
Dietro il clamore delle solenni tradizioni religiose di Venezia, si cela un culto più silenzioso, ma non meno potente, nel quale devozione, politica ed economia si intrecciano indissolubilmente. La venerazione delle reliquie, infatti, è strettamente legata alla venerazione popolare e alla storia della città lagunare. Sia in Oriente che in Occidente, il mondo cristiano ha da sempre attribuito grande valore ed importanza al culto delle reliquie. «Dal punto di vista religioso, i santi sono considerati degli imitatori di Cristo: per questo motivo venerarne le spoglie significa avvicinarsi a Cristo. Invece, dal punto di vista istituzionale, specialmente in Occidente, il possesso di una reliquia rappresentava un potente strumento di affermazione economica, politica e sociale» spiega il professor Antonio Manno che, dopo l’arrivo di un frammento della casa di Maria nella chiesa di San Salvador, esposto fino a domenica 5 (leggi qui), ha approfondito e riscoperto questo culto popolare dal punto di vista veneziano. Non a caso spesso città, Stati, ma anche famiglie nobili o influenti si contendevano le spoglie dei santi, consapevoli che questi garantivano prestigio, riconoscimento e legittimazione. Inoltre, il possesso delle reliquie rappresenta un’ottima leva economica per una città: esse, infatti, attirano pellegrini da tutto il mondo.

Nel IX secolo la Serenissima era ancora una piccola comunità di mercanti, animata però da una grande volontà di crescita. Venezia comprese presto che per dare prestigio alla città lagunare fosse necessario possedere qualcosa, come il corpo di un santo, che le conferisse valore. Venezia è un esempio affascinante ed emblematico di come una città abbia saputo costruire la propria grandezza intorno a dei simboli sacri, facendo delle reliquie un pilastro della propria identità. La scelta del santo non fu casuale: la Serenissima optò per San Marco Evangelista, il quale secondo la tradizione era stato inviato da San Pietro a evangelizzare Aquileia, ossia il centro religioso che Venezia ambiva superare. «Non sappiamo con certezza se la storia del trafugamento del corpo di San Marco per mano di due mercanti corrisponda alla verità storica, eppure i veneziani hanno saputo rendere credibile questa vicenda attraverso l’arte. – spiega ancora Manno – Infatti, come insegna il cronista del Duecento Martino Da Canal: è sufficiente osservare la facciata della Basilica di San Marco per trovare nei mosaici la testimonianza di queste storie». Oggi, inoltre, resta impresso nella mente dei veneziani il momento in cui l’anno scorso Papa Francesco e il Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, hanno sostato insieme in silenziosa preghiera davanti al corpo dell’Evangelista.
Grazie alla sua posizione strategica tra Oriente ed Occidente, Venezia si è arricchita di moltissime reliquie. Molte di queste giunsero in laguna per mano dei soldati veneziani che durante le Crociate si impossessarono di corpi e frammenti sacri. Ogni isola lagunare venerava con orgoglio le reliquie del proprio santo, mentre le famiglie nobili custodivano gelosamente i resti sacri acquistati nei viaggi in Oriente. Un ruolo centrale lo svolse anche l’Isola di Cipro, la quale sotto il dominio veneziano divenne snodo importante per il commercio delle reliquie. Questo andò ad alimentare un traffico che divenne presto incontrollato, favorendo le frodi e la diffusione di falsi. In passato, l’autenticità dei resti era difficile da verificare: a garantirne l’originalità era la fede popolare. Quanto più una reliquia veniva venerata e dispensava guarigioni e miracoli, tanto più veniva considerata vera. Esempio emblematico è il corpo di San Rocco: «Non si hanno certezze sulla sua autenticità, ma la venerazione popolare che lo accompagna da secoli e i diversi miracoli che ha apportato, lo hanno trasformato in un simbolo di protezione e salvezza per la città».
Ancora oggi, nell’epoca dominata dalla razionalità e dalla velocità, le reliquie custodite nelle chiese veneziane continuano ad attirare numerosi fedeli e visitatori. Questi frammenti sacri testimoniano una fede che non si è mai spenta, ma che ha attraversato i secoli fondando l’identità della città e radicandosi nei cuori dei cittadini. Infatti, è proprio grazie alla devozione semplice e sincera del popolo che la memoria e il valore di questi santi continuano a vivere e vengono trasmesse di generazione in generazione. In questo modo, le reliquie raccontano ancora oggi la storia di un incontro tra fede, comunità e memoria collettiva che definisce l’identità veneziana.
C.I.D. s.r.l. Società a Socio Unico – Casa editrice del settimanale Gente Veneta – CF e PI 02341300271 – REA: VE – 211669 – Capitale Sociale 31.000 euro i.v. – Dorsoduro,1 – 30123 Venezia
Iscriviti a CRUX e non perderti nessun aggiornamento, ti invieremo 1 volta a settimana i nuovi articoli!