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Magaraggia: «Termino il mandato, ma non il mio impegno per Venezia»

A conclusione dei suoi quattro anni alla guida dell’Ateneo Veneto, la più antica istituzione culturale in attività in Laguna, la presidente traccia un bilancio. «Tanta la soddisfazione, ho dato tutta me stessa. Una proroga? Vedremo, non dipende da me»

È una storia che ha radici profondissime, quella dell’Ateneo Veneto, la più antica istituzione culturale in attività oggi a Venezia. Fondato il 12 gennaio 1812 con decreto napoleonico, da oltre due secoli la sua missione è quella di dare impulso allo sviluppo e alla divulgazione delle scienze, delle lettere e delle arti in ogni loro manifestazione. Con sede nell’ex Scuola di San Fantin, già nota come Scuola dei Picai, oggi alla sua guida c’è Antonella Magaraggia, la prima presidente donna ad aver rivestito quest’incarico, eletta nel dicembre 2021 e in magistratura dal 1985. Di origini venete, numerose le esperienze professionali maturate nel tempo, ricoprendo varie funzioni. A stretto contatto con la realtà dell’Ateneo Veneto, sono stati quattro anni intensi, quelli di Magaraggia, il cui ruolo sta ormai per volgere al termine, dopo un lungo e impegnativo periodo di attività, tuttavia altrettanto ricco di soddisfazione, svolto nella consapevolezza dell’importanza che l’Ateneo ha sempre rivestito, nell’arco della sua storia, nella città lagunare. Tanto nell’ambito culturale quanto nel dibattito che si è snodato attorno ai temi “caldi” del territorio. «Salvo eventuali proroghe, – spiega Magaraggia – il mio incarico si concluderà con il 2025. È pur vero però che, nell’ambito di una revisione del nostro statuto, che necessitava di essere in parte aggiornato e adattato ai nostri giorni, è stata prevista la possibilità di un prolungamento fino a due anni, nel caso in cui ricorrano determinate condizioni». Fra queste, la necessità di avere più tempo a disposizione per proseguire e portare a conclusione attività già in atto.

La facciata dell'ex Scuola di San Fantin, nell'omonimo campo, poi divenuta Ateneo Veneto
«Un mio possibile futuro in politica? Qualcosa su cui ragionare»

«Non so se nel mio caso l’ipotesi di una proroga si verificherà. Se succedesse, la accoglierei, ma non dipende da me. Sono molto contenta di questi quattro anni: ho dato tutto quello che potevo. Ci tengo però a sottolineare che, per abitudine personale, non mi sento “attaccata alla carega”, per usare un’espressione che qui a Venezia conosciamo bene – commenta la presidente con un sorriso –. Insomma, se ci saranno le condizioni per proseguire il mio incarico bene, altrimenti concluderò tranquillamente il mio mandato, con serenità». Potrebbe esserci, in alternativa, un futuro in politica, in vista delle prossime amministrative? C’è chi in città, in questi mesi, non ha fatto mistero di auspicare in una corsa al voto di Magaraggia, poiché considerata una figura che potrebbe dare un contributo concreto e prezioso a Venezia. Ma la presidente, almeno per il momento, tira il freno, andandoci con i piedi di piombo. «Ho ricevuto proposte, ma si tratta di un argomento serio e importante. Certo, mi ha dato soddisfazione sapere che ci sia chi ha pensato a me: evidentemente significa che ho svolto bene il mio compito in Ateneo. Ma è un discorso su cui bisogna ragionare molto attentamente – dice –. Se sto pensando ad una mia possibile candidatura? L’unica certezza per ora è questa: mi piacerebbe continuare ad impegnarmi per la città. Dopodiché in quale forma poterlo fare, francamente non lo so e non dipende solo da me».

L'Aula Magna dell'Ateneo Veneto, sede di incontri e approfondimenti durante l'anno
Dalla Scuola di San Fantin all'Ateneo Veneto

È proprio la presidente a ripercorrere alcuni dei momenti più significativi della storia dell’Ateneo veneziano. Il complesso fu costruito nel 1417 per ospitare le due precedenti confraternite di San Girolamo e di Santa Maria della Consolazione, che si erano fuse condividendo i medesimi scopi assistenziali. Primo fra tutti, il sostegno spirituale ai condannati a morte per impiccagione, da cui derivò proprio il nome popolare di Scuola “dei Picai” (impiccati) o della “buona morte”. Ai confratelli della Scuola di San Fantin spettava anche il compito di occuparsi della sepoltura dei giustiziati e del supporto morale ed economico delle loro famiglie. Distrutta da un incendio nel 1562, la sede fu oggetto di una ristrutturazione profonda. Il soffitto a lacunari che impreziosisce l’attuale Aula Magna accoglie 13 dipinti raffiguranti il Ciclo del Purgatorio, realizzati su tela da Jacopo Palma il Giovane e ultimati nel 1600. Lungo le pareti sono raffigurate invece le Storie della Passione di Leonardo Corona e Baldassarre D’Anna. Nel corso degli anni, i confratelli commissionarono altre importanti opere d’arte a pittori quali Tintoretto, Veronese, Fontebasso e Zanchi, che ancora fanno parte del patrimonio artistico attuale dell’Ateneo. Nel 1664 la Scuola si ampliò ulteriormente con la costruzione dell’attuale Sala Tommaseo («dove il 30 dicembre 1847 Niccolò Tommaseo pronunciò il suo famoso discorso contro la censura austriaca, facendo scattare la scintilla dei motti del 1848») e di quella che oggi è conosciuta come Sala Vittorio Cini. All’arrivo di Napoleone, a inizio Ottocento, seguì la soppressione di tutte le Scuole, Grandi e Piccole. Nell’edificio di San Fantin trovò ospitalità nel 1808 la Società Veneta di Medicina, per arrivare al 1812 quando, con la costituzione dell’Ateneo, nella stessa sede si riunirono anche l’Accademia dei Filareti e quella Letteraria, con l’ex chiesa al pianoterra trasformata in Aula Magna.

A sinistra la scalinata che porta al piano superiore dell'Ateneo Veneto; a destra l'Aula Magna
L'appello a collocare delle targhe nei luoghi di Casanova

«La storia di quest’istituzione – osserva Magaraggia, ripercorrendo i suoi quattro anni di presidenza – è legata a quella della città, che ha sempre seguito senza alcuna partigianeria e attraverso una pluralità di voci». Sono 300 i soci residenti (un numero fisso), un po’ meno quelli non residenti e stranieri. Oltre 60.000, invece, i volumi che compongono la biblioteca, alcuni dei quali molto preziosi. «Vorremmo procedere a scannerizzarne, affinché possano essere consultati anche online», spiega. «Forse già quest’anno, o comunque il prossimo, inaugureremo il ciclo “Processi all’Ateneo”: esamineremo delle figure di artisti e politici utilizzando proprio la formula processuale, con tanto di accusa, difesa e sentenza finale. A ottobre organizzeremo poi un importante convegno a ricordo di una grande mostra tenutasi, nel 1945, alle Procuratie Nuove, realizzata da Rodolfo Pallucchini esponendo le opere tratte in salvo da musei, chiese e ville venete durante gli anni del conflitto mondiale. Avremo due giorni di incontri importanti in collaborazione con Fondazione Cini, Ca’ Foscari, Università degli Studi di Padova, Soprintendenza e Fondazione Longhi di Firenze». L’attenzione dell’Ateneo nei confronti delle tematiche più urgenti per Venezia, continua immutata ancora oggi. Tra le iniziative andate in tale direzione, il ciclo “Ateneo per la città”, in cui si è dibattuto proprio di alcuni problemi “veneziani”, quali residenzialità e turismo. «Abbiamo trattato anche il tema delle Fondazioni, per cercare di capirne l’impatto culturale, economico e sociale: se riusciremo a trovare dei finanziamenti, ci piacerebbe condurre uno studio analitico alla luce di quanto emerso», evidenzia la presidente, dedicando un capitolo anche ai giovani. «Per coinvolgerli, vanno resi protagonisti. Hanno preso parte alle nostre letture civili, nonché a progetti di alternanza scuola-lavoro. Abbiamo istituito anche il premio “Idea per il futuro”: dalle elementari all’università, studenti da tutto il Veneto hanno lavorato a dei progetti sul loro territorio. Sono emerse delle bellissime idee». In quanto prima presidente donna, Magaraggia ha inoltre scelto di dar vita ad un ciclo dal titolo emblematico: “Donna Ateneo”. Infine un riferimento ad una questione già sollevata da Magaraggia nel corso di una Commissione comunale e in considerazione di un 2025 a lui dedicato a 300 anni dalla sua nascita, legata all’assenza di targhe che indichino a residenti e a turisti i luoghi di Giacomo Casanova. «Mettiamo a disposizione la competenza dei nostri soci. Abbiamo molti studiosi, esperti della sua figura, che sarebbero in grado di occuparsene». Al momento nessuna risposta da parte del Comune, ma l’Ateneo si dice a disposizione per un’eventuale collaborazione. «Le targhe – conclude la presidente – rammentano al cittadino, al visitatore, il significato storico di alcuni luoghi. Per questo sono importanti».

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