
Talora un’ecografia, una tomografia computerizzata o una risonanza magnetica evidenziano dei tessuti o dei noduli “sospetti” e il paziente si trova ad affrontare un’altra prova: l’agoaspirato. Già il nome mette paura.
L’agoaspirato è una metodica diagnostica che si basa su un prelievo attraverso un ago molto sottile. Interessa parti del corpo come il collo e la mammella, o tessuti come le ascelle e l’inguine o altri tessuti muscolari o sottocutanei. Prelevato il tessuto vengono allestiti dei vetrini che verranno “letti” dall’anatomopatologo nella ricerca di dirimere i dubbi e, si spera, di annullare l’allarme originato da quel famoso “sospetto”. Ma come funziona tutto questo?

In genere l’agoaspirato è un esame eseguito in ambito radiologico. La tecnica prevede l’utilizzo di un ago analogo a quello usato nelle normali siringhe. Ago che, una volta disinfettata la cute, viene introdotto attraverso la pelle spesso con l’ausilio di una sonda ecografica che permette di controllare dove l’ago è stato inserito e di guidarlo in modo da raggiungere l’organo o il nodulo che necessitano di essere caratterizzati e analizzati.
A seconda del calibro dell’ago – sottile o sottilissimo – si potranno analizzare cellule (nome inglese FNAC) o piccoli frustoli di tessuto (nome inglese FNAB) e lo studio che ne consegue sarà rispettivamente citologico o istologico e quindi verranno prelevati agglomerati di cellule o esili strisce di tessuto che saranno posti su un vetrino e “fissati” con spray dedicati.

Agoaspirato, lo dicevamo all’inizio, è una parola che mette paura, ma in verità sono timori che nella stragrande maggioranza dei casi sono ingiustificati. Lo è soprattutto per l’esame diagnostico stesso che, in mani esperte, è un qualcosa di veloce e indolore. Ma lo è anche per la maggior parte degli esami condotti per il risultato dell’analisi dei vetrini che ha tre possibilità.
La prima: un esame negativo. In parole più semplici: tutto ok, il sospetto non è confermato. La seconda: il riscontro di una patologia. In questo caso però il tempo è tutto e si può iniziare o modificare una terapia. Inoltre si può aggredire una malattia che, se non scoperta e curata, avrebbe dato un esito molto probabilmente peggiore.

Infine, anche se il prelievo è stato eseguito con cura e la lettura dei vetrini è stata accurata e professionale, non è possibile dirimere il dubbio da cui tutto è partito, non si può con certezza rispondere alla domanda se il famoso “sospetto” sia qualcosa di materialmente presente o meno. E allora, purtroppo, è necessario ritornare a sottoporsi nuovamente alla procedura, portando pazienza.
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