
Nel cuore di Venezia, tra un palazzo storico e una calle si nascondono una moltitudine di chiese, silenziosi scrigni d’arte e cultura.
Alcuni di questi luoghi sacri fanno parte di Chorus: associazione per le Chiese del Patriarcato di Venezia che si impegna a valorizzare il patrimonio artistico e architettonico degli edifici sacri. L’idea è quella di un vero e proprio “museo diffuso” che abbraccia l’intera laguna. Il nostro viaggio attraverserà tutti i sestieri della città lagunare per scoprire architetture sacre e capolavori artistici.
Questo percorso ha inizio dal sestiere di Dorsoduro, dove la Chiesa di San Sebastiano, di Santa Maria del Carmelo e la Basilica della Madonna della Salute, con la sua sagrestia, divengono culla per l’arte di Veronese, Tiziano e Tintoretto.

Nella prima tappa del nostro percorso ci addentriamo nella Chiesa di San Sebastiano, fondata nel 1396 dai monaci eremiti di San Girolamo.
L’edificio nel 1506 ha subito un ampliamento significativo sotto la direzione di Antonio Abbondi, detto lo “Scarpagnino”, il quale le conferì l’attuale orientamento con un’unica navata, atrio e presbiterio absidato.
La sua peculiarità sono le decorazioni pittoriche realizzate da Paolo Veronese, le quali le conferiscono l’appellativo di “Cappella Sistina” di Venezia. L’opera vastissima, commissionata dal priore Bernardo Torlioni, doveva essere l’allegoria del trionfo della fede sull’eresia. Gli interventi del maestro si articolarono in tre momenti distinti tra il 1555 e il 1570. Alzando lo sguardo si viene rapiti dal soffitto a cassettoni decorato con delle scene ispirate al Libro di Ester. La parte superiore della navata centrale è decorata con numerosi affreschi che raffigurano diversi personaggi biblici, come ad esempio i Padri della Chiesa e i Profeti.
Nel coro dei frati si possono osservare alcuni episodi tratti dalla vita di San Sebastiano, mentre nelle portelle d’organo e nel parapetto troviamo rappresentate la Presentazione di Gesù al Tempio, la Piscina Probatica e la Natività. Nell’ultimo intervento, risalente al 1565 – 1570, il Veronese realizzò la grande pala d’altare con la madonna in gloria con San Sebastiano e altri santi e due teleri laterali al presbiterio raffiguranti i Santi Marco e Marcellino condotti al martirio e il Martirio di San Sebastiano.
Da non perdere è anche la Sacrestia, dove si è circondati dalle decorazioni parietali. La chiesa è un vero e proprio mausoleo veronesiano, infatti al suo interno sono custodite le spoglie del maestro.
A coronare questa magnificenza sono altri capolavori, come il San Nicolò di Tiziano e altre opere di Paris Bordone e Jacopo Sansovino.

Proseguendo nel sestiere ci imbattiamo nella Chiesa di Santa Maria del Carmelo, nota ai veneziani come i Carmini.
Secondo la tradizione è una delle otto chiese fondate nel VII secolo da Alessandro Magno su indicazione della Vergine, apparsagli in sogno. Fondata dai frati carmelitani alla fine del XIII secolo e consacrata nel 1348, essa unisce diversi stili.
Le arcatelle presenti sul fianco sinistro ricordano la sua origine medievale, la facciata invece trasporta nel pieno Rinascimento, mentre le linee curve e il timpano semicircolare ricordano il linguaggio architettonico del Codussi.
L’interno a pianta basilicale è composto da tre navate, dove colonne in pietra d’Istria e capitelli a paniere rovesciato del primo gotico sostengono una struttura che a partire dal 1507 ha subito radicali trasformazioni.
Gli interventi, infatti, stravolsero radicalmente l’aspetto dell’edificio a causa della costruzione di un nuovo presbiterio e dell’ampliamento in altezza di tutte le navate. Non ci sono certezze su chi diresse tale ristrutturazione, ma si tende ad attribuirla a Giovanni di Antonio Buora. Tante le opere pittoriche custodite all’interno: ogni tela racconta la maestria della pittura veneziana.
Gli altari, ricostruiti nel Seicento, sono ornati da grandi pale decorate con L’adorazione dei Magi di Cima da Conegliano, il San Nicolò con angeli di Lorenzo Lotto e La presentazione di Gesù al tempio di Jacopo Tintoretto.

Proseguiamo il nostro itinerario ci avviciniamo alla cupola che da secoli domina il Bacino di San Marco: quella della Basilica della Madonna della Salute.
La Basilica testimonia la grande fede che caratterizzò il Seicento veneziano: la Serenissima negli anni della terribile peste fece un voto alla Madonna, chiedendole di preservare e liberare la città dalla malattia. La chiesa venne eretta come voto alla Vergine: la prima pietra venne posta nel 1631 e venne poi consacrata nel 1687. Ancora oggi accoglie molti fedeli, soprattutto ogni 21 novembre quando i veneziani rinnovano questo voto attraversando il ponte votivo e fermandosi a pregare in chiesa.
L’interno, vasto e luminoso sotto la doppia cupola, convoglia lo sguardo nell’altare maggiore. Qui, il gruppo marmoreo realizzato da Giusto Le Court, racconta il dramma vissuto dalla città: una Venezia inginocchiata supplica la Vergine, mentre un angelo scaccia la Peste. Al centro dell’altare è collocata la Mesopanditissa: la venerata icona bizantina giunta da Candia alla fine del XVII secolo. Il nostro itinerario termina in un luogo più intimo e raccolto, ma di inestimabile valore: la Sacrestia Maggiore. Questo luogo funge da testamento spirituale e artistico dei maestri veneziani. Tra le opere troviamo San Marco in trono di Tiziano: quest’opera, realizzata durante gli anni bui della peste (1511 – 1512), ha un enorme potenza cromatica e funge da preludio alle scene bibliche raffigurate nel soffitto. Le decorazioni della parte superiore sono state realizzate nella piena maturità del maestro e narrano delle note storie bibliche, come Caino e Abele, Il sacrificio di Abramo ed Isacco e Davide e Golia. A riempire gli occhi di bellezza anche Le nozze di Cana di Tintoretto, circondate da lavori di altri grandi artisti come Alessandro Varotari, detto “il Padovanino”, Pietro Liberi, Giuseppe Porta, detto “il Salviati” e Jacopo Palma il Giovane. La Chiesa di San Sebastiano, dei Carmini e la Basilica della Salute e la sua Sacrestia Maggiore ci parlano dell’immenso patrimonio artistico e architettonico di Venezia. Ma questo è solo l’inizio: Venezia e i suoi sestieri hanno ancora infinite storie da svelare.
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