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La Maddalena di Tiziano: ritorno a casa da primato

Per tre anni rimarrà esposta nella Pinacoteca Manfrediniana alla Salute: la tela si aggiunge così alle altre tredici opere di Vecellio esposte in basilica e in sacrestia. Si apre così un percorso sul pittore, con una concentrazione da record di sue opere in poco spazio

Un Tiziano in più alla Pinacoteca Manfrediniana: da mercoledì 8 ottobre in Punta della Salute è esposto un dipinto del maestro di Pieve di Cadore: è il ritratto della Maddalena penitente. E il Tiziano in più rende ulteriormente densa la presenza di dipinti del maestro di Pieve di Cadore in questa zona di Venezia: un vero primato di concentrazione di tele (e una tavola) del maestro in poco spazio.La tela che ritrae la Maddalena arricchisce così la collezione della Pinacoteca, che è anche museo diocesano, ed in particolare l’itinerario storico artistico dedicato alla rappresentazione dei santi. Il soggetto della Maddalena penitente fu quello più spesso replicato da Tiziano durante la sua lunga attività artistica – durò circa settant’anni, dai primi anni del ‘500 alla morte, nel 1576 – secondo un’iconografia destinata ad aver larga fortuna. D’altronde Martin Lutero aveva da non molto dato il via alla Riforma (a partire dal 1517) e negli anni della maturità artistica di Tiziano era in corso il Concilio di Trento (svoltosi fra il 1545 e il 1563): «Per cui – sottolinea Silvia Marchiori che, con i soci dell’associazione Semina Artis gestisce l’apertura della Pinacoteca – era in corso un generale ripensamento. La Maddalena diventava così il prototipo di un’esperienza religiosa vissuta nell’incontro con Cristo e nella purificazione dell’esperienza religiosa».

Un soggetto perfetto: Tiziano ne realizzò 25 versioni

Insomma: un sentore più o meno consapevole, ma diffuso, che si esprimeva nel bisogno di tornare all’esperienza religiosa pura. Perciò Maddalena era perfetta. E per accentuare ancora di più il messaggio con un altro simbolo, Tiziano la raffigura sempre con una montagna alle spalle; in realtà si tratta di una grotta che è un richiamo alla revisione della propria vita, al ritirarsi per meditare, all’esperienza personale dell’incontro con Cristo… Il soggetto della Maddalena penitente era quindi così gradito anche dai committenti che Tiziano ne realizzò circa venticinque versioni, tra opere autografe e di bottega, ciascuna dotata di una propria personalità. Lo rileva lo storico dell’arte Andrea Donati, che sull’opera esposta alla Manfrediniana ha scritto un puntuale saggio. In accordo con la testimonianza di Baccio Valori il Giovane, il maestro infatti conservava sempre nella sua abitazione una copia della Maddalena: da questo modello collaudato partiva per dar vita a nuove varianti, diverse e originali l’una dall’altra. Donati, d’altronde, è anche il facilitatore dell’esposizione in corso a Venezia: il dipinto appartiene alla statunitense Steven V. Maksin Family Collection. Lo studioso è riuscito a convincere la proprietà che vale la pena esporre il dipinto, previo un opportuno restauro e una serie di nuovi studi specifici. Per la Maddalena, così, si tratta di un ritorno a casa, a Venezia, dove è stata pensata, realizzata e a lungo conservata.

Le testimonia storiche attestano il valore dell’opera fin dai primi tempi

Si sa, per esempio, che nei primi decenni dell’Ottocento l’allora proprietario, un collezionista veneziano che faceva commercio di opere d’arte con la Russia, la porta alle Gallerie dell’Accademia per farla stimare, evidentemente con l’intento di venderla. E nell’elenco dei dipinti stimati in quella circostanza la Maddalena di Tiziano è sul podio, al primo posto, con un valore di 620 lire. Una cifra molto notevole, se si pensa che per svariati altri quadri il valore certificato non supera le 20-30 lire e solo un Bonifacio de’ Pitati arriva a 400 lire. Notizie, queste, che anch’esse sono reperibili in Punta della Salute: i documenti che le attestano – cioè le carte del Conservatore delle Gallerie dell’Accademia – sono conservati nell’archivio diocesano. Così acquista ancora più senso il ritorno a casa della Maddalena: «Anche perché – riprende Silvia Marchiori – torna in un luogo dove ci sono altri quadri di Tiziano e quindi permette un percorso più ricco sul pittore».

Alla Salute ci sono 13 opere di Tiziano

In effetti alla Salute ci sono altre tredici opere del Vecellio, dodici tele e una tavola. Tutte arrivarono nel 1656 dalla chiesa nell’isola di Santo Spirito, poco più a sud della Giudecca, per secoli “porta d’ingresso” alla laguna di Venezia e perciò rilevante. L’isola ospitava dal ‘400 i frati Eremitani, che costruirono una chiesa su progetto di Sansovino e la arricchirono con tele di Palma il Vecchio e, appunto, di Tiziano. Quando Papa Alessandro VII ne soppresse l’ordine, nel 1656, il Senato veneziano ne vendette i beni, ricavandone il necessario per sostenere le spese della guerra di Candia. Perciò le preziose opere d’arte furono trasferite nella chiesa della Salute, di cui si stava ultimando la costruzione. Così oggi, in basilica e in sacrestia, si possono ammirare dodici dipinti del Vecellio, dalla tavola con San Marco in trono (del 1510) alle tele che raccontano le vicende bibliche di Caino e Abele, del sacrificio di Abramo ed Isacco e di Davide e Golia, oltre ai tondi con i quattro evangelisti e quattro Dottori della Chiesa. Ora tutti riuniti alla Maddalena penitente.

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