
Mitigare gli effetti del caldo estremo negli spazi pubblici in cui le persone devono vivere e lavorare all’aperto è cosa possibile e non così difficile da mettere in pratica. È quanto dimostra il progetto “Heatwave”, ovvero “Canicola”, presentato dal Padiglione Nazionale del Regno del Bahrein alla 19. Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia, che ha vinto il Leone d’Oro per la miglior Partecipazione Nazionale. Il Padiglione, di cui è commissario Sua Eccellenza lo Sceicco Khalifa Bin Ahmed Al Khalifa, Presidente dell’Autorità per la Cultura e le Antichità del Bahrein, situato all’Arsenale nella sezione delle Artiglierie, è curato dall’architetto Andrea Faraguna con un team di espositori quali Wafa Al Ghatam, Eman Ali, Alexander Puzrin e Mario Monotti. Quello che ha colpito la giuria della 19. Biennale d’Architettura, omposta da Hans Ulrich Obrist (presidente, Svizzera), Paola Antonelli (Italia) e Mpho Matsipa (Sudafrica), è stata l’innovativa risposta architettonica alla crescente sfida dell’aumento delle temperature globali e alle frequenti ondate di calore, che propone aree di sosta termoregolate e ombreggiate, dimostrando come un design innovativo possa migliorare il comfort e la sostenibilità in ambienti difficili. Il Bahrein è infatti da sempre uno dei Paesi in prima linea nella lotta al caldo estremo ed anche alla Biennale Architettura di due anni fa aveva studiato come riutilizzare in modo ecosostenibile nel Paese la condensa generata dagli impianti di condizionamento. Quest’anno all’interno del Padiglione propone, invece, un’installazione di raffrescamento passivo per esterni progettata per gli spazi pubblici. “Heatwave” interpreta lo spazio pubblico come un “bene termico comune”, una risorsa condivisa in cui il comfort climatico diventa espressione di equità sociale, sottolineando l’urgente necessità per l’architettura di affrontare la resilienza ambientale e la sostenibilità sociale, proponendo soluzioni efficaci e facilmente adattabili.

Attraverso la combinazione di innovazione strutturale, intelligenza ambientale e ricerca sui materiali, “Heatwave” promuove un’architettura dell’adattamento responsiva e resiliente. Il design architettonico del Padiglione è definito da un soffitto sospeso, sorretto da un’unica colonna centrale, e da una piattaforma rialzata fatta da blocchi di vetro espanso riciclato, terra e sassi, rifinita con scaglie di legno mineralizzate, materiali innovativi a basse emissioni di CO2. Circondato da sacchi di sabbia, con un pozzo geotermico e un camino solare, il progetto è concepito come un sistema replicabile su grande scala e adattabile a contesti diversi e coniuga le tradizionali tecniche di raffrescamento del Bahrein con l’innovazione contemporanea. In condizioni climatiche così severe, il condizionamento convenzionale richiede infatti un elevato consumo di energia e contribuisce all’aumento delle emissioni. L’innovativo sistema presentato sfrutta invece la temperatura stabile del sottosuolo per raffreddare l’aria prima che entri nel Padiglione, generando un microclima confortevole con un consumo energetico minimo. Il processo di raffrescamento si basa su un ciclo continuo dell’aria: quella calda esterna viene aspirata dal perimetro del pavimento del Padiglione e convogliata all’interno di un sistema di tubazioni sotterranee. Attraversando un condotto a forma di U, l’aria rilascia gradualmente calore al terreno, che mantiene temperature inferiori rispetto a quelle atmosferiche. A una profondità di 1-2 m, il suolo raggiunge in estate circa 35°C, mentre oltre i 15 m si stabilizza sulla media annuale di 27°C. Dopo aver subito questo processo di raffrescamento naturale, l’aria viene reimmessa all’interno del padiglione attraverso una serie di piccoli ugelli posti nel soffitto, generando un flusso discendente simile a quello dei sistemi di ventilazione localizzata presenti negli aerei. Questo movimento produce una sensazione di freschezza nello spazio. Man mano che l’aria si riscalda assorbendo il calore dell’ambiente, tende a salire ed esce attraverso una canna fumaria, mantenendo un ciclo continuo di scambio termico senza ricorrere a dispositivi meccanici.

Il corretto funzionamento si basa su una precisa calibrazione di parametri, come la lunghezza e il diametro delle tubazioni e la velocità di flusso dell’aria. La configurazione finale prevede una tubazione a U lunga 40 m e con un diametro di 15 cm, inserita in un foro verticale di 20 m di profondità e 30 cm di diametro. Questo assetto consente di raffreddare 200 L d’aria al secondo, abbassando la temperatura a 31-32°C, rispetto ai circa 49°C dell’aria in ingresso. L’uso della circolazione diretta dell’aria nel sottosuolo permette inoltre di ridurre il flusso termico e di limitare l’aumento della temperatura del terreno, offrendo così una soluzione di climatizzazione efficiente, sostenibile e a bassa manutenzione. I risultati sono di particolare rilevanza per gli spazi di lavoro all’aperto e i cantieri edili nella regione del Golfo, dove le temperature estreme pongono sfide sia tecniche che sociali. La ricerca progettuale esplora però diverse tipologie di spazio pubblico, dai cortili scolastici agli incroci urbani, dai mercati agricoli ai cantieri, suggerendo come strutture modulari e adattabili possano migliorare il benessere collettivo in contesti urbani differenziati.

Alle Artiglierie dell’Arsenale, dove non è possibile realizzare un pozzo geotermico, il Padiglione ha utilizzato un sistema di ventilazione meccanica, aspirando aria attraverso una finestra affacciata sul canale adiacente. L’aria esterna viene introdotta sotto la piattaforma, convogliata attorno alla colonna centrale e distribuita radialmente attraverso il soffitto mediante una rete di ugelli. La progettazione prevede anche un possibile riutilizzo del Padiglione al termine della Biennale. Tra le ipotesi figura la sua ricollocazione presso la Compagnia della Vela, sull’isola di San Giorgio Maggiore, dove potrebbe fungere da struttura pubblica di raffrescamento per visitatori e residenti. Durante l’estate, l’acqua dei canali di Venezia mantiene infatti una temperatura media di circa 25 °C, inferiore a quella dell’aria. Facendo circolare l’aria attraverso tubazioni immerse nei canali, il modello potrebbe replicare l’effetto di raffrescamento sperimentato nel prototipo per il Bahrain, dimostrando così la versatilità delle strategie passive in contesti climatici differenti.
C.I.D. s.r.l. Società a Socio Unico – Casa editrice del settimanale Gente Veneta – CF e PI 02341300271 – REA: VE – 211669 – Capitale Sociale 31.000 euro i.v. – Dorsoduro,1 – 30123 Venezia
Iscriviti a VE-NICE e non perderti nessun aggiornamento, ti invieremo 1 volta a settimana i nuovi articoli!