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Madre Teresa nel film di Strugar Mitevska è un’anima punk-rock

Si intitola “Mother” il film che ha aperto la sezione Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia incentrato sulla figura di Madre Teresa nei sette giorni prima dell’arrivo del permesso per fondare il suo ordine religioso. Al centro i temi dell’aborto e della fede che vacilla

Chi era Madre Teresa prima di diventare la madre delle Missionarie della Carità, vicina agli ultimi e ai più bisognosi? A questa domanda cerca di rispondere Teona Strugar Mitevska, regista di “Mother”, il film d’apertura della sezione Orizzonti alla 82. Mostra Internazionale di Arte cinematografica della Biennale di Venezia, che ha avuto inizio mercoledì 27. Il lungometraggio di Strugar Mitevska, nata a Skopje nella Macedonia del Nord come Madre Teresa, al suo debutto come regista in lingua inglese, con un cast internazionale propone un ritratto anticonvenzionale di Madre Teresa di Calcutta che vede protagonista l’attrice Noomi Rapace. Siamo a Calcutta, è il 1948 e Madre Teresa a soli 37 anni è già madre superiora delle suore di Loreto, inattesa della lettera del Vaticano che la autorizzi a fondare il suo nuovo ordine religioso.I l film, molto lontano dall’idea di Madre Tersa che tutti conoscono, che si definiva “piccola matita nelle mani di Dio” e diceva che la pace comincia con un sorriso, si concentra sui 7 giorni che precedono la sua nuova vita:quella accanto ai più bisognosi, che la caratterizzerà come Madre delle guarigioni le miracolose, vincitrice del premio Nobel per la Pace nel 1979, dichiarata beata da Giovanni Paolo II e poi santa da Papa Francesco. Direttrice del collegio femminile Saint Mary’s High School, nel sobborgo di Entally, baraccopoli di Motijhil dove sopravvivono tra i poveri intoccabili, malati e lebbrosi, fin da subito nel film si percepisce la contraddizione che madre Teresa vive tutti i giorni: la pace del convento dentro, e l’inferno della baraccopoli fuori. Una dicotomia pesante, ingombrante, di cui lei però non ha dubbi: la sua missione è fuori al fianco di a chi non ce la fa da solo. Questa è la chiamata di Dio per lei. E freme perché il Vaticano le dia il benestare per iniziare la sua missione.

Una fede destinata a vacillare

Il film subito delinea il carattere di una figura dura e di profonda fede. Ma quella fede, in quegli ultimi sette giorni nel convento delle suore di Loreto, è destinata a vacillare. A scatenare tutto è il tradimento, come lo lei lo chiama, di suor Agnieszka, interpretata da Sylvia Hoeks, che cede ai peccati della carne e resta incinta di un uomo che le muore tra le braccia.  Proprio suor Agnieszka l’ha aiutata a scrivere la regola del suo novo ordine, ed è colei che avrebbe dovuto prendere il suo posto in convento. Confessato tutto, madre Teresa le chiede di lasciare il convento ma subito la sorella le palesa la possibilità dell’aborto. Una scelta pericolosa ma che le consentirebbe di non finire per strada. Ecco che la figura di Madre Teresa quindi si discosta dalla solita agiografia per approfondire quei dubbi che iniziano a pervaderla e che rivelano la sua umanità. Ne esce un’immagine nuova, che a molti potrànon piacere, di una Madre Teresa punk-rock come nessuno l’aveva mai descritta.

Tra fatti veri e licenze poetiche

Non accettando l’idea dell’aborto, Madre Teresa è fin da subito è molto dura e poco empatica con la sorella in stato di gravidanza. Se davanti a Agnieszka non dà segni di titubanza, da quel memento in poi però nel suo intimo la fede vacilla e inizia ad avere sentimenti contrastanti sulla maternità. Si domanda se come la maggior parte delle donne non avrebbe dovuto diventare anche lei madre, biologicamente si intende. Dubita della chiamata e si domanda se il voler intraprendere la sua missione caritativa non sia per amore e cura verso altri ma per vanità ed egoismo personali. Così inizia a riflettere sull’amore, la vanità e l’orgoglio, di volta in volta approfonditi con l’amico e confessore Padre Friedrich, che le ricorda che tutti sono peccatori perché umani. Saranno giorni tormentati, in cui per via dello stress Madre Teresa inizierà ad avere anche delle allucinazioni. Avrà compassione per la sorella in difficoltà o rimarrà fedele ai suoi principi? «Crediamo che la storia dell’aborto non abbia avuto luogo – dice la regista -, ma abbiamo deciso di inserire questo aspetto nella sceneggiatura perché pensiamo che la sua idea in merito connotasse un elemento forte del suo carattere». Nel film emergono molti dettagli caratteriali veritieri che contraddistinguevano Madre Teresa, come il rapporto di distacco che aveva con gli oggetti del mondo: «Quando entrava in una stanza spostava sempre mobili e oggetti» spiega la regista. «Un tratto molto forte che è emerso dalle ricerche che abbiamo fatto e anche dalle testimonianze delle sorelle. Come altra cosa a distinguerla – dice Strugar Mitevska – erano le tante e costose telefonate che faceva al Vaticano».

Un film dalla gestazione molto lunga

«Mi ci sono voluti 25 anni per riuscire a realizzare questo film» spiega ancora la regista, dichiarando che il lungometraggio è successivo al documentario che la regista ha realizzato 15 anni fa dopo aver intervistato le ultime 4 sorelle dell’ordine delle Missionarie della Carità ancora in vita che conobbero Madre Teresa. «Ho lentamente scoperto un personaggio affascinante, quello di una donna fiera e accattivante. Mi sono innamorata della sua complessità, dell’audacia e della convinzione». Oltre alle varie testimonianze, fondamentali sono state anche le lettere stesse di Madre Tersa. «Non aspettatevi una santa», avverte la regista. Il film infatti non è la classica agiografia: «Volevamo demistificare il personaggio che tutti conoscono. Madre Teresa aveva uno spirito ribelle e un’energia punk-rock» conclude Strugar Mitevska. Se infatti la trama può destare dubbi, convince di più l’interpretazione di Noomi Rapace, che con la regista ha preparato il personaggio per un anno e mezzo. «Madre Teresa era una persona complessa, nessuno aveva mai fatto una richiesta del genere al Vaticano e lei era una donna che si muoveva in un sistema di uomini» sottolinea l’attrice. Il film in definitiva è il ritratto di una Madre Teresa lontana dai cliché, di un personaggio ancora in potenza, dove quei sette giorni paiono come delle prove che la porteranno a capire se la strada desiderata sia per davvero quella giusta.

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