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L’impronta di Mantegna: al Museo Correr una mostra-dossier

Nella Quadreria del museo una sala è ora dedicata all’opera “Madonna col Bambino, San Giovannino e sei sante” recentemente restaurata. La scoperta: l’idrazone e il disegno sono mantegneschi

Molti ricorderanno il dipinto “Madonna col Bambino, San Giovannino e sei sante”, riscoperto nei depositi del Museo Correr della Fondazione Musei Civici di Venezia circa un anno e mezzo fa, dove era rimasto custodito per due secoli, come dipinto di autore anonimo e poi riletto dagli studiosi che ne hanno riscontrato l’impronta di Andrea Mantegna. Ebbene, il dipinto è ora esposto, dopo un lungo e complesso restauro, tra i capolavori della Quadreria del Museo Correr in Piazza San Marco a Venezia in una sala interamente dedicata con una mostra-dossier ricca di approfondimenti per scoprire la storia, i risultati delle prime indagini e anche i misteri che ancora avvolgono l’opera. La piccola ma preziosa tavola, pervasa dallo spirito delle grandi corti italiane del Rinascimento, era già stata esposta l’anno scorso in una mostra a Villa Contarini della Fondazione G. E. Ghirardi a Piazzola sul Brenta – luogo natale di Andrea Mantegna – per poi tornare al museo per essere permanentemente ammirata dal pubblico.

Una scena sacra al femminile

Il dipinto a tempera, olio e oro su tavola, databile tra il 1490 – 1495 ca, rappresenta il tema della Sacra Conversazione: la Madonna e il bambino Gesù sono in un muto dialogo spirituale insieme a San Giovanni Battista fanciullo e sei sante. L’opera presenta una scena sacra quasi tutta “al femminile”. Delle sei sante sono identificabili le prime a sinistra della Madonna: Elisabetta, anziana e ammantata, e Maria Maddalena, coi lunghi capelli biondi. Esse, come la santa Margherita a destra della Vergine, portano i panni della secolare tradizione figurativa cristiana. Le altre, invece, indossano ricchi ed elaborati abiti contemporanei e sfoggiano ricercate acconciature, secondo la moda delle corti italiane databile intorno al 1490. Quest’ultime probabilmente alludono a “ritratti” di gentildonne realmente esistite, poste a impersonare sante o beate. Tra queste potrebbe esservi la celebre Isabella d’Este, giunta a Mantova giovane sposa del marchese Francesco Gonzaga proprio nel 1490. Alle spalle delle donne si apre un paesaggio collinare e montano. Sulla cima del rilievo roccioso a sinistra si scorge San Girolamo eremita penitente con il leone, mentre il fiume è guardato da San Cristoforo col piccolo Gesù sulle spalle. Sulla riva opposta del fiume San Giorgio a cavallo, invece, combatte il drago. Non lontane poi, pure sulla riva, vi sono minuscole figure di uomini.

Un dipinto gemello

Particolarità della tavoletta riscoperta al Correr è che è rimasta incompiuta, inoltre tempi e vicende hanno infierito sul dipinto che al fine di venir venduto è stato ridotto in altezza, grattato nella parte alta e ridipinto. «Quando ho consegnato l’opera alla restauratrice c’era poca cosa» racconta Andrea Bellieni, direttore del Museo Correr. Fin da subito il dipinto ha mostrato familiarità con il dipinto di Mantegna oggi conservato all’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston e già presente nelle celebri collezioni mantovane dei Gonzaga di Boston. Le indagini radiologiche e riflettografiche effettuate sul dipinto veneziano hanno dato una chiara spiegazione tecnica, assolutamente inaspettata e sorprendente: «Il disegno, rilevato strumentalmente sotto al colore, delinea un tracciato pressoché perfettamente coincidente con quello del dipinto di Boston. Dunque, entrambe le opere sembrano effettivamente esser state realizzate a partire dallo stesso cartone, forato per trasferire a spolvero i punti guida del disegno sulle due tavole. – spiega Bellieni – Un’affinità genetica che conferma che il dipinto è stato creato nella bottega di Mantegna». Opere dunque, quella di Venezia e di Boston, quasi identiche, anche se non del tutto, poiché il dipinto veneziano presenta anche varie diversità di dettaglio e cromatiche, nonché significativi pentimenti, a dimostrare una ben determinata volontà dell’autore. «L’incompiutezza dell’ opera è preziosa perché ci parla della tecnica sperimentale pittorica di Mantegna» continua Bellieni, che annuncia presto un convegno nazionale e nel 2027 la mostra che metterà uno a fianco all’altro il dipinto veneziano e quello di Boston.

Il complesso restauro

Il restauro è stato impegnativo e complesso. L’opera presentava una patina di vernici e altre sostanze che si erano alterate. Inoltre in passato l’opera era passata nelle mani di restauratori che hanno abraso parti delicate del colore. «Erano necessarie indagini scientifiche per capire cosa fare del paesaggio 700esco di pessima fattura, un rifacimento che strideva sul dipinto del ‘400» spiega la restauratrice Milena Dean. Dalle riflettografie si è compreso che la parte ridipinta nascondeva un paesaggio molto simile a quello del dipinto di Boston: «Questo però non ci dava la possibilità di cogliere fino in fondo cosa c’era al di sotto del colore. – continua Dean – Abbiamo così fatto delle radiografie, fondamentali per comprendere le porzioni di biacca, che presentano una forte matericità, e la qualità originale dei volti delle figure poco leggibili». La Tac, invece, ha permesso di constatare quanto colore originale c’era sotto: «Ci ha fatto capire che potevamo rimuovere quello soprastante senza il rischio di brutte sorprese. Inoltre ha rilevato porzioni di paesaggio che prima non si vedevano». Solo dopo questi accertamenti la restauratrice ha iniziato a togliere il colore soprammesso. A destra del dipinto in particolare si sono evidenziate delle problematiche: «C’erano parti molto deteriorate». Nonostante questo, il dipinto di Boston ha fatto da guida: «Ci siamo accorti che colore e dettagli coincidevano e abbiamo capito che avevano lo stesso disegno e la stessa mano pittorica, anche se a quello del Correr mancano i tocchi di luce e la resa dei volumi che caratterizzano quello americano» conclude la restauratrice. Ora che il restauro ha confermato l’“impronta” del grande Mantegna e l’esecuzione quantomeno del suo atelier sotto il suo diretto controllo, se non addirittura della sua stessa mano, sarà compito degli studiosi accertare quanto e se sia leggibile nel dipinto la mano del pittore stesso e dare risposta alle domande ancora aperte.

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