
Una testimonianza storica importante di una Venezia nel pieno delle sue trasformazioni tra fine ‘800 e i primi del ‘900. Si presenta così la mostra “Venezia incisa e dipinta da Giovanni Giuliani” dedicata al poco conosciuto incisore e pittore veneziano (Venezia, 1893 – Mogliano Veneto, 1965 ), a cura dello storico dell’arte Marco Dolfin, allestita fino al 16 novembre al Laurentianum a Mestre e promossa dall’Associazione Paolo Rizzi, che presenta circa sessanta incisioni e una decina di dipinti.
Una sezione della mostra è dedicata alla Venezia in cantiere e ai rinnovamenti urbanistici tra gli anni Venti e Tenta, a partire dalle acqueforti del 1918 che ritraggono i luoghi del lavoro e dell’operosità come il porto e la marittima, fino alla produzione degli anni ‘30 incentrata proprio sui lavori che testimoniano una città in pieno cambiamento, con incisioni provenienti da un raro portfolio ritrovato e conservato dai familiari dell’artista con applicata un’incisione sulla costruzione dell’autorimessa comunale. In questo album erano conservate le opere dedicate ai lavori pubblici urbanistici, tra cui 4 incisioni incentrate sulla costruzione del Ponte Littorio, oggi meglio conosciuto come Ponte della Libertà, il collegamento translagunare i cui lavori furono seguiti dall’ingegner Miozzi. Le opere sono allestite in relazione ai video del tempo dell’Istituto Luce, con scene che in otto minuti riprendono proprio i momenti della costruzione del Ponte della Libertà. «Sono incisioni interessanti che hanno un grande valore documentaristico – afferma il curatore Marco Dolfin – I visitatori, oltre alle incisioni, grazie ai video e agli audio originali del tempo possono anche cogliere i rumori degli operai all’opera, immedesimandosi così nello stesso scenario che vedeva Giuliani quando osservava i lavori».

Tre le opere esposte anche il racconto dell’impresa della costruzione del Ponte degli Scalzi, con una visione compositiva che sembra avvicinarsi a Piranesi: «Qui l’artista non compie solo un’aneddotica del momento, ma crea anche interesse per un’architettura in evoluzione, di una città “che sale”, come direbbero i futuristi» spiega Dolfin. A queste si aggiungono le testimonianze dello scavo del Rio Novo con la costruzione dei vari ponti, dove si vede anche Palazzo San Pantalon, oggi conosciuto per l’opera di Banksy, e dell’erezione del tempio votivo di Santa Maria Elisabetta al Lido. «Lo stile non è iperrealistico, in questi lavori Giuliani si distingue per una cifra anche poetica, dove le figure sono a tratti stilizzate».
Sempre degli anni ’30, in un’altra sezione della mostra, sono allestite le opere che raccontano la nascita e lo sviluppo di Porto Marghera, commissionate dal conte Giuseppe Volpi di Misurata: «Sono incisioni che testimoniano nuovi paesaggi della modernità con ciminiere, porto e fabbriche. Giuliani racconta con grande inventiva, non attuando solo una trasposizione, considerato che all’epoca c’erano già foto e video, ma dando una sua interpretazione poetica attraverso i dettagli».

Nella parabola artistica di Giuliani in mostra emerge il suo legame con Venezia.
La prima opera esposta, “Campiello veneziano”, è un’acquaforte ritrovata di recente del 1911, molto significativa perché risale al periodo di cui non si pensava restasse testimonianza del lavoro del maestro. «In quegli anni infatti Giuliani studia da autodidatta visto che all’Accademia di Belle Arti non c’era la cattedra di incisone. Quelli che compie agli esordi sono tutti esprimenti senza il torchio e sono incisioni rarissime di pochi esemplari, in cui ottiene un interessante equilibrio tra la Venezia popolare, fatta da lavoratori e personaggi umili con le ceste di frutta o persone con le stampelle, e la Venezia monumentale ricca di splendore architettonico» dice Dolfin. Anche se oggi è un artista poco ricordato, Giuliani, che viveva e aveva lo studio vicino ai Carmini, nel ‘33 succede a Emanuele Brugnoli nella cattedra di incisone all’Accademia di Belle Arti, dove insegnò da 1933 fino al 1959, avendo come allievi artisti divenuti noti incisori del panorama veneto come Barbisan, Tramontin, Magnolato e Guadagnino. Inoltre espose alla Biennale d’Arte nelle edizioni del ’20, ’24, ’36, ’38, ’48 e alle collettive dalla Bevilacqua La Masa. Lavorò incessantemente fino agli ultimi giorni: «Morirà a Marocco nei pressi di Mogliano Veneto per problemi respiratori, aggravati dal lavoro che lo portava sempre a contatto con gli acidi per la morsura delle incisioni».
La mostra delinea così il ritratto di un artista attento che si rifà con precisone alla Venezia vedutistica ma anche popolare, seguendo l’influsso dell‘800, con dettagli impressionistici riscontrabili nelle persone rese in modo macchiettistico e vibrante, sia nelle incisioni ma anche nei dipinti, che anzi rivelano più libertà espressiva, come nell’opera “San Trovaso” del ’40. «In mostra ho voluto esporre anche alcune opere pittoriche perché, nonostante Giuliani si esprimesse principalmente attraverso l’incisione e dipingesse sporadicamente, ci sono esempi significativi che nelle precedenti mostre a lui dedicate non erano mai emersi» spiega ancora Dolfin, dicendo che nei dipinti l’artista predilige i piccoli formati, a parte qualche eccezione. Difatti, rappresenta il luogo del cuore delle Zattere sia attraverso l’incisone sia mediante piccole tavole, molto rare tra l’altro, realizzate con tocchi di pennello rapidi che delineano il paesaggio. Tra queste spicca un’opera trovata nel mercato antiquario romano proprio pochi giorni prima dell’apertura della mostra.
Appare in duplice versione anche Campo Santa Margherita a Carnevale, che nel colorato dipinto vede le figure in maschera muoversi e i saltimbanchi diventare macchiette di pittura appena accennate. L’ultima sezione dedicata alle nature morte presenta incisioni in cui Venezia emerge sempre nello sfondo. Gli oggetti qui paiono quasi prendere vita, come le maschere che si trovano anche nel dipinto a tempera del ‘39, il più grande esposto in mostra, che con colori ed elementi decorativi post secessionisti denota una visone che anticipa i tempi. La mostra si apre e chiude con il dipinto “Punta della Dogana” del ’38 confrontato con un’incisione in cui è ripreso lo stesso scorcio. «Un risultato pittorico sperdente. – conclude Dolfin – In questo caso con la pittura ad olio raggiunge risultati migliori rispetto all’incisione, a riprova dell’abilità pittorica di Giuliani». La mostra è ad ingresso gratuito dal martedì al venerdì con orario 16 – 19, mentre il sabato e la domenica dalle 10 alle 12:30 e dalle 16 alle 19.
C.I.D. s.r.l. Società a Socio Unico – Casa editrice del settimanale Gente Veneta – CF e PI 02341300271 – REA: VE – 211669 – Capitale Sociale 31.000 euro i.v. – Dorsoduro,1 – 30123 Venezia
Iscriviti a VE-NICE e non perderti nessun aggiornamento, ti invieremo 1 volta a settimana i nuovi articoli!