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L’agoaspirato: quando la diagnosi punzecchia

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Gabriele Gasparini, Direttore UOC Radiologia Ulss 4 Veneto Orientale

Talora un’ecografia, una tomografia computerizzata o una risonanza magnetica evidenziano dei tessuti o dei noduli “sospetti” e il paziente si trova ad affrontare un’altra prova: l’agoaspirato. Già il nome mette paura.

L’agoaspirato è una metodica diagnostica che si basa su un prelievo attraverso un ago molto sottile. Interessa parti del corpo come il collo e la mammella, o tessuti come le ascelle e l’inguine o altri tessuti muscolari o sottocutanei. Prelevato il tessuto vengono allestiti dei vetrini che verranno “letti” dall’anatomopatologo nella ricerca di dirimere i dubbi e, si spera, di annullare l’allarme originato da quel famoso “sospetto”. Ma come funziona tutto questo?

Immagine di Freepik
Come funziona la tecnica dell’agoaspirato per la diagnosi

In genere l’agoaspirato è un esame eseguito in ambito radiologico. La tecnica prevede l’utilizzo di un ago analogo a quello usato nelle normali siringhe. Ago che, una volta disinfettata la cute, viene introdotto attraverso la pelle spesso con l’ausilio di una sonda ecografica che permette di controllare dove l’ago è stato inserito e di guidarlo in modo da raggiungere l’organo o il nodulo che necessitano di essere caratterizzati e analizzati.

A seconda del calibro dell’ago – sottile o sottilissimo – si potranno analizzare cellule (nome inglese FNAC) o piccoli frustoli di tessuto (nome inglese FNAB) e lo studio che ne consegue sarà rispettivamente citologico o istologico e quindi verranno prelevati agglomerati di cellule o esili strisce di tessuto che saranno posti su un vetrino e “fissati” con spray dedicati.

Immagine generata da IA Gemini di Google
Agoaspirato: esame doloroso o indolore?

Agoaspirato, lo dicevamo all’inizio, è una parola che mette paura, ma in verità sono timori che nella stragrande maggioranza dei casi sono ingiustificati. Lo è soprattutto per l’esame diagnostico stesso che, in mani esperte, è un qualcosa di veloce e indolore. Ma lo è anche per la maggior parte degli esami condotti per il risultato dell’analisi dei vetrini che ha tre possibilità.

La prima: un esame negativo. In parole più semplici: tutto ok, il sospetto non è confermato. La seconda: il riscontro di una patologia. In questo caso però il tempo è tutto e si può iniziare o modificare una terapia. Inoltre si può aggredire una malattia che, se non scoperta e curata, avrebbe dato un esito molto probabilmente peggiore.

Cosa succede se l'agoaspirato non da un risultato sicuro?

Infine, anche se il prelievo è stato eseguito con cura e la lettura dei vetrini è stata accurata e professionale, non è possibile dirimere il dubbio da cui tutto è partito, non si può con certezza rispondere alla domanda se il famoso “sospetto” sia qualcosa di materialmente presente o meno. E allora, purtroppo, è necessario ritornare a sottoporsi nuovamente alla procedura, portando pazienza.

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