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LIPU Venezia: evitare di potare gli alberi (anche) d’estate

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L’associazione assieme al WWF dà alcuni consigli sulla corretta gestione del verde

«Sfatiamo subito un mito a cui la tradizione ci ha abituato a credere – esordiscono da LIPU Venezia – agli alberi le potature non fanno bene, anzi. Tagliare rami tanto per farlo non trova alcuna argomentazione scientifica valida, una pianta andrebbe potata solo quando e se serve e possibilmente da mani esperte e competenti. Infatti questa procedura significa esporre il verde agli agenti patogeni esterni, aprendo un “corridoio” che rischia di indebolire, se non condannare, la pianta, quindi va ridotta all’essenziale e solo quanto necessaria. L’abitudine di spuntare gli alberi con il cambio di stagione annualmente è il modo ideale per rischiare di compromettere irreversibilmente il patrimonio arboreo, sempre più prezioso alla luce dei cambiamenti climatici».

«Di fronte al grande caldo estivo, le cui ondata sono sempre più infuocate di anno in anno – aggiungono – la cosa peggiore che si può fare è proprio tagliare gli alberi, sia perché si compromette l’habitat di molti animali, dagli uccelli ai pipistrelli che si nascondono nelle cavità, sia perché si limita la capacità degli alberi di abbassare naturalmente la temperatura mitigando un po’ il clima, oltre ad andare a indebolirli in una stagione che non è adatta a tagliarli, visto che sono in piena attività vegetale. Se uccelli e pipistrelli possono darci fastidio, ricordiamoci il loro ruolo in natura, i primi nel limitare la proliferazione di certe specie e i secondi particolarmente golosi di zanzare, uno degli insetti che più infastidisce durante le caldi serate estive».

Quando e come potare gli alberi? Non d’estate (anche a Venezia)

Ricapitolando da LIPU non hanno dubbi: «Gli alberi si potano solo quando serve, assolutamente non deve essere un’abitudine con la convinzione che così facendo si rinforza la pianta perché è proprio il contrario. Escludendo le piante da frutto, i cui interventi sono orientati alla produzione, la vegetazione ornamentale a fusto va taglia non solo in base alla necessità ma anche alla precisa specie, infatti non tutte hanno la stessa risposta. Ci sono varietà che tollerano abbastanza bene l’intervento umano come i bagolari, tipici del nostro territorio, mentre altre come i ciliegi mal sopportano i tagli. Questo perché ogni pianta ha le sue caratteristiche e si dovrebbe rivolgersi di conseguenza ed esperti, come giardinieri iscritti all’albo o personale qualificato».

«In ogni caso, se sorge la necessità di intervenire per piante che vivono nei nostri giardini o in città – aggiungono – le potature vanno fatte quando le piante sono in riposo vegetativo, ovvero al minimo della loro attività. Questa condizione si verifica tipicamente in inverno, quando gli alberi sono privi delle foglie o, nel caso dei sempreverdi, quando non hanno nuovi germogli. Se non si è molto esperti meglio vedere online qualche video tutorial su come intervenire in base al tipo di specie con le migliori potature che tipicamente sono quelle che non risultano visibili perché lasciano tracce minime sull’esemplare. Va ricordato sempre poi che la lama che si usa va disinfettata, basta anche con un po’ di benzina, fra una pianta e l’altra per evitare la diffusione di agenti patogeni. Inoltre sarebbe opportuno, una volta eseguita l’operazione, applicare della corteccia sintetica per isolare la ferita, che altrimenti rimane un ingresso per minacce alla salute della flora arborea».

Che cosa comporta l’eccesso di potature degli alberi?

Tagliare troppo i rami di un albero ha delle conseguenze che vanno oltre all’effimera sensazione di aver “sistemato” del verde che appare ora più ordinato. Infatti mancando dell’apparato fogliare le piante si riscaldano più velocemente e la ricrescita dei fusti tagliati può essere più veloce del precedente ritmo di crescita, con la discriminante che si tratta di rami più deboli che rendono l’albero più fragile, esponendolo maggiormente al rischio di rotture e caduta. Sembra un paradosso, ma se si considera che la potatura è un vero e proprio trauma per la pianta, appare meno incredibile la consapevolezza che così facendo si porta più rapidamente un esemplare a deperire e a rischiare una morte prematura.

«Le piante potate continuamente mostrano chiaramente segni di sofferenza – chiariscono da LIPU Venezia – in prossimità di tagli si creano necrosi, a causa dell’ingresso di acqua da buchi e pertugi, che inizia così un processo di marcescenza che può portare alla morte dell’albero in pochi anni. Esistono esempi di piante che non hanno mai subito un taglio e hanno centinaia di anni sulle spalle, non è un caso che, paradossalmente, buona parte degli alberi che cadono abbiano subito “manutenzione” con interventi di taglio che li predispongono a situazioni di debolezza, con operazioni che invece di stabilizzare peggiorano la situazione. Un esempio? In natura non esistono piante con i rami che tendono solo verso l’alto, perché quelli bassi tendono a stabilizzare la pianta in caso di vento forte. E quali vengono tagliati più spesso? Proprio quelli più utili alla sicurezza…».

Cosa imparare dalla caduta a Venezia di un albero in Piazzale Roma?

«Noi di LIPU Venezia lo avevamo già detto da anni che tagliare i lecci era molto pericoloso – affermano sconsolati i volontari – gli alberi vanno trattati come elementi vivi, non sono panchine o ornamenti, a Piazzale Roma fra asfalto, chioschi e riduzione di apparato permeabile l’areale non era sufficiente, aggiungiamo tagli non necessari ed ecco che le piante sono andate in forte stress. Questo ha generato una fobia e panico nei cittadini che ci stanno contattando allarmati di ogni intervento sul verde a Venezia. La prima cosa che va fatta quando si decide di piantare un albero, è scegliere il tipo di pianta giusta per l’ambiente in cui va collocata, ma purtroppo le amministrazioni pubbliche spesso, per la fretta di creare polmoni verdi, tralasciano questo passaggio fondamentale».

«Diventa determinante poi piantare gli alberi e fare interventi al momento giusto – concludono – farlo in estate rischia di compromettere il futuro se non l’esistenza stessa della pianta, nei primi anni poi il verde va seguito e monitorato, accudendolo con pacciamatura a base di cortecce e trucioli per farlo attecchire meglio, evitando colpi di calore ed eccesivo freddo in inverno, aiutando a trattenere l’acqua. Di fronte al cambiamento climatico gli alberi sono sempre più una risorsa, vista la loro capacità di mitigare il calore, oltre a valorizzare di più anche gli spazi residenziali, il Comune di Venezia ha un ottimo regolamento, assieme al WWF abbiamo richiesto all’amministrazione di attuarlo, ripristinando un “forum”, una consulta sul verde, per prendere decisioni partecipative in materia di verde pubblico, per evitare incomprensioni e non scatenare il panico fra i residenti».

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