
C’è anche la mamma di Lorenzo il Magnifico, Lucrezia Tornabuoni (1427-1482), fra gli autori di laudi natalizie, testi poetici a tema religioso, alcuni dei quali ispirati appunto alla Natività.
Due fra i testi di Lucrezia, scrittrice di numerosi testi, fra cui rari (per l’epoca) ritratti di donne della Bibbia, sono stati ora recuperati e raccolti in una pubblicazione dal titolo “Antiche laudi della Natività».
Il tutto è frutto di un’indagine preziosa condotta da Sergio Piovesan, per 58 anni corista del coro Marmolada di Venezia e autore di numerose ricerche storiche sulla musica corale. «In un vecchio numero della Rivista Musicale Italiana – racconta Piovesan – ho trovato che un canto natalizio facente parte del repertorio del coro Marmolada era in effetti un’antica lauda. Nella biblioteca digitale del British Museum ne ho poi rintracciato il testo antico e la musica».
Da quell’incontro nasce l’idea di studiare quel mondo ancora piuttosto inesplorato: quello delle composizioni musicali non destinate alle liturgie ma cantate perlopiù dal popolo o a volte anche da chi faceva parte delle confraternite e talora dai religiosi nei conventi.

All’inizio, nel XIII secolo e in ambiente toscano e umbro, «le laudi – precisa lo studioso veneziano – erano una semplice cantilena in strofe, tipica della poesia epica medievale, e contenevano lodi di Dio, della Vergine e dei Santi. Si trattava di un canto monodico che solo nel XVI secolo iniziò a essere armonizzato a due, tre, quattro e anche a cinque voci. In quest’ultimo periodo entrò in uso anche l’accompagnamento musicale affidato principalmente a liuti, ma anche a trombe». I testi, rileva Sergio Piovesan, sono tutti in volgare, a dire che le laudi sono situabili appunto fra tardo medioevo e inizio Rinascimento, quando l’uso del latino – almeno presso il popolo – era stato ormai superato dalla lingua volgare.

Continua Piovesan: «Una caratteristica di molte laudi era che la melodia delle stesse proveniva da canzoni popolari profane; in questo modo, anche il popolo che non era addentro all’educazione musicale, conoscendo tuttavia i canti popolari, poteva unirsi facilmente in questi momenti di devozione». «Un grande aiuto – riprende l’autore – mi è venuto dalla consultazione del libro di fra Serafino Razzi, che più di altri ha contribuito alla conoscenza e alla diffusione della lauda». Fra Serafino Razzi (1531–1613), toscano, è stato un religioso Domenicano autore di numerose opere di storia ecclesiastica, di vite di santi e di cronache di viaggi. Ma nell’ambito musicale è rinomato per la sua attività di raccoglitore e curatore di laudi spirituali con musica, grazie alla quale ha contribuito alla conservazione e alla pratica del canto devozionale.

Dalla consultazione del testo di Razzi e di altri tre volumi Piovesan ha tratto la sintesi che adesso propone: quindici laudi a tema natalizio (salvo la prima dedicata all’Annunciazione e l’ultima alla Vergine, su testo di Petrarca). E, fra queste, due sono riconducibili a quella rilevante letterata che fu Lucrezia Tornabuoni, «che, come si era usi fare allora, utilizzò una melodia popolare già nota, “Ecco viene maggio”, cantata per festeggiare il mese centrale della primavera, per apporvi un testo dedicato alla nascita di Gesù».
Lo studio di Sergio Piovesan, che sarà liberamente consultabile on line e comprende i testi musicali delle laudi, verrà presentato a Venezia mercoledì 17 dicembre alle ore 17.30 alla Scoleta dei Calegheri in campo San Tomà. Con l’autore interverranno Giorgio Nervo, presidente dell’associazione Coro Marmolada, Claudio Favret, direttore artistico del Marmolada, e Giovanni Andrea Martini, docente di lettere.
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