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“La Samaritana al pozzo”: nuovo dipinto a Palazzo Grimani

Recentemente restaurata, l’opera che raffigura l’incontro evangelico è entrata nella collezione del Museo dopo l’acquisto da parte del Ministero a seguito del fallimento di una casa d’aste veneziana

Con una particolare composizione a chiasmo, raffigura con solennità e introspezione l’episodio evangelico dell’incontro tra Cristo e la Samaritana, in cui le due figure rappresentate sono rese con grande espressività. Si tratta del dipinto ad olio de “La Samaritana al pozzo” di Luca Giordano (Napoli, 1634 – 1705),  da poco entrato nella collezione permanente del Museo di Palazzo Grimani, e ora esposto al pubblico dopo un importante restauro. Il dipinto nel 2022 fu Assegnato dal Ministero della cultura al Museo, parte dei Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, per entrare a far parte della collezione permanente, che ora lo vede esposto nella Sala da Pranzo del Palazzo insieme alla “Natura morta con nautilus, limoni, prosciutto e calice” del pittore fiammingo Jasper Geerards e al ritratto di di Giovanni Grimani di Domenico Tintoretto. L’opera, già custodita da una società privata sotto la responsabilità del curatore fallimentare per conto del Tribunale di Venezia e dichiarata di interesse culturale nel 2018, era confluita nel fallimento di una casa d’aste veneziana. «Dopo la segnalazione la Soprintendenza, riconoscendone il valore, ha esercitato il diritto di prelazione e l’opera è stata acquistata della Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Ministero della cultura nel 2021. – spiega Marianna Bressan, direttrice dei Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna – L’acquisizione del dipinto di Luca Giordano è stata possibile grazie alla sinergia con il Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e il Ministero della Cultura, che ha creduto nel progetto non solo finanziando la prelazione ma anche attraverso i 60 mila euro utili per restituire al pubblico il dipinto che altrimenti sarebbe rimasto sconosciuto».

La prossimità di Giordano con la famiglia Grimani

«Il dipinto è stato poi destinato al Museo di Palazzo Grimani di Venezia per questioni di prossimità culturale» continua la dirigente. Il dipinto infatti rappresenta il legame tra la famiglia Grimani e Luca Giordano che risale al cardinale Vincenzo Grimani (Mantova, 1655 – Napoli 1710), viceré di Napoli tra il 1708 e il 1710. Collezionista e mecenate, Grimani a Napoli mise insieme una collezione pittorica tardo 600esca napoletana e romana, con pittura di genere, natura morta e sacra in cui erano presenti anche dipinti di Luca Giordano, di cui Grimani era grande estimatore e che probabilmente incontrò a Venezia nella seconda metà del ‘600. «Il dipinto ci dà la possibilità di raccontare questa vicenda collezionistica. Inoltre, dialoga perfettamente con il luogo in cui è ora esposto, in quanto il linguaggio a cui Giordano guarda è lo stesso che si trova in molte delle decorazioni di Palazzo Grimani, e richiama anche la statuaria antica proprio dove i Grimani avevano una ricca collezione di sculture» spiega Valeria Finocchi, storica dell’arte del Museo di Palazzo Grimani.

Un classicismo colto, con influenze romane e veneziane

Priva di firma, l’opera era stata attribuita a Luca Giordano già nella monografia di Ferrari e Scavizzi del 2003, con datazioni oscillanti tra gli anni 1680 – 1690 e il 1697: «L’attribuzione a Giordano è stata fatta basandosi su confronti iconografici e stilistici di opere coeve del pittore» spiega Finocchi. In particolare diversi tratti nella Samaritana al pozzo sono stilisticamente compatibili con la serie “Fuga in Egitto” realizzata dallo stesso autore, oggi conservata nei musei di Madrid, Budapest e New York. Del dipinto non se ne consce la provenienza: «I diversi passaggi di proprietà non hanno lasciato una documentazione ed essendo che il pittore ha lavorato in più luoghi è difficile capire da dove l’opera provenga. Probabilmente faceva parte di una pala d’altare di una chiesa o di una cappella privata» continua la storica dell’arte. Giordano visse tre fasi pittoriche: il caravaggismo, il barocco e il classicismo, che combinava o sceglieva in base alla committenza o al contesto dove l’opera doveva collocarsi, adattando i personaggi che spesso replicava nelle opere. Il dipinto di Palazzo Grimani rientra nella fase classicista del pittore: «Il classicismo si comprende dalla saturità delle figure ed è arricchito da influenze della pittura rinascimentale romana, in particolar modo in quella della Samaritana che, nella posa e nella chioma, riprende la figura femminile dell’Incendio di borgo di Raffaello delle Stanze Vaticane». Giordano era molto produttivo: «Era chiamato “Luca fa presto” per la velocità con cui realizzava le opere. Nella sua vita si spostò molto in italiana e in Europa, in particolare in Spagna, acquisendo gli insegnamenti delle diverse scuole pittoriche che incontrava nel suo percorso». Il dipinto “La Samaritana al pozzo”, realizzato durante la maturità artistica, riunisce tutti gli elementi tecnico stilistici e coloristici che aveva avuto modo di acquisire nel corso della sua carriera. E molto ha anche della scuola veneziana: «Tutta la parte superiore del dipinto viene dagli insegnamenti che Giordano acquisisce a Venezia. In particolare quella degli alberi con le fronde poco dettagliate e realizzate con stesura veloce richiama lo stile di Tintoretto, di Veronese e dell’ultimo Tiziano, mentre il cromatismo è più veronesiano».

Il restauro ha svelato la pittura originaria

Decisivo è stato l’intervento di restauro attuato sull’opera in otto mesi dalla restauratrice Claudia Vittori. Grazie all’analisi fotografica e all’uso di luci UV, è emersa la presenza di ritocchi pittorici eseguiti non per necessità di conservazione, ma probabilmente per rendere il dipinto più appetibile sul mercato collezionistico: «All’inizio temevamo che sotto non ci fosse la pittura originale» ha raccontato la restauratrice. L’opera era stata rintelata in un precedente restauro con una seconda tela di rifodero più grande, che aveva richiesto la copertura dei bordi originali con un incoerente spesso strato di stucco e una teletta di rinforzo che, per niente pertinenti e funzionali, sono stati prontamente rimossi. «Durante l’intervento è stato poi necessario consolidare due sfondamenti di 4 cm in cui la tela originale risultava staccata da quella di rifodero» spiega Vittori. Inoltre è stato rimosso il pesante strato di vernice molto lucida non adatta al tipo di pittura usata da Giordano e i vecchi ritocchi ad olio attuati in restauri precedenti visibili ad occhio nudo che, molto resistenti, alteravano l’aspetto dell’opera. «Giordano realizzava una pittura a tratti più corposa e in altri più sottile, in cui si vede la parte sottostante. Chi ha restaurato il dipinto probabilmente non gradiva l’effetto e ci ha ridipinto sopra. Le ridipinture fatte per arricchire l’opera di alcuni particolari probabilmente invece furono eseguite in velocità nel momento in cui questa, passando per il mercato antiquario, era in fase di vendita» spiega la restauratrice. Grande è ora la differenza tra il prima e il dopo restauro: «Abbiamo recuperato davvero tanto colore originario e integrato alcune parti mancanti. – conclude Vittori – Dal restauro sono poi emerse importanti parti autentiche della pittura, tra cui alcuni pentimenti come il profilo della Samaritana,che era più laterale, e nella parte bassa la corda disegnata sul pozzo che è stata accorciata». Ora compito degli storici, pur avendo pochi elementi utili, sarà chiarire i passaggi che in passato l’opera ha fatto per cercare di capirne la provenienza.

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