
Arte e musica si parlano e si fondono, diventando un’unica grammatica espressiva. Si è tenuto martedì 9, al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, il concerto finale del concorso “Musicare l’arte di Gianmaria Potenza”, promosso dalla Fondazione Potenza Tamini e rivolto a giovani musicisti e compositori under 36, che ha visto come vincitore Alberto Radossi, percussionista vicentino, in arte ReDoSi, che per il concorso ha ideato un progetto di improvvisazione che unisce l’uso del vibrafono con attrezzi agricoli di metallo e tecnologie audio. Per premiare i diversi approcci emersi sono state conferite anche due menzioni speciali a Nicola Antonio Staffieri ed Elisabetta Costantino. La giuria del concorso, composta dall’artista Gianmaria Potenza, Giovanni Mancuso del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, Andrea Granitzio della Fondazione Sciola di San Sperate, Francesca Scigliuzzo dell’Università di Pavia, e dal compositore di fama internazionale Pino Donaggio, ha valutato le opere candidate arrivate da tutta Italia. Di queste solo 40 sono entrate nella selezione finale, da cui sono emersi i tre giovani talenti che meglio hanno saputo interpretare la sfida artistica proposta dall’iniziativa nata all’interno del Progetto Giovani Talenti 2025, che per questa edizione ha invitato i partecipanti a tradurre la grammatica visiva delle opere del poliedrico e noto scultore veneziano Gianmaria Potenza, in originali progetti compositivi e performativi. Scopo era quello di generare un dialogo innovativo tra linguaggio sonoro e linguaggio plastico, prendendo in esame le opere della mostra “Elaborating New Codes”, recentemente conclusa a Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio Regionale del Veneto. L’esposizione, a cura di Valeria Loddo, ha esplorato uno dei momenti più significativi della produzione artistica di Potenza: la serie degli Elaboratori nata negli anni ‘80, da cui è nata anche l’idea del concorso realizzato grazie anche al prezioso contributo della Fondazione Archivio Vittorio Cini e di F&M ingegneria, Grafiche Quattro e Dazzo Venezia. «Nel periodo storico della rivoluzione delle tecnologie informatiche, in cui è cambiato il modo di comunicare, il maestro ha avviato una riflessione su come si forma e funziona un codice. – spiega Loddo – Per realizzare gli Elaboratori non si è ispirato solo alle schede elettroniche ma anche alle tastiere che con un manovella emettevano dei suoni, mostrando una chiara matrice legata alla musica».

È con la composizione “Improvvisazione su Elaboratori”, che Alberto Radossi si è distinto per la capacità di interpretare secondo la giuria le opere di Potenza, attraverso una scrittura sonora in grado di evocare i principi compositivi e geometrici che hanno ispirato l’artista durante la trasformazione tecnologica e culturale dagli anni ’80 a oggi, instaurando un autentico dialogo tra musica e arte visiva. Una grammatica sonora che restituisce la fisicità, la complessità e le suggestioni materiche e concettuali degli Elaboratori. Radossi (Vicenza, 2002) ha studiato percussioni tra Vicenza, Padova e L’Aia, dove frequenta l’ultimo anno del Bachelor al Conservatorio Reale. Attivo come solista e in ensemble, collabora con il gruppo di improvvisazione La Maquina e con il collettivo di percussioni HIIIT. La sua ricerca artistica esplora le intersezioni tra musica, arti visive e performance. «Nella mia creazione ho utilizzato vecchi attrezzi agricoli di metallo del nonno, contrapponendoli al vibrafono per dare significato a forme, colori, spazi e figure viste nelle opere dell’artista. Come il maestro mi sono ispirato alla transizione tra analogico e digitale. – spiega il vincitore – Dell’arte del maestro mi hanno ispirato le figure e anche la tridimensionalità delle opere che inizialmente pensavo fossero piatte ma poi, cogliendo anche questa specifica, ho aggiunto un’altra dimensione alla mia creazione».

Considerata la qualità e la varietà delle proposte ricevute, la giuria ha deciso di dare due menzioni speciali. Il pugliese Nicola Antonio Staffieri (Bari,1992) ha ricevuto la menzione per una composizione per chitarra ispirata all’opera Elaboratore 46, in particolare in virtù della scrittura musicale e la coerenza tra la ricerca compositiva e l’opera visiva di riferimento, premiandone la precisione e la chiarezza formale che traduce i principi interpretativi dell’opera: tridimensionalità, modularità e dinamismo. La composizione si distingue anche per la riflessione sul rapporto tra codice visivo e sonoro: «Dell’arte di Potenza mi ha colpito il concetto di modularità e variazione. I tasselli raggruppati in figure specifiche sono simili tra di loro ma non perfettamente uguali e mai ripetitivi – ha spiegato Staffieri, che ha realizzato la composizione lavorando incessantemente per due mesi – Ho diviso la partitura in sezioni ben precise, ognuna di queste con caratteristiche specifiche». Menzione speciale anche all’umbra Elisabetta Costantino (Perugia, 2001) per l’originalità del linguaggio adottato e la capacità di trasformare l’opera visiva in un’esperienza immersiva, facendo dialogare la dimensione reale con l’ambiente digitale. Con il progetto “Ambiente 1. Elaboratore 58” Costantino ha sviluppato un percorso sonoro che parte dalla materialità dell’opera di Potenza per arrivare alla sua elaborazione elettronica con interazioni audiovisive e proiezioni, creando ritmi e texture in continuo movimento, con cui rielabora l’opera originale attraverso il suono e la tecnologia. «Dell’opera di Potenza mi ha colpito la costruzione di pezzi piccoli per la resa di opere più grandi e la continua modularità di variazione che colpisce lo spettatore in punti di vista diversi. – dice Costantino, che utilizzando l’intelligenza artificiale si è buttata nel progetto per tre interi mesi – Mi sono ispirata al percorso d’artigiano del maestro, dall’inizio della costruzione al gesto fato con scalpello, sega e raschietto» afferma, spiegando che l’intelligenza artificiale la assiste nella resa visiva e del suono. Inoltre precisa che, anche se si è concentrata su una singola creazione, il processo è adattabile ad ogni opera.
«Sono stati molti i giovani musicisti e compositori provenienti da tutta Italia che hanno partecipato al nostro concorso, presentando lavori di straordinaria qualità – sottolinea il maestro Gianmaria Potenza, nel giorno del suo 89esimo compleanno – Sono entusiasta di questo progetto, che ha dato vita ad un affascinante dialogo tra arte visiva e musica, ma anche tra generazioni: un’occasione di incontro e scambio tra esperienze diverse. Credo sia fondamentale offrire ai giovani talenti opportunità concrete per esprimersi, sperimentare e far emergere la propria voce in un contesto interdisciplinare capace di valorizzarne la creatività» Poi parla della connessione delle sue opere con la musica: «Vedere le mie opere e sentire la musica per me è sempre stato un tutt’uno». Una prima sperimentazione tra arte e musica era già stata già stata fatta da Potenza alla 42. Biennale d’Arte di Venezia del 1986 con la scultura galleggiante “Ninfea armonica”, che lo ha portato alla ribalta internazionale. L’opera consisteva in una chiatta di sei metri di diametro il cui pistillo realizzato con tubi in acciaio, accordato da musicista del Teatro la Fenice, suonava con il movimento dell’acqua. Ma la musicalità si riscontra nello specifico anche nella serie degli Elaboratori: «Per me sono musica. Realizzandoli ho pensato al rullo all’interno delle pianole che segna la musica» ha detto l’artista, che a conclusine della mostra a Palazzo Ferro Fini ha donato al Consiglio Regionale un’opera in bronzo dal titolo “Grappolo d’Uva”, realizzata nel 2016 in due esemplari numerati. La creazione, che nella sua forma stilizzata diventa un simbolo potente di fertilità, convivialità, memoria del territorio e capacità di trasformazione, ora è anche simbolo di connessione tra l’arte e le istituzioni regionali.
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