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L’orto giardino al Redentore compie un anno: in arrivo un frantoio

L’olio che verrà prodotto nello sazio verde del convento dei Cappuccini verrà donato a Papa Leone e Re Carlo III e messo all’asta. Il tutto è possibile grazie a Venice Gardens Foundation, di cui è presidente Adele Re Rebaudengo, fin da piccola amante della natura

Per il suo primo compleanno l’orto giardino del Redentore si regala il frantoio. Sta arrivando alla Giudecca ed entrerà a breve in funzione, infatti, un piccolo frantoio. Servirà per spremere le olive maturate sugli olivi dello spazio verde del convento dei frati Cappuccini, affidato nel 2021 alla Venice Gardens Foundation che vi ha compiuto un intervento di restauro architettonico e botanico, inaugurato giusto un anno fa. La coltivazione delle olive è una tradizione antica, praticata dai francescani. La gestione della Fondazione prosegue lungo quella strada, valorizzandola anche in qualità, grazie alla nuova macchina per la frangitura delle olive. «Prima si portavano le olive in terraferma per la lavorazione», spiega Adele Re Rebaudengo, presidente di Venice Gardens Foundation e motore delle iniziative al Redentore e ai Giardinetti Reali. «Ma questo significava tempi lunghi: bisognava raccogliere i frutti e portarli tutti al Tronchetto; da lì poi il trasporto nel luogo dove c’era la lavorazione. Quindi servivano circa due giorni, che le olive trascorrevano nelle cassette. L’ideale sarebbe invece che la spremitura delle olive venisse fatta entro un’ora dalla raccolta, per conservarne perfette l’acidità e l’aroma. D’ora in poi ce la si farà qui alla Giudecca».

In progetto anche la realizzazione di piccoli uliveti nelle isole

Si stima che la produzione di quest’anno sarà sufficiente per riempire circa 150 bottiglie da mezzo litro, che verranno impreziosite con etichette create ad hoc da artisti: «Non le commercializzeremo», precisa Adele Re Rebaudengo: «In parte ne faremo dono, a partire da Papa Leone e da re Carlo III, che ha sempre sostenuto iniziative green, e andranno anche ad altri sostenitori; in parte, poi, verranno messe all’asta così da contribuire al sostegno e alla manutenzione dell’orto giardino». Ma probabilmente la produzione dell’olio veneziano avrà degli ulteriori sviluppi. Sta infatti prendendo piede un nuovo progetto: «Speriamo – anticipa la presidente di Venice Gardens Foundation – di realizzare dei piccoli uliveti nelle isole limitrofe alla Giudecca, anche su terreni non gestiti da noi. Saremo poi noi a portare le olive qua al Redentore, oppure a trasferire il frantoio nelle isole, per spremere l’olio».

Re Rebaudengo e l'amore per il giardino di Torino...

Tutti questi progetti, come si accennava, hanno una matrice comune, duplice: un amore per il giardino nato quand’era bambina e un amore per Venezia sbocciato da adolescente. Sono due tappe di fondo della vita di Adele Re Rebaudengo: un fil rouge che l’ha portata a impegnarsi a fondo per gli spazi verdi in laguna, dando nuova vita a quelli dei Giardinetti Reali a San Marco e, appunto, dell’orto giardino al SS. Redentore. «Ho avuto la fortuna – ricorda – di vivere i primi vent’anni della mia vita vicino a Torino. Sono cresciuta in una casa con un giardino storico molto bello, giocando in giardino con mio fratello. Succedeva che d’inverno, quando c’era la neve, noi, con le labbra viola, eravamo là a giocare e non ne volevamo sapere di rientrare neanche quando ci chiamavano: “Venite in casa, che è buio, che morite di freddo…”. Ma era anche il luogo in cui, in primavera, eravamo sempre là a osservare i girini e le rane o a raccogliere i nidi caduti per salvare gli uccellini…». Un’esperienza rimasta impressa in Adele, ricca di episodi e di suggestioni rimasti indelebili: «Ho vissuto a contatto con i giardinieri che mi hanno insegnato a potare le rose, a capire il ciclo delle stagioni…».

... e per Venezia, fin dal primo arrivo

Torino, il verde, ma poco dopo anche Venezia: «Ci sono venuta per la prima volta in gita scolastica che avevo 12 anni; e davanti alla chiesa di San Trovaso, con le lacrime agli occhi, mi sono detta: questa è una città incredibile, un giorno vorrei vivere qua…». E così è stato. In mezzo, ovviamente, il resto della vita: «Ho vissuto a lungo a Parigi per lavoro. Ma posso dire che Venezia è stata l’amore più duraturo di tutta la mia vita. Così, quando ho potuto, mi sono detta che era il momento e sedici anni fa ho preso casa a Venezia». Ma lo spirito intraprendente e tenace di Adele Re Rebaudengo non poteva fermarsi alla contemplazione della città: «Mi sono detta che potevo fare qualcosa e, dato che amo i giardini e la natura, mi sono adoperata in questo ambito». Ecco, quindi, la prima impresa: nel 2014 l’agenzia del Demanio e il Comune affidano alla Venice Gardens Foundation i Giardinetti Reali che, dopo un restauro di cinque anni costato quasi sei milioni di euro e finanziato dalle Assicurazioni Generali, riapre al pubblico nel 2019. Poi l’orto giardino del Redentore, alla Giudecca, inaugurato un anno fa dopo un intervento di restauro degli edifici oltre che di recupero e arricchimento di tutta la parte botanica, per il quale si è investito più o meno altrettanto. «Tutto ciò – osserva Adele Re Rebaudengo – non è frutto della mia capacità: è il risultato del lavoro di un team meraviglioso, di tante persone che hanno condiviso un progetto virtuoso e per esso si sono spese».

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