
Prosegue il percorso alla scoperta delle chiese di Dorsoduro. Dopo i capolavori delle chiese di San Trovaso e dei Gesuati, il viaggio si spinge verso i confini occidentali del sestiere. Qui, tra antiche rivalità popolari e figure angeliche ci imbattiamo nella Chiesa di San Nicolò dei Mendicoli e in quella dell’Angelo Raffaele. Questi edifici non sono solo luoghi sacri, ma preziosi scrigni di storia e cultura della città, un patrimonio sacro che è un “museo diffuso”, che da l’opportunità a residenti e visitatori di riscoprire il legame indissolubile tra arte, fede e territorio.

La chiesa di San Nicolò affonda le sue origini nell’alto medioevo e ha subito una ricostruzione nel XII secolo. Il toponimo “Mendicoli” deriva da “Mendigola”, ossia l’antico nome dell’isola su cui sorge questo edificio, ma richiama anche l’umile condizione economica dei suoi abitanti, in gran parte pescatori, detti i “Nicolotti”. La chiesa, di struttura basilicale a tre navate scandite da colonne con capitelli di tradizione bizantino – veneta, è accompagnata da un campanile in laterzio del XIII secolo e da un portico. Quest’ultima zona, risalente al XV secolo, veniva utilizzata sia come spazio di sosta per pellegrini e residenti, ma anche come luogo di pregiere per le cosiddette “pizzocchere”. Addentrandosi lo sguardo viene rapito dalle decorazioni lignee collocate lungo le arcate, accompagnate da sculture dorate, tele e motivi ornamentali. Il tutto conferisce un effetto armonioso come avviene anche all’interno della chiesa dei Carmini. Ai lati della navata è possibile ammirare delle tele che illustrano la vita di Cristo, realizzate da Alvise dal Friso e da Jacopo Palma il Giovane. Infine, l’altar maggiore ospita una statua lignea di San Nicolò databile al XV secolo. Degli importanti lavori di restauro avvenuti negli anni Settanta ripararono i gravi danni arrecati dall’alluvione disastrosa del 1966. Inoltre, la chiesa è nota per essere stata utilizzata come ambientazione del film “Don’t Look Now” del 1973.

A pochi passi dalla Chiesa di San Nicolò, una volta superato il Ponte del Cristo si staglia la maestosa facciata della Chiesa dell’Angelo Raffaele. L’edificio, secondo la tradizione, venne fondato nel VII secolo e nel corso dei secoli ha subito diverse ricostruzioni. L’attuale struttura a croce greca e volta a crociera su quattro esili pilastri risale al restauro iniziato nel 1618 da Francesco Contin. Una delle descrizioni migliori dell’interno dell’edificio è testimoniata in “Cenni storici sulla chiesa e parrocchia di S. Raffaele Arcangelo di Venezia” redatto da Luigi Scoffo, un medico e chirurgo veneziano del XIX secolo. Scoffo definisce l’interno luminoso e con “il pregio dell’armonia delle parti e delle simmetriche proporzioni, per cui riesce grandioso alla vista e comodo all’uso”. L’esterno è dominato dal gruppo scultoreo dell’Angelo con il giovane Tobia e il suo cagnolino; all’interno, invece, il vero cuore artistico è il parapetto della cantoria, dove GianAntonio Guardi ha dipinto sette scene dedicate alla storia di Tobia. Questi dipinti, caratterizzati dalle pennellate vibranti e dai colori pastello tipici del Settecento veneziano, narrano il viaggio di guarigione e protezione guidato dall’Arcangelo, la cui figura sembra prender vita grazie alla luce che entra dalle ampie finestre. Inoltre, all’interno si trovano anche delle opere di Palma il Giovane e nel battistero degli affreschi del Fontebasso. Tra le dorature e l’umiltà di San Nicolò e la luce vibrante dell’Angelo Raffaele si cela la storia profonda della città. Visitare queste chiese significa immergersi nella fede, nelle tradizioni e in una cultura millenaria. Questo cammino alla scoperta delle radici della fede e della storia di Venezia non termina qui, ma continua tra calli e canali per raccontare quei tesori nascosti in grado di rivelare una bellezza eterna.
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