
Celebra l’eredità dell’Antica Spezieria di San Marco nel luogo dove un tempo questa era sorta. Una nuova mostra, “L’Arte delle spezierie: ieri e oggi”, visitabile fino all’ 11 marzo, e un nuovo progetto olfattivo, ideati dalla Fondazione Museo Scuola Grande di San Marco e dal neo marchio Spezieria di San Marco, nella Saletta della Porta d’Acqua della Scuola Grande di San Marco a Venezia, valorizzano e raccontano la storia dell’Antica Spezieria che un tempo aveva luogo proprio negli spazi della Scuola, oggi sede dell’Ospedale Civile di Venezia. Nel 1437 la Scuola Grande di San Marco si insediò accanto alla Basilica di San Giovanni e Paolo e al convento domenicano e, al suo interno, per evitare l’acquisto di medicinali, sempre più costosi, nacque la Spezieria: un laboratorio dove venivano preparati e venduti medicinali a base naturale, ottenuti dalla lavorazione di erbe ed essenze, come ha spigato fra Adriano Cavallo, promotore culturale della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, intervenuto all’anteprima della mostra (leggi qui). La Spezieria della Scuola Grande di San Marco era infatti una delle poche a Venezia autorizzata a vendere medicinali. Qui gli speziali, custodi di conoscenze botaniche, mediche e aromatiche, in uno dei chiostri della Scuola, in quello che era chiamato il “Giardino dei semplici”, coltivavano le piante aromatiche utilizzate.

A Venezia, infatti, gli speziali rappresentarono per secoli una delle arti più prestigiose e influenti. Questi, organizzati nell’Arte degli Speziali e sottoposti a regolamenti severi, erano depositari di un’arte che univa conoscenza scientifica, abilità manuale e un fitto sistema di scambi commerciali che faceva della città un crocevia di materie prime rare. Custodi del sapere medico e botanico, erano responsabili della preparazione di medicamenti, balsami, unguenti e rimedi tratti da erbe, minerali e prodotti esotici provenienti dai mercati d’Oriente. Gli speziali contribuirono a creare le prime farmacie moderne, ma non erano solo farmacisti: erano studiosi, mercanti, distillatori, botanici e talvolta veri e propri innovatori. Lasciarono un segno significativo nella storia della medicina veneziana. Ogni ricetta rispettava formulari ufficiali e i laboratori erano sottoposti al controllo delle autorità sanitarie della Serenissima. Partendo proprio da questo fatto storico, la mostra ripercorre la storia della Spezieria e degli speziali veneziani che furono fondamentali per lo sviluppo del mercato veneziano, visto che usavano materie prime e prodotti che provenivano da paesi lontani. In mostra, in un viaggio immersivo, documentale e olfattivo tra storia, scienza e profumi, si possono vedere esposti gli antichi vasi originali, che contenevano le essenze, e gli antichi strumenti del mestiere, tra cui il mortaio e il ricettario, fino alle interpretazioni moderne delle materie prime. È inoltre visitabile la farmacia dove tutto questo era contenuto e dove si creavano le miscele, finché nel 1806 il monastero non venne trasformato in un ospedale.

I pannelli esplicativi poi raccontano la storia della Spezieria, del Giardino dei semplici e delle formule più interessanti, tra cui le preparazioni miracolose come la Teriaca, divenuta la punta di diamante che solo alcuni speziali veneziani sapevano fare. Si tratta di un antico rimedio considerato antidoto universale contro veleni, febbri e pestilenze. Preparata dagli speziali secondo ricette complesse con oppio, spezie orientali, miele, erbe rare e carne essiccata di vipera, la Teriaca era il simbolo della ricchezza commerciale della città, alimentata dai traffici con il Levante. Nel tempo fabbricare la Teriaca era diventato un vero e proprio rito pubblico: le autorità sanitarie vigilavano sulla miscelazione e sulla lunga cottura del composto, che veniva lasciato maturare per anni prima di poter essere venduto. Il sigillo della Repubblica ne garantiva l’autenticità e la Teriaca veneziana divenne presto famosa e richiesta in tutta Europa. Con l’Ottocento e i progressi della medicina scientifica, il preparato scomparve dalle farmacie, ma la sua storia resta una testimonianza affascinante della cultura medica e commerciale della Venezia premoderna. Altra nota preparazione era quella dell’Acqua di Colonia, che non nasce tanto come profumo unisex ma come un collutorio dalle proprietà medicamentose per risolvere alcuni malanni ed era chiamata “Acqua Mirabilis”. Questa fu creata nel 1600 da Giovanni Paolo Farina, la cui nonna, la veneziana Caterina Gennari, era un’esperta distillatrice di essenze alcoliche. Solo nel ‘700 quest’acqua miracolosa diviene un profumo apprezzato anche da importanti famiglie delle corti europee, a cui in mostra è dedicato anche un video esplicativo.

La Fondazione ha infatti studiato l’archivio che conserva l’antica tradizione degli speziali e che testimonia come la loro arte abbia contribuito nei secoli alla nascita di pratiche che ancora oggi influenzano la profumeria contemporanea. Da qui è nato un progetto di recupero e innovazione realizzato insieme all’azienda Mavive, di cui Marco Vidal è l’amministratore delegato, con cui è nato il marchio “Spezieria di San Marco”, lanciato da pochi mesi fa sul mercato e che fino ad oggi ha creato cinque profumazioni innovative che si ispirano quelle di un tempo, rielaborate però in chiave contemporanea, a cui si associano oltre al profumo anche il bagnoschiuma e la crema mani. Queste profumazioni, riproposte in mostra in un percorso olfattivo, sono acquistabili in Scuola Grande, in un negozio monomarca in Via XXII Marzo che ha aperto da poco e in 300 profumerie in tutta Italia. «Il progetto coniuga bellezza e cura. – ci tiene a precisare Marco Vidal – Tra le cinque profumazioni abbiamo proposto la formulazione dell’Acqua di Colonia originale in chiave però innovativa e altre profumazioni che riprendono la tradizione degli agrumi della Spezieria, tra cui compaiono quelle al limone nero di Calabria, che viene lasciato maturare al sole, o la tripla estrazione di olio di bergamotto, che si distinguono per una durata del profumo più marcata» spiega Vidal, la cui azienda, famosa per produrre il Pino Silvestre e molti altri marchi, si è da poco trasferita a Dese nel nuovo immobile di 3.500 mq con uffici, laboratori e l’archivio storico della Vidal, dove a giugno aprirà anche il parco delle essenze di 30 mila mq che sarà visitabile dal pubblico.
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