluno e chiedere come contattare il gruppo di Mestre, senza limiti di età, uomini compresi.

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