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La chiesa di San Lazzaro rinascerà grazie alla tecnologia HBIM

La chiesa di San Lazzaro dei Mendicanti è un caso studio che coinvolge cultura, architettura e transizione digitale. Con il programma HBIM tutti i professionisti coinvolti nel progetto di restauro hanno potuto lavorare sui dati contemporaneamente

Quello presentato per la chiesa di San Lazzaro dei Mendicanti a Venezia, facente parte del complesso dell’Ulss 3 Serenissima, è un caso studio che coinvolge cultura, architettura e transizione digitale. La chiesa presto infatti rinascerà grazie alla competenza di più figure professionali, riunitesi per raccogliere dati e rilievi ora inseriti all’interno di un programma su cui tutti possono lavorare contemporaneamente per condividere le informazioni in tempo reale, vedere le modifiche e progressi attuati.  L’innovativo caso studio, avviato in vista di un totale e articolato restauro dell’edificio sacro, è stato presentato mercoledì 5 nella Sala Consiliare della Scuola Grande di San Marco, parte del complesso dell’Ospedale Civile SS. Giovanni e Paolo. Qui si è tenuto un dialogo a più voci fra architetti, restauratori ed esperti di tecnologia dal titolo “Il patrimonio culturale nella transizione digitale”, a cui è seguita l’inaugurazione della mostra “HBIM e tutela del patrimonio architettonico: il caso studio della chiesa di San Lazzaro dei Mendicanti”. L’idea di far rinascere la chiesa di San Lazzaro si deve un gruppo di donne: «Sono stata ricoverata proprio qui durante l’epidemia di Covid, mi sentivo sola e quando ho iniziato a frequentare la Chiesa ho visto la sua bellezza ma anche la necessità di un restauro» spiega Gabriella Chiellino, presidente del Comitato Rinasce San Lazzaro dei Mendicanti, dicendo che proprio durante la pandemia ha creato il comitato insieme a Ines Marini, Chiara Boldrin, Renata Codello, Antonella Franch, Tiziana Lippiello e Giovanna Mar. Il comitato fin da subito ha visto il supporto dell’ULSS3 Serenissima per l’aiuto nella progettazione e nella raccolta fondi, che è partita nel 2021 con diversi eventi musicali. Con l’art bonus del Ministero della Cultura rivolto alle imprese e con il crowfunding che verrà avviato grazie alla piattaforma di Intesa San Paolo si potrà poi procedere al restauro, approvato dalla soprintendenza, sul cui progetto gli studenti dell’Università di Venezia IUAV Nicolò Baschirotto e Matteo Pastina si sono laureati.

Un progetto di restauro possibile grazie alla tecnologia HBIM

Il caso studio sul restauro che verrà avviato nella chiesa di San Lazzaro dei Mendicanti prevede un  approccio multidisciplinare in cui si unisce storia, tecnica e tecnologia, grazie a HBIM (Heritage Building Information Modeling), ovvero il processo, applicato a un edificio storico, di creazione di un modello digitalea cui è associato un database di informazioni fisiche, prestazionali e sui materiali che permette a diversi professionisti come ingegneri, architetti e tecnici di lavorare in sinergia con uno strumento condiviso. «Attraverso la tecnologia HBIM applicata ai beni storici, è possibile svolgere un’analisi continua e stratificata dei vari interventi che può affrontare nel tempo un edificio o un manufatto. – spiega l’architetto Elvio Casagrande dell’Università IUAV –  Se usato correttamente il modello è in grado di fare simulazionie dare molte risposte su tutti gli elementi schedati digitalmente. Una vera e propria banca dati, ideale per gestire varie fasi di lavorazione e di cantiere». Gli architetti Nicolò Baschirotto e Matteo Pastina, autori di una tesi di laurea sull’uso di HBIM proprio per la Chiesa di San Lazzaro dei Mendicanti, hanno descritto le potenzialità del nuovo metodo per lavorare sui dati: «Per San Lazzaro abbiamo usato anche un drone per acquisire le immagini dall’alto e poter ricostruire in modo esatto la pavimentazione, poi tutte le immagini e le fotografie sono state importate nel software, dove l’intelligenza artificiale ha scartato quelle di qualità insufficiente creando una mappa di profondità per gli elementi più complessi. In questo modo abbiamo realizzato un modello che può essere interrogato in tutte le sue parti, usando metodi diversi che danno però sempre un risultato coerente, ideale per avere chiaro nel tempo lo stato di salute della Chiesa» spiegano gli architetti, sottolineo che la tecnologia è utile in particolare per individuare i livelli di degrado.

La storia della chiesa

Il restauro della Chiesa di San Lazzaro dei Mendicanti, dichiarata nel 2019 luogo di interesse culturale, è particolarmente significativo, oltre che per la tecnologia avanzata messa in campo, anche per il ruolo che questo luogo di culto ha svolto nel tempo a partire dal ‘600. Nato come ricovero per gli ultimi, esclusi dall’isola del Lazzaretto Nuovo, ha poi accolto ragazze in difficoltà a cui veniva insegnato un mestiere. Fra queste, le più talentuose venivano educate alla musica, tanto che il centro religioso divenne noto per ospitare concerti diretti dai migliori musicisti dell’epoca. Dal punto di vista architettonico la facciata del 1673 è opera di Giuseppe Sardi e l’interno, con opere di Tintoretto e del Veronese, ospita anche l’unica opera veneziana di Bolognese Guercino: “Sant’Elena con la croce”. «La Chiesta è stata disegnata a inizio ‘600 da Vincenzo Scamozzi, allievo del Palladio, la cui facciata, che richiama quella di San Francesco della Vigna, è stata iniziata da Antonello Sardi e terminata dal figlio Giuseppe. ha spiegato Stefano Battaglia, architetto dell’Università IUAV – All’interno presenta capitelli corinzi ed elementi decorativi, oltre a una struttura con altari arretrati e un’unica navata». La chiesa di San Lazzaro dei Mendicanti si inserisce nella struttura storica dell’Ospedale Civile di oltre 30.000 metri quadrati: «La chiesa nasce infatti con il progetto stesso dell’ospedale, proprio in mezzo alla facciata, come a creare un atrio, fra i primi esempi di triage, creando un ambiente di orientamento dei pazienti per genere, gravità e patologia. – prosegue Mario Po, Direttore della Fondazione Museo Scuola Grande di San Marco. – Ospita un mausoleo fra i più importanti della città con membri di famiglie come i Rezzonico, che qui seppellirono Papa Clemente XIII e i Cappello, ma è anche un importante spazio di conservazione di reliquie: più di 200 sono quelle presenti». Ma non solo: «La Chiesa è stata anche uno spazio unico per la musica per la sua caratteristica acustica e per le opere scritte qui, pensate per chi vi era ospite, in un concetto di cura inteso a livello “integrale”».

Il futuro della digitalizzazione

Tutte queste informazioni storiche, unite all’analisi degli interventi in programma, sono possibili grazie alla possibilità di mettere insieme informazioni diacroniche grazie alla tecnologia, riuscendo a sovrapporre fasi diverse di un restauro o del passaggio del tempo su un edificio grazie soprattutto al protocollo HBIM. «La digitalizzazione e tutti i processi informatici degli ultimi 30 anni hanno dato una svolta al nostro lavoro. – ha sottolineato Riccardo Vallese, Consigliere OAPPC Venezia – La tecnologia ci viene soprattutto in aiuto per limitare gli errori, ecco perché l’aspetto principale nella gestione e progettazione con l’uso del protocollo HBIM è quello di avere un controllo a 360°, attraverso una riproduzione fedele di un manufatto in digitale con tutte le sue caratteristiche, mediante un database rappresentabile in 3D, per poterlo gestire in modo ottimale nel tempo secondo un preciso piano di conservazione». E conclude Laura Moro del Ministero della Cultura: «La transizione digitale per il patrimonio culturale ci offre un mondo di possibilità inedite rispetto al lavoro analogico. Stiamo passando da un approccio data driven, dove venivano costruiti database, a uno in cui si creano sistemi di informazione, mettendo al centro i servizi che si possono erogare a partire dai dati resi disponibili agli utenti. – e conclude – Bisogna ripensare l’uso dei dati a 3 livelli: uno procedurale (come raccogliere e gestire l’informazione pensando a utenti e obiettivi), uno di software (quali e in che modo usarli) e uno di estrazione di dataset utilizzabili anche in sistemi di terze parti, in modo da ampliare e non restringere la possibilità di uso». Certo è che il caso studio della chiesa di San Lazzaro diventerà un esempio da applicare in tutta Italia.

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