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Il Premio Pasinetti al documentario di AfrikaSì

In occasione della Mostra del Cinema, giovedì 4 il documentario realizzato da AfrikaSì per i 25 anni dell’associazione è stato premiato al Premio Pasinetti per la Sezione volontariato. La presidente Alessandra Tiengo: «La cosa più emozionante è la realtà terribile delle baraccopoli»

In quello che è chiamato “l’inferno dei vivi”, a Nairobi in Kenya, vivono 5 milioni e mezzo di abitanti. Di questi, più del 60% vive in condizioni di estrema povertà all’interno di baraccopoli sovraffollate costruite con materiali da discarica come plastica e cartone. Questi Slum, come vengono chiamati, sono ormai estesi in tutta la città, privi di acqua, servizi igienici ed elettricità. A questo si aggiungono l’alto tasso di criminalità, la diffusione di droghe e alcol e il fenomeno della prostituzione, soprattutto minorile, spesso considerati l’unica via di fuga dalla disperazione quotidiana. Ogni bambino che nasce nello Slum è destinato ad avere una vita priva di quelli che sono considerati i diritti umani. È quanto mostra il documentario realizzato da AfrikaSì per i 25 anni dell’associazione che giovedì 4, in occasione della 82. Mostra Internazionale di Arte Cinematografica de La Biennale di Venezia, è stato premiato al Premio Pasinetti per la Sezione volontariato all’interno dello Spazio Eventi della Regione Veneto dell’Hotel Excelsior. Il documentario, che mette insieme filmati realizzati da diversi volontari, montato da Gaby Muller Ramart con la voce narrante di Eleonora dal Pozzo, ha colpito non solo per la commozione che suscitano le drammatiche scene ma soprattutto perché testimonia che agire per aiutare gli altri è possibile e necessario.

Il racconto di 25 anni di attività

Dalle immagini di estrema povertà subito si passa a quelle del costante lavoro fatto in 25 anni di attività dall’associazione, di cui è presidente Alessandra Tiengo, grazie anche alle riprese del recente viaggio intrapreso ad ottobre scorso a Nairobi con un gruppo di volontari di Venezia. AfrikaSì è nata a Roma nel 2000 e successivamente, viste le origini veneziane della presidente, si è ampliata anche nella città lagunare, trovando sede dal 2012 nella Casa della studente Domus Civica, grazie all’accoglienza delle studentesse e dell’educatrice Laura Bresciani, ora anche vicepresidente dell’associazione, a seguito di uno scambio interculturale tra studenti africani e italiani. «Quando andai a Nairobi per la prima volta entrai in questo territorio infernale grazie a dei mediatori e mi misi ad ascoltare quello che la gente ci chiedeva» racconta Tiengo, che come prima cosa ha attuato nello Slum un intervento sanitario, espressamente richiesto dalla popolazione, per poi dedicarsi all’istruzione: «Abbiamo iniziato la scuola in una baracca nello Slum di Deep see, dove siamo stati per quasi vent’anni. Lì accoglievamo tutti i bambini poveri che erano stati rifiutati dalle scuole governative e private» racconta la presidente, spiegando che da lì il progetto educativo nelle baraccopoli si è poi ampliato dando la possibilità ai bambini della zona di iniziare il percorso scolastico che dalla scuola materna ha portato anche fino all’università. Crescita e confronto sono le caratteristiche di questo cammino condiviso, i cui titoli di studio hanno permesso a coloro che venivano dalle baraccopoli di ottenere assunzioni per la realizzazione di una vita professionale autonoma e di diventare esempio di riscatto verso la comunità.

Il Tone La Maji Educational Center

Dando priorità ai bambini, agli adolescenti e alle donne, che rappresentano la fascia sociale maggiormente vulnerabile e che costituiscono un’assoluta priorità ed emergenza per lo sviluppo socio economico del paese, l’associazione ha iniziato il suo operato nei luoghi dove non esiste alcun accesso ai diritti fondamentali dell’uomo. «Lì i bambini in strada sono buttati come topi di fogna» sottolinea Tiengo. Oggi l’associazione, su suggerimento del missionario padre Kizito, opera da 5 anni nella baraccopoli di Kware, con 150 mila abitanti, dove con il partner locale Koinonia Kenya Ong ha realizzato il Tone La Maji Educational Center, offrendo la possibilità di un percorso di recupero e reinserimento ai ragazzi di strada abbandonati dal nucleo familiare, impossibilitato a mantenerli per lo stato di estrema indigenza e di instabilità sociale. A questi ragazzi che vengono dagli Slum viene offerto di prendere parte anche ad un percorso educativo e scolastico: «Lasciamo le porte aperte e accogliamo i bambini, offriamo loro acqua, cibo e anche la possibilità di dormire e di studiare» spiega Alessandra Tiengo, sottolineando che quelli che vengono aiutati sono tutti bambini che cercano di sopravvivere di espedienti, spesso stordendosi con dosi di colla o carburante di aerei per non sentire i morsi della fame e del freddo.

Momenti di festa con i volontari

Nel centro riabilitativo grazie all’equipe educativa i ragazzi vengono prima di tutto educati al rispetto di sé, al recupero della propria persona e al rispetto degli altri, adempiendo a compiti che coinvolgono la collettività. Una sessantina sono i ragazzi seguiti oggi nel centro, che è riuscito a riprendere le attività scolastiche nonostante la terribile alluvione che lo scorso anno ha colpito il paese, mentre da tre anni è stata creata anche la scuola materna, che ora conta una cinquantina di bambini. Nel documentario si vede anche l’ultima visita dei volontari di Roma e Venezia che, dopo aver raccolto una grande quantità di materiale scolastico, si sono recati a Nairobi per condividere diversi giorni con i ragazzi del centro, partecipando alle varie attività, dove non sono mancati i momenti di festa tra danze e sorrisi. «Siamo felici di aver vinto questo premio. – afferma infine Tiengo, che presto partirà di nuovo alla volta del Kenya – La cosa più emozionante nel documentario è vedere la realtà terribile delle baraccopoli e il successivo lavoro fatto con la comunità sull’importanza della dignità della persona. È così che tante vite sono cambiate».

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